La presenza italiana allo Spasskaya Tower Festival apre il dibattito
La partecipazione degli storici Sbandieratori delle contrade di Cori, in provincia di Latina, allo Spasskaya Tower International Military Music Festival di Mosca ha scatenato una polemica politica e culturale. Il motivo non riguarda soltanto la presenza in sé al festival, che include parate militari e gruppi provenienti da paesi nell’orbita russa, ma soprattutto la decisione del gruppo di non indossare i costumi tradizionali con i colori giallo e azzurro, gli stessi della bandiera ucraina.
Il festival, che si svolge annualmente nella Piazza Rossa, ha visto la partecipazione di bande militari e artisti provenienti da nazioni non appartenenti all’Unione Europea. La presenza italiana è stata percepita da alcuni come una forma di concessione a un evento ritenuto vicino alla propaganda del Cremlino.
Le critiche dell’opposizione locale
A sollevare il caso sono stati i consiglieri comunali di opposizione di Cori, Germana Silvi, Evaristo Silvi e Aristide Proietti, che hanno accusato gli sbandieratori di essersi piegati a una richiesta esplicita delle autorità russe: rinunciare ai colori giallo e azzurro per evitare di evocare la bandiera ucraina.
Secondo i consiglieri, «l’Italia non si è prestata alla propaganda russa neanche in occasione di eventi musicali di portata ben più rilevante». Hanno inoltre sottolineato come nessun paese europeo abbia partecipato al festival di Mosca, frequentato invece da bande militari provenienti da paesi considerati vicini all’influenza russa.
La critica più dura riguarda l’accusa di aver avallato, seppure indirettamente, la politica imperialista di Mosca: «Si tratta di una forma di sottomissione, un gesto che rischia di legittimare l’arroganza del potere russo».
Le parole di Nicola Procaccini (FdI)
Sulla vicenda è intervenuto anche l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini, che ha parlato di strumentalizzazione da parte del Cremlino. «Il regime di Putin – ha dichiarato – ha utilizzato una realtà storica italiana per tentare di legittimare un contesto segnato da violenza e sopraffazione nei confronti dell’Ucraina».
Procaccini ha ribadito come, al di là delle intenzioni del gruppo di Cori, la loro presenza al festival sia stata letta come una forma di riconoscimento culturale in un momento in cui la Russia continua il conflitto in Ucraina.
La replica degli Sbandieratori
Alle accuse hanno risposto direttamente gli Sbandieratori delle contrade di Cori, rivendicando l’estraneità del gruppo alle dinamiche politiche. «Il nostro gruppo – hanno spiegato – è apolitico e apartitico da quasi cinquant’anni. Ci esibiamo in ogni parte del mondo e non portiamo mai vessilli che abbiano un significato politico. La nostra attività si fonda sull’arte e sulla volontà di promuovere incontro e pace tra i popoli».
Sul nodo centrale della polemica, ovvero l’assenza dei colori giallo e azzurro, gli sbandieratori hanno precisato che la scelta non è stata imposta dalle autorità russe. «Non ci è stato vietato nulla – hanno dichiarato –. Abbiamo deciso di non portare i nostri costumi tradizionali per motivi di sicurezza. Durante le esibizioni previste anche in zone di Mosca meno sorvegliate rispetto alla Piazza Rossa, temevamo possibili reazioni da parte di estremisti o facinorosi».
Il sostegno del Comune di Cori
A difendere il gruppo è arrivata anche la posizione ufficiale del Comune di Cori, che ha ribadito come gli sbandieratori rappresentino da sempre un simbolo di scambio culturale e di fratellanza.
Secondo l’amministrazione, «non si è trattato di alcuna forma di sottomissione al potere russo. La rinuncia ai colori giallo e celeste è stata una scelta consapevole, finalizzata a tutelare l’incolumità dei membri del gruppo».
Il Comune ha infine ricordato che lo spirito degli sbandieratori resta immutato: portare un messaggio di pace e di incontro anche nei contesti più complessi.
Una vicenda che riflette tensioni internazionali
La controversia intorno alla presenza degli sbandieratori di Cori a Mosca si inserisce in un quadro internazionale segnato dal conflitto russo-ucraino e dal crescente isolamento culturale e politico della Russia rispetto all’Europa.
Se da un lato il gruppo rivendica il proprio ruolo artistico e apolitico, dall’altro le accuse mosse dall’opposizione e dai rappresentanti politici italiani dimostrano quanto sia difficile separare la dimensione culturale da quella politica in un contesto di guerra.