Negli ultimi anni l’8 marzo come Festa della donna è sempre meno sentita, per tanti perde sempre più importanza e per alcuni anche il senso. Perché? Come si celebrava una volta, e come si celebra ora? Per rispondere a quest’ultima domanda dando un’immagine fedele, concisa ma carica di esperienza e messaggi importanti, abbiamo intervistato S.E. Amira Arifović – Harms, Ambasciatrice della Bosnia ed Erzegovina presso il Quirinale.
Abbiamo scelto lei non solo per la sua alta carriera e professionalità, il ruolo importante e impegnativo che richiede alta formazione, ma anche perché è una donna straordinaria, di ampie vedute e dallo sguardo dritto e disarmante. Lei ci racconterà appunto come viveva e come vive oggi la Giornata della donna in ambito professionale.
Per questo motivo, le chiediamo di descrivere brevemente il suo percorso formativo e professionale
Dopo essermi laureata in Giurisprudenza e aver superato l’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, ho iniziato la mia carriera professionale aprendo uno studio legale indipendente a Sarajevo. Dopo qualche tempo, ho deciso di concentrare la mia formazione sul diritto e le relazioni internazionali, il che mi ha portata ad ottenere un impiego presso il Ministero degli Affari Esteri della Bosnia ed Erzegovina nel 1993.
In qualità di diplomatica di carriera ho ricoperto incarichi sia presso la sede centrale del Ministero, sia presso le missioni diplomatiche e consolari della Bosnia ed Erzegovina in tutto il mondo: il Consolato Generale della Bosnia ed Erzegovina a Stoccarda, l’Ambasciata della Bosnia ed Erzegovina a Berna, l’Ambasciata della Bosnia ed Erzegovina a Belgrado e due volte presso la Missione della Bosnia ed Erzegovina presso la NATO a Bruxelles.
Nel 2023, la Presidenza della Bosnia ed Erzegovina mi ha nominata Ambasciatrice della Bosnia ed Erzegovina presso la Repubblica Italiana, Ambasciatrice non residente presso la Repubblica di Malta e la Repubblica di San Marino, nonché Rappresentante Permanente della Bosnia ed Erzegovina presso la FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations), l’IFAD (International Fund for Agricultural Development) e il WFP (World Food Programme).
Nel corso della mia carriera diplomatica, sono stata nominata più volte dalla Presidenza della Bosnia ed Erzegovina, dal Consiglio dei ministri della Bosnia ed Erzegovina e dal Ministero degli Affari Esteri della Bosnia ed Erzegovina a capo o come coordinatrice di vari organismi, creati per adempiere in modo più efficiente agli obblighi internazionali della Bosnia ed Erzegovina.
Ho costruito il mio percorso professionale con dedizione; guidata dalla convinzione che lavorare nella Pubblica Amministrazione rappresenti, prima di tutto, una grande responsabilità. Ho svolto incarichi che richiedevano competenza, integrità e perseveranza. Attraverso diverse funzioni, anche in un contesto internazionale, ho avuto l’onore di rappresentare il mio Paese e di tutelarne gli interessi.
Dopo questa breve ma dettagliata presentazione professionale, Le faccio direttamente la domanda legata al tema di oggi: come viveva, come sentiva l’8 marzo nell’ex Jugoslavia e poi in Bosnia ed Erzegovina, e qual è stato l’atteggiamento dei Suoi colleghi nei Suoi confronti e delle Sue colleghe donne?
In ex Jugoslavia, l’8 marzo era fortemente caratterizzato dal simbolismo dell’uguaglianza, ma spesso più formalmente che sostanzialmente. Le donne erano presenti nello spazio pubblico, ma dovevano dimostrare ulteriormente il loro valore. In Bosnia ed Erzegovina, soprattutto dopo le difficili prove che abbiamo purtroppo attraversato, sento l’8 marzo come una giornata che ci ricorda la straordinaria forza e resistenza delle donne. Molte di loro hanno portato il peso della famiglia e della società nei momenti più difficili della guerra.
