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Emanuele Filiberto di Savoia: “Sono sempre stato me stesso. Oggi vedo il bicchiere mezzo pieno, e posso ancora bere”

Emanuele Filiberto di Savoia si racconta: l’esilio, la famiglia, la fede, l’amore e la voglia di restare se stesso. “Non sdogano il passato, ma lo comprendo”
Di Alessandra Monti
Emanuele Filiberto di Savoia
Emanuele Filiberto di Savoia

Il principe Emanuele Filiberto di Savoia, oggi 52 anni, è una figura che continua ad affascinare gli italiani. Lontano dagli stereotipi dell’aristocrazia distante, ha saputo costruire nel tempo un rapporto autentico con il pubblico, tra televisione, impegno civile e riflessioni sulla propria storia familiare. A distanza di anni dal ritorno in Italia e dalla sua partecipazione a programmi popolari come Ballando con le stelle e Sanremo, Emanuele Filiberto, in una intervista al Corriere della Sera parla con lucidità e serenità: della memoria dei Savoia, dei suoi errori, dell’amore, dei valori e del bisogno di fede in un mondo che sembra averne perso la bussola.

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Emanuele Filiberto di Savoia, il principe che ha saputo farsi amare dagli italiani

“Di tutta la nostra famiglia, è quello che si è fatto più amare dagli italiani”, ha scritto di lui la zia Maria Pia. Forse per quell’allure da principe delle fiabe, biondo e con gli occhi azzurri. O forse, come spiega lui stesso, perché ha scelto di mostrarsi per quello che è: “Sono una persona semplice, riconoscente. So di essere stato fortunato e agli italiani dico grazie, anche a quelli che non mi amano: il problema è loro”.

Dietro il titolo nobiliare, emerge un uomo che non ha mai voluto nascondersi dietro l’etichetta di discendente dei Savoia. “Avrei potuto restare in un castello sulla poltrona – racconta – ma ho preferito costruire un rapporto diretto con la gente. Parlo con tutti, mi piace molto”.

Dal palco di Sanremo al cuore del pubblico: “Non lo avevo mai visto prima”

Il 2010 segna uno dei momenti più popolari della sua vita pubblica: la partecipazione a Sanremo con Pupo e il tenore Luca Canonici. Il brano Italia amore mio arrivò secondo, in un’edizione seguita da milioni di spettatori. “Non vincemmo, ma non credo alle teorie sulle telefonate dal Quirinale – precisa –. Sanremo non lo avevo mai visto prima, né l’ho riguardato dopo. Ma è stato un modo per entrare in contatto diretto con gli italiani”.

Un contatto già consolidato grazie alla sua esperienza televisiva: a Ballando con le stelle ottenne un record mondiale di televoto. “Lì ho capito che Emanuele Filiberto non era più solo il principe, ma il figlio, il marito, il fratello che ognuno può riconoscere”.

L’esilio e il ritorno in Italia: “Ho toccato la realtà con mano”

Cresciuto all’estero, lontano dal Paese che il suo casato aveva contribuito a unificare, Emanuele Filiberto ricorda gli anni dell’esilio come una “separazione tra reale e irreale”. La vita quotidiana era fatta di scuola, amici, bicicletta, partite a bocce e hamburger, mentre “l’irrealità era quella dei racconti su principi e regine, un mondo lontano”.

Solo con il rientro in Italia, nel 2002, la storia familiare è diventata concreta: “Avevo paura, ma ho capito che entravo nel più bel Paese del mondo. La storia è stata scritta dai vincitori, e spesso si sono demonizzati i Savoia. Eppure molti italiani ci rispettavano e ricordavano con affetto”.

“Le leggi razziali furono un documento vergognoso”

Non si sottrae al giudizio sul passato. “Tornato in Italia, ho condannato con il Rabbino Capo Di Segni le leggi razziali. Mio nonno le firmò, ma fu obbligato in un contesto di guerra e di alleanza forzata con Hitler. Non sdogano quell’atto ignobile, ma va contestualizzato”.

Il principe riflette anche sull’oggi, sull’assenza di valori e identità che rischia di alimentare nuovi estremismi: “Mi rattrista vedere giovani che fanno il saluto romano. Dico loro: studiate la storia. Solo così potete capire il presente”.

La politica? “Per oggi non bevo”

Nel 2009 si candidò al Parlamento Europeo, ma oggi ammette: “La politica è come una dipendenza, come per gli alcolisti. Per oggi non bevo. Ma domani non si sa”. Parole che riflettono un equilibrio tra impegno e prudenza, un atteggiamento maturato anche grazie alla consapevolezza dei limiti del ruolo pubblico.

“Non voglio essere un personaggio politico, ma un cittadino che ama il proprio Paese e che cerca di rappresentarne i valori migliori”, spiega.

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Amore, famiglia e solitudine: “La vita continua”

Dopo la lunga unione con Clotilde Courau, da cui ha avuto due figlie, Vittoria e Luisa, oggi Emanuele Filiberto ha ritrovato l’amore con Adriana Abascal. “Ci siamo conosciuti grazie ad amici comuni. È scattata subito una scintilla. Stiamo bene insieme, anche se viviamo in città diverse. Adriana va d’accordo con mia madre e credo anche con le mie figlie”.

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Con Clotilde, il rapporto resta sereno: “Siamo riservati. Non volevamo comunicare la separazione perché non riguarda nessuno. Ma oggi siamo in ottimi rapporti”. Ammette, però, di aver commesso un errore: “Non le ho parlato subito di Adriana e l’ha saputo dalla stampa. Mea culpa. Consiglio a chi legge di non fare lo stesso”.

Un padre affettuoso e un figlio riconoscente

Del padre Vittorio Emanuele conserva ricordi intensi: “Mi ha dato l’amore che non ha ricevuto. Passavamo tanto tempo insieme: sci, pesca, moto, rally. Era simpatico, carismatico. Mi manca tanto”.

E della madre, Marina Doria, dice: “È stata una moglie eccezionale e una madre molto buona. Siamo molto vicini. Ha 91 anni e quest’estate è stata con noi in Corsica. Mi spaventano la malattia e la sofferenza, non la morte”.

Un’eredità affettiva che lo accompagna anche nel suo modo di essere padre: “Clotilde mi rimprovera perché non sono abbastanza severo. Ma i padri con le figlie femmine non lo sono mai”.

“Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno”

Emanuele Filiberto di Savoia oggi vive tra Montecarlo e Parigi. Continua a coltivare la fede, la curiosità e una grande capacità di rialzarsi. “Sono positivo, mi tiro fuori dai problemi da solo. Ho avuto momenti di fragilità, ma mi sono detto: non te lo puoi permettere. Vai. Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. E posso ancora bere”.

Un principe senza trono, ma con un’identità forte, che ha scelto di vivere la propria storia senza negarla né ostentarla. Con quella naturalezza che, forse, spiega davvero perché sia riuscito a farsi amare da tanti italiani.

 
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Interviste

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