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06 Maggio 2021

Pubblicato il

Din Don Dan

I discepoli di Emmaus: testimoni della risurrezione

di Redazione

I discepoli di Emmaus sono testimoni della risurrezione di Gesù, che, nella sua nuova condizione, continua a stare in mezzo alla comunità

la vite e i tralci
Il Capocordata

Il corpo del Risorto

Questa narrazione (Lc. 24, 35-48) è strettamente collegata al racconto precedente dei discepoli di Emmaus. Il gruppo dei discepoli era ancora riunito per ascoltare ciò che i due raccontavano, mentre si presenta Gesù “in mezzo a loro” (v. 36). Gesù, nella sua nuova condizione di risorto, continua a stare in mezzo alla comunità credente. Le sue prime parole da risorto sono sempre le stesse: “Pace a voi” (v. 36). La pace risulta specificamente un dono pasquale.

Essa non consiste soltanto nella tranquillità e nella rilassatezza dei rapporti, nell’assenza di conflittualità o nel benessere psico-emotivo, ma, secondo la più peculiare tradizione biblica, corrisponde alla pienezza della vita. Questa condizione non si raggiunge grazie a una carriera brillante, a un posto di rilievo nella società o a una condizione economica soddisfacente, ma consiste in una vita piena di senso e di valore, suffragata da rapporti umani e personali profondi e vivificanti.

La reazione dei discepoli è di sconvolgimento e di paura, sensazioni causate dall’interpretare la presenza di Gesù come l’apparizione di un fantasma. La sua presenza e la sua figura, tuttavia, non sono il risultato di un effetto ottico o di un concentrato di luce. La situazione di paura e di turbamento viene superata dal contatto verbale che Gesù intende creare con i suoi, invitandoli a osservare il suo corpo, le sue mani e i suoi piedi. Per smentire l’idea che egli sia soltanto un fantasma, Gesù esorta a toccarlo. I discepoli passano così da una sensazione di paura e sbigottimento alla gioia e allo stupore.

La richiesta di cibo da parte di Gesù è in linea con il quadro narrativo precedente, teso a mostrare la realtà del corpo del Risorto. Contro qualsiasi concezione fuorviante di corpo spirituale, di anima rediviva, di spirito apparso, Gesù si presenta da risorto come colui che non solo ha un corpo, identico a quello della sua precedente condizione terrena, ma anche esigenze e bisogni che corrispondono esattamente a quelli di prima, come quello fondamentale di nutrirsi. E’ quasi una rappresentazione, quella di Gesù, che di fronte alla comunità riunita si mette a mangiare.

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Il compimento delle Scritture

La seconda parte della scena è incentrata invece sul mandato che il Risorto consegna alla comunità credente. Egli ricorda il suo messaggio, manifestato durante la sua attività pubblica. Annuncia che doveva compiersi nella sua persona e nella sua missione tutto ciò che è scritto nella rivelazione dell’A.T., indicata precisamente come legge di Mosè, profeti e salmi. Nella narrazione della risurrezione, nel vangelo di Luca, si riscontra una particolare insistenza sul valore di tutto l’Antico Testamento per poter capire, nella sua vera portata, l’evento della morte e della risurrezione del Messia.

Nell’A.T. Dio si rivela costantemente come colui che a fronte di situazioni di schiavitù, di angoscia e disperazione, interviene ridonando vita al popolo schiavo, abbandonato, sofferente. Gesù, l’inviato di Dio venuto a portare la rivelazione, è annientato da coloro che invece avrebbero dovuto accoglierlo, i suoi connazionali.

Di fronte a questa aggressione per distruggere la vita di Gesù, Dio ricorre alla “risurrezione”.  Pertanto, comprendendo il filo rosso della storia di Israele, risulta più comprensibile e al contempo più credibile l’esito della vicenda di Gesù, che non è rimasto prigioniero dei lacci della morte, ma è stato destinatario dell’azione rivitalizzante di Dio. L’espressione “così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà” (v. 46), non indica tanto la necessità della sofferenza e della morte di Gesù per ottenere la salvezza, ma descrive la logica umana che tende all’odio, alla repressione, alla distruzione e che Dio deve contrastare attraverso un progetto che difenda l’istanza della vita.

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La missione della comunità

La comunità adesso è responsabilizzata dal Risorto con due compiti fondamentali: l’annuncio della conversione e il perdono dei peccati. Il verbo “metanoeo” segnala un cambiamento di mentalità. Non consiste tanto in azioni, ma esige la modifica del punto di osservazione, senza la quale non vi può essere nemmeno un cambiamento di vita. Il cristianesimo si fa banditore di questo grande messaggio, consistente nell’innalzamento del proprio orizzonte vitale, in genere basso e foriero di conclusioni scontate e deprimenti. Solo così si può capire “il vangelo” che agisce nella vita di ciascuno.

Il secondo compito della comunità cristiana consiste nell’annuncio del perdono dei peccati. Il peccato viene inteso non solo nella sua dimensione moralistica, ma esso costituisce il fallimento della propria vita. Quando la frustrazione pervade l’esistenza allora si è nel peccato. L’annuncio della Chiesa viene a raggiungere tutti coloro che sono incapaci di darsi nuovamente una “chance” di vita. I discepoli non dovranno essere semplicemente banditori di questo annuncio, ma primariamente testimoni. In altre parole, l’eliminazione delle logiche negative deve contraddistinguere la comunità credente, primizia di una società che ritrova la sua esistenza attorno a dinamiche vitali. Tuttavia, tale progetto non è realizzabile ricorrendo alle sole forze umane, a singoli eroismi, ma è il risultato della ricezione di una “potenza dall’alto” (v. 49), la potenza dello Spirito Santo.

Di fronte agli eventi della storia umana rimaniamo a volte schiacciati e ci domandiamo “perché?”. La malvagità umana può aprire nel mondo come delle voragini, dei grandi vuoti: vuoti di amore, vuoti di bene, vuoti di vita. E allora come possiamo colmare queste voragini? Per noi è impossