Quando curare un animale diventa un lusso
In Italia, quasi nove milioni tra cani e gatti vivono nelle case delle famiglie, spesso condividendo non solo gli spazi ma anche la quotidianità ei momenti più significativi della vita. Un numero che racconta molto più di una passione: è il segno di un legame affettivo sempre più profondo, ma anche di una responsabilità crescente. Curare un animale domestico, oggi, significa confrontarsi con un sistema sanitario veterinario che, in molti casi, rischia di diventare proibitivamente costoso.
È proprio da questo squilibrio che nasce la proposta di legge presentata a Montecitorio dalla deputata del Partito Democratico Patrizia Prestipino, garante per gli animali di Roma Capitale, con un titolo chiaro nel contenuto e nell’intento: “Stop al salasso dei farmaci veterinari”. L’obiettivo è intervenire con strumenti concreti per abbattere i costi delle cure, senza penalizzare né le famiglie né gli animali.
Stessi principi attivi, costi dieci volte superiori
La proposta di Prestipino ruota intorno a due nodi essenziali. Il primo riguarda la possibilità di prescrivere farmaci ad uso umano anche agli animali, laddove il principio attivo sia identico. Una prassi già in parte riconosciuta, ma ancora vincolata da margini interpretativi e barriere normative che rendono difficile l’applicazione su larga scala. Il paradosso, spiegato con chiarezza dalla deputata, è che “un farmaco per uso umano può costare fino a dieci volte meno di quello veterinario, pur essendo identico nella sostanza”.
Il secondo punto, complementare, è la richiesta di una riduzione significativa del prezzo dei farmaci generici ed equivalenti veterinari, almeno del 20%. Prestipino fa leva su un principio introdotto dalla riforma dell’articolo 9 della Costituzione, che ha incluso tra i valori fondanti della Repubblica la tutela degli animali, elevandoli a soggetti di diritto. È anche da qui che deriva, secondo la parlamentare, l’esigenza di rimuovere gli ostacoli economici all’accesso alle cure, evitando che il prezzo dei farmaci si trasformi in una forma di discriminazione sanitaria.
Il peso sulle famiglie e la visione One Health
La questione, però, non riguarda soltanto l’amore per gli animali o le difficoltà economiche delle famiglie. Tocca un tema più ampio di sanità pubblica, che trova fondamento nel concetto di One Health: la consapevolezza, sempre più condivisa a livello scientifico e istituzionale, che la salute umana, animale e ambientale sono strettamente interconnesse.
Lo ha sottolineato anche Gianluca Felicetti, presidente della LAV, presente alla conferenza insieme a esponenti di primo piano del Partito Democratico, come Debora Serracchiani e Marco Furfaro, che hanno rilanciato l’impegno del partito su tutti i fronti in cui il diritto alla salute incontra le storture del mercato.
Perché se curare una cane con patologie croniche o un gatto con un’infezione di routine diventa economicamente insostenibile, l’effetto a catena coinvolge tutto il sistema, dal randagismo alla diffusione di malattie non trattate.
Una proposta che accende il confronto politico
Oltre all’aspetto tecnico-normativo, la proposta Prestipino rappresenta una carta di tornasole del dibattito politico attuale. In un momento in cui il costo della vita mette a dura prova le famiglie e la sanità – anche quella umana – fatica a tenere il passo delle richieste, parlare di salute animale può sembrare marginale. Ma lo è solo in apparenza. La deputata lo ha detto con chiarezza: “Se questo Governo fosse davvero interconnesso con la realtà quotidiana, non esiterebbe ad approvare una misura di buon senso come questa”.
Il messaggio che arriva da Montecitorio è chiaro: non si può più considerare la medicina veterinaria come un bene di lusso. Le famiglie, soprattutto quelle che convivono con animali da compagnia, chiedono accessibilità e giustizia, anche in ambito farmaceutico. Il lavoro legislativo ora dovrà dimostrare se è davvero possibile rendere il sistema più equo, partendo da ciò che sembrava impensabile fino a pochi anni fa: riconoscere agli animali un diritto reale alla salute, e agli umani il diritto di poterli curare senza sacrificare la propria stabilità economica.