In ambito professionale, ho sempre avuto un rapporto corretto e professionale con i miei colleghi, ma ci sono state sicuramente situazioni in cui ci si aspettava che le donne si impegnassero di più rispetto ai colleghi uomini per raggiungere gli stessi obiettivi. Quell’esperienza mi ha reso più determinata e sicura delle mie capacità.
Come viveva e vive l’8 marzo durante una missione, ovvero in un altro Paese?
Nella missione diplomatica, l’8 marzo assume una dimensione più ampia e globale. In quell’occasione si vede più chiaramente quanto siano diverse le esperienze delle donne in tutto il mondo. Da qualche parte i diritti sono stati ampiamente conquistati, mentre da qualche altra parte sono ancora oggetto di lotta. Quel giorno mi ricorda che la parità non è un capitolo chiuso e che ognuna di noi ha la responsabilità di contribuire al cambiamento, ovunque ci troviamo.
Cosa consiglierebbe alle donne?
Siate audaci nelle vostre ambizioni e coerenti con i vostri valori. L’istruzione e la fiducia in sé stesse, l’autostima, sono la nostra più grande forza. Sostenetevi a vicenda, perché l’unione crea uno spazio in cui ogni donna può prosperare e avere successo.
Il Suo messaggio al mondo?
È palesemente certo che l’uguaglianza delle donne non sia solo una questione di diritti, bensì il fondamento di una società stabile e giusta. Il mondo progredisce quando le donne hanno pari opportunità di decidere, creare e guidare. La parità non deve essere un privilegio: deve essere stabilita come uno standard.
Ringraziamo S.E. Amira Arifović – Harms per questa bella intervista, per le sue forti parole e la sua presentazione di grande effetto, intessuta di messaggi importanti, con la speranza che arrivino a più persone possibili, perché sottolineano l’importanza e la necessità di dare a tutte le donne del mondo le stesse opportunità e gli stessi diritti degli uomini.
Un altro messaggio forte è incoraggiare le donne a essere consapevoli quanto sia importante essere unite e sostenersi a vicenda; uno dei messaggi che ho trasmesso – usando la metafora delle leonesse – nel mio libro “Perché e dove falliscono le Donne” che troverete qui.
Pensate che non abbia senso festeggiare l’8 marzo come Festa della Donna? Beh, forse la parola “festeggiare” non si addice alla situazione sempre più tragica in cui vertono i diritti e il destino di tante donne. Proprio per questo, personalmente darei più voce ed importanza a questa ricorrenza: perché non lo vedo come un semplice giorno di “commemorazione”, bensì un “checkpoint” del lungo e travagliato percorso delle donne per raggiungere i propri diritti, che in tante parti del mondo si sono conquistati ma – come qualsiasi diritto – bisogna sempre lottare per mantenerli.
In altre parti si sono completamente persi, e bisogna lottare per riconquistarli; in altre ancora si stanno sgretolando e bisogna lottare per ravvivarli. E infine, per ricordare tutte le donne che hanno contribuito coi loro sacrifici a raggiungere questi diritti, e supportare tutte quelle donne che ancora combattono, ogni giorno, per cambiare il mondo in meglio.
Che l’8 marzo sia una Giornata di riflessione, di supporto alle donne che combattono ogni giorno per i diritti propri e di tutti, di glorificazione, onore e ricordo di tutte le donne che hanno cambiato il mondo non cercando di dimostrare nulla bensì usando la loro tenacia, forza e intelligenza!
“Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di dimostrare nulla, se non la loro intelligenza”, Rita Levi Montalcini.
Oltre a Rita Levi Montalcini, vorrei ricordare e onorare tutte le donne cadute nella lotta per i diritti, quelle innocenti che hanno perso la vita per via di leggi ingiuste o guerre ancor più ingiuste, quelle che sono entrate nella storia – e che io ho ricordato nel mio libro – e quelle il cui nome è rimasto anonimo.
Cosa pensate di tutto ciò? Non esitate a dire la vostra, domandare, commentare, criticare o raccontare il vostro punto di vista scrivendo a: info@ilquotidianodellazio.it.
Azra Hrusto
