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Franciscus, la morte di Papa Francesco. Quando si terranno i funerali e il conclave

Papa Francesco è morto: un racconto umano e lucido delle ore che seguono la fine di un pontificato straordinario
Di Alessandra Monti
Piazza San Pietro

È successo all’alba, quando Roma si stava ancora svegliando, e il mondo con lei. Alle 7:35 del 21 aprile 2025, Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, si è spento nel suo appartamento alla Domus Sanctae Marthae. Le parole scelte per annunciarlo — “è tornato alla casa del Padre” — sono quelle consuete, ma oggi pesano diversamente. Perché stavolta non si tratta solo della morte di un pontefice: è finito il tempo di un uomo che aveva scelto di stare in basso, tra la gente, più che in alto sul trono.

Nel certificato ufficiale si legge: ictus cerebrale, coma, collasso cardiocircolatorio irreversibile. Una fine improvvisa ma non del tutto inattesa, in un corpo già provato da anni di acciacchi: problemi respiratori, bronchiectasie, diabete, ipertensione. Il suo medico personale ha confermato che nelle ultime settimane le energie del Pontefice erano visibilmente diminuite. Eppure, fino a ieri, c’erano gesti, parole, presenze. Anche un ultimo giro in piazza, dopo la benedizione pasquale. Come se, in qualche modo, sapesse.

La bara a Santa Marta, la città che si stringe

La bara è stata chiusa alle 20:00. Nella cappella della Domus Sanctae Marthae si è tenuto il rito della constatazione di morte, con la deposizione del corpo. È stato il cardinale Kevin Farrell, Camerlengo, a guidare il momento. Poche persone presenti, i collaboratori più stretti, alcuni membri della Gendarmeria, e il silenzio. Quel tipo di silenzio che solo certi addii sanno creare.

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Nel frattempo, Roma ha iniziato a cambiare volto. Piazza San Pietro è già presidiata, le misure di sicurezza sono in progressivo aumento. Il Prefetto, Lamberto Giannini, ha parlato di un evento “di portata globale” da gestire “con rispetto e fermezza”. Il Campidoglio ha annullato ogni evento pubblico. Il Colosseo, domani sera, sarà spento.

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Quando si terranno i funerali?

La risposta arriverà dai cardinali, martedì mattina, durante la prima Congregazione generale. Secondo le indicazioni liturgiche, le esequie dovrebbero tenersi tra il quarto e il sesto giorno dalla morte. È quindi probabile che si celebri sabato, ma nulla è ufficiale. La salma sarà esposta mercoledì mattina, 23 aprile, nella Basilica di San Pietro.

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Alcuni leader mondiali hanno già annunciato la loro presenza: Trump ha lasciato intendere di voler venire, ma senza conferme ufficiali. Javier Milei, presidente argentino, partirà non appena il giorno sarà definito. Le autorità italiane hanno annunciato tre giorni di lutto nazionale. L’Argentina ne proclamerà sette.

“Franciscus”: un testamento che parla piano

C’era un testamento, scritto nel 2022. Una sola richiesta concreta: essere sepolto a Santa Maria Maggiore, “nella nuda terra”, tra la Cappella Paolina e la Cappella Sforza. Una tomba semplice, senza decorazioni, con inciso solo il nome: Franciscus.

Non è solo una scelta di stile. È la cifra esatta di tutto il suo pontificato. Quel rifiuto di ogni grandeur non è stato un artificio retorico, ma una coerenza portata avanti per dodici anni. Anche la scelta di non lasciare un testamento spirituale — “non ce ne sono altri”, ha precisato la Sala Stampa — conferma che per Francesco le parole contavano solo se seguite da gesti. Il suo magistero, infatti, era nei piedi lavati, nelle carezze ai bambini, nei silenzi nei campi profughi, nei viaggi in Africa e Medio Oriente, nei momenti in cui metteva in discussione la Chiesa stessa.

Chi piange oggi Francesco?

Il mondo intero, con reazioni che dicono molto della statura che aveva raggiunto. Biden lo ha chiamato “una luce di speranza”, Guterres “una guida morale per l’umanità”, mentre il Dalai Lama ha scritto di lui come di “un uomo dal cuore aperto”. In Medio Oriente, i leader musulmani lo hanno omaggiato come “il primo Papa a celebrare messa nella Penisola Arabica”. In Palestina, Gaza ha esposto la sua foto in chiesa. Dalla Russia, Putin ha parlato di “rispetto sincero”.

E poi, certo, ci sono le ombre. L’ambasciata israeliana tace. Il rabbino di Trieste, Alexander Meloni, ha espresso perplessità sulle posizioni del Papa dopo il 7 ottobre. Ma anche queste frizioni sono parte del quadro: Francesco non è mai stato un pontefice comodo. Ha scelto di esporsi, anche a costo di risultare divisivo. E per molti, proprio in questo, è stato autentico.

Nella capitale, un’attesa diversa

Intorno al colonnato del Bernini, la gente comincia ad arrivare. Non solo fedeli. Gente normale. Una signora mostra una foto del Papa scattata il giorno prima, con gli occhi lucidi. “Sembrava stesse meglio”, dice. Qualcuno ha lasciato un rosario, altri solo il silenzio. Non c’è l’atmosfera teatrale del dolore di massa. È più discreta, questa volta. Forse perché Francesco, anche nella morte, ha chiesto esattamente questo: essenzialità.

Non sarà facile trovare un successore che riesca a tenere insieme tutto ciò che Francesco ha rappresentato. Il Conclave è fissato tra il 5 e il 10 maggio, ma già da martedì i cardinali inizieranno a riunirsi. Saranno giorni intensi e cruciali, come lo sono sempre quelli che seguono la fine di un’epoca.

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Cronaca

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