È morto Nicola Pietrangeli, icona del tennis italiano. Due Roland Garros, record in Coppa Davis e una vita dedicata allo sport. Funerali il 3 dicembre a Roma.
Nicola Pietrangeli si è spento all’età di 92 anni lasciando un’eredità sportiva che ha attraversato epoche, generazioni e confini. È stato un simbolo assoluto del tennis italiano, uno di quei nomi che non hanno bisogno di presentazioni, perché legati a risultati scolpiti nella memoria collettiva.
Con due vittorie al Roland Garros, decine di titoli internazionali e un ruolo decisivo nella conquista della Coppa Davis del 1976 come capitano, Pietrangeli ha rappresentato per molti il volto più elegante e riconoscibile del tennis azzurro. La notizia della sua morte, comunicata dalla famiglia, ha immediatamente suscitato messaggi di cordoglio da istituzioni e mondo sportivo.
Nicola Pietrangeli, ultimo saluto: funerali e camera ardente
Mercoledì 3 dicembre sarà possibile salutare ancora una volta Nicola Pietrangeli nello stadio che porta il suo nome al Foro Italico, luogo simbolo della sua carriera e delle sue imprese. La camera ardente sarà aperta dalle 9 alle 14 e rappresenterà l’ultimo passaggio in un ambiente che lo ha visto crescere, allenarsi e vincere.
Alle 15 si svolgeranno i funerali presso la chiesa di Santa Maria della Gran Madre di Dio, a Ponte Milvio, uno dei quartieri a cui Pietrangeli era più legato. La scelta della location è un ulteriore segno del forte radicamento che il campione ha sempre mantenuto con la città di Roma, la stessa che lo aveva accolto dopo l’infanzia trascorsa a Tunisi e lo aveva visto diventare atleta di fama mondiale.
Il messaggio della famiglia è arrivato con toni sobri e profondi, sottolineando l’essenza del tennista e dell’uomo: una figura capace di lasciare un segno non solo negli albi d’oro, ma anche nelle relazioni personali e nella vita pubblica. Hanno ricordato la sua ironia, la sua capacità di raccontare lo sport con leggerezza, il suo entusiasmo verso i giovani giocatori che vedevano in lui un riferimento.
Parole sentite, che confermano quanto Nicola Pietrangeli fosse considerato un punto fermo, un volto riconoscibile e rassicurante per chiunque si avvicinasse al tennis.
Nicola Pietrangeli, addio alla leggenda del tennis italiano: il cordoglio delle istituzioni
Fra i primi interventi ufficiali, quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito la scomparsa del campione “un motivo di autentico dispiacere”. Il Capo dello Stato ha ricordato gli straordinari successi sportivi e l’umanità di Pietrangeli, qualità che gli avevano guadagnato affetto e rispetto ben oltre il panorama tennistico.
Le sue parole restituiscono l’immagine di un uomo capace di rappresentare un’eccellenza italiana in un periodo complesso della storia del Paese.
La Federazione Italiana Tennis ha ripercorso le tappe principali della sua vita sportiva, ricordando come Pietrangeli fosse ancora oggi l’unico italiano inserito nella Hall of Fame mondiale del tennis. I suoi numeri in Coppa Davis restano sbalorditivi: 164 incontri giocati, 78 vittorie in singolare, 42 in doppio.
Un patrimonio statistico che fotografa la dimensione internazionale di un atleta capace di competere e vincere sui terreni più prestigiosi. Anche gli ex compagni di squadra hanno sottolineato il suo ruolo nel guidare l’Italia verso il titolo del 1976, anno in cui riuscì a dare continuità al movimento tennistico azzurro.
Nicola Pietrangeli, addio alla leggenda del tennis italiano: una vita oltre il campo
La storia personale di Pietrangeli è parte integrante della sua dimensione pubblica. Nato a Tunisi l’11 settembre 1933 da una famiglia cosmopolita, visse un’infanzia segnata dalla guerra. La casa distrutta da un bombardamento, il padre internato, i trasferimenti forzati: episodi duri che contribuirono a formare il carattere di un ragazzo destinato a diventare un esempio di tenacia.
Fu proprio in quel contesto complesso che nacque il suo legame con il tennis, sport scelto quasi per caso e coltivato con costanza fin dai primi anni.
Il Tennis e Nicola Pietrangeli
Una volta arrivato in Italia, Pietrangeli scoprì il mondo dei circoli sportivi romani e iniziò a uniformarsi ai ritmi dell’agonismo. Il suo talento fu immediato: elegante, rapido, dotato di una sensibilità tecnica fuori dal comune, riuscì a farsi notare presto nei tornei nazionali. Dopo aver lasciato il calcio giovanile nella Lazio, il tennis diventò il suo universo definitivo.
E i risultati arrivarono puntuali: due Roland Garros, due Internazionali d’Italia, decine di titoli in giro per il mondo, una reputazione unica nel panorama europeo.
Post carriera
Anche terminata la carriera agonistica, Pietrangeli non si allontanò dallo sport né dal grande pubblico. Collaborò con aziende importanti, divenne volto televisivo, partecipò a programmi molto seguiti e raccontò lo sport con la sua consueta ironia. Ancora fino a pochi anni fa si vedeva al Foro Italico durante gli Internazionali d’Italia, sempre disponibile, sempre pronto a una battuta o a una parola di incoraggiamento per i giovani.
Per molti, Pietrangeli non è stato solo un tennista, ma una presenza che ha unito eleganza e determinazione, competitività e leggerezza. Lo stesso equilibrio che gli ha permesso di restare nel cuore degli appassionati anche quando aveva smesso di impugnare la racchetta. Una figura che ha accompagnato la crescita del tennis italiano e lo ha preparato agli anni più moderni, rimanendo un riferimento costante.