Dal 7 gennaio l’accesso all’area della Fontana di Trevi cambierà volto: per i visitatori non residenti scatterà un ticket da 2 euro, mentre per i romani resterà la gratuità. Una misura pensata per governare un flusso diventato imponente, con numeri che hanno reso necessario un salto di qualità nella gestione della piazza e nella tutela del monumento.
Fontana di Trevi a pagamento dal 7 gennaio: come funzionerà l’accesso
Il nuovo assetto prevede due corsie distinte, una dedicata ai turisti e una riservata ai romani, con delimitazioni più stabili e decorose rispetto alle transenne utilizzate finora. L’obiettivo dichiarato è ordinare il deflusso, ridurre l’affollamento e rendere più controllabile la permanenza nell’area, già sottoposta da settimane a contingentamento. Dallo scorso 22 dicembre, infatti, possono sostare contemporaneamente fino a 400 persone, con steward incaricati di vigilare sul rispetto delle regole.
Fontana di Trevi a pagamento dal 7 gennaio: la regia di Campidoglio, Zètema e Sovrintendenza
La scelta arriva al termine di un percorso tecnico-amministrativo impostato per conciliare tutela e fruizione. In campo ci sono Campidoglio, Zètema (società in house di Roma Capitale che gestisce e valorizza il patrimonio culturale) e Sovrintendenza, in una sinergia che punta a rendere strutturale ciò che finora era stato gestito con soluzioni emergenziali. Sul piano politico la spinta è stata attribuita all’assessorato capitolino al Turismo e grandi eventi, guidato da Alessandro Onorato, che da tempo sostiene la necessità di un meccanismo di regolazione dei flussi.
Fontana di Trevi a pagamento dal 7 gennaio: perché Roma interviene adesso
Il calendario non è casuale. Dopo il picco natalizio e la fine delle festività, l’amministrazione sceglie una data che consente di evitare l’avvio nel pieno della stagione più intensa, limitando il rischio di disagi immediati in un periodo di massima esposizione mediatica. Le stime sul turismo, diffuse dall’assessorato, fotografano un momento particolarmente favorevole: per il periodo 23-28 dicembre sono attesi 338.100 arrivi e 770.200 presenze, con incrementi rispetto all’anno precedente.
Fontana di Trevi a pagamento dal 7 gennaio: i numeri che spiegano la decisione
La Fontana di Trevi è un magnete globale e i dati aiutano a capire la portata della pressione quotidiana sulla piazza. Nel primo semestre 2025 sono stati registrati oltre 5,3 milioni di accessi; proiettando il trend sull’intero anno, la soglia può avvicinarsi agli 11 milioni. È un volume che impone servizi, presidio, manutenzioni e regole di utilizzo più stringenti, perché il “tutto libero” rischia di trasformarsi in sovraffollamento costante, con conseguenze su decoro, sicurezza e conservazione.
Fontana di Trevi a pagamento dal 7 gennaio: quanto può incassare il Comune e come usare le risorse
Un ticket di 2 euro, applicato su un bacino di visitatori enorme, può generare entrate significative: le stime riportate parlano di un potenziale attorno ai 20 milioni di euro. La partita, però, non è solo contabile. Il punto centrale è l’utilizzo: presidio stabile, personale, gestione ordinata delle file, interventi di tutela e, più in generale, servizi legati alla qualità dell’esperienza turistica nel centro storico. Il modello richiama quello di altri siti dove il pagamento è stato introdotto per sostenere manutenzione e gestione.
Fontana di Trevi a pagamento dal 7 gennaio: il precedente Pantheon e il tema “flussi”
Il confronto più immediato è con il Pantheon, che dal 3 luglio 2023 prevede un biglietto da 5 euro, con riduzioni e gratuità stabilite dalle norme, inclusa la tariffa ridotta per i giovani 18-25 e l’ingresso libero per i minori di 18 anni. L’introduzione del ticket non ha solo aumentato le risorse disponibili, ma ha reso più chiara la gestione degli accessi in uno dei luoghi più frequentati della città. Roma ora tenta una via analoga per Trevi, con un importo simbolico e una distinzione netta fra residenti e visitatori.
Fontana di Trevi a pagamento dal 7 gennaio: reazioni politiche e prossimi passaggi
Il tema divide per natura, perché tocca l’idea stessa di “spazio pubblico” nel cuore della Capitale. Negli ultimi mesi, però, la proposta ha raccolto consensi anche a livello nazionale, con la ministra del Turismo Daniela Santanchè che in passato ha incoraggiato misure utili a mettere ordine nei flussi e a valorizzare economicamente i grandi attrattori, evitando che il centro storico diventi un set ingestibile. Sul piano operativo, il banco di prova sarà la tenuta del sistema: chiarezza delle regole, controlli non invasivi, accessibilità per chi vive Roma ogni giorno e reale reinvestimento delle entrate.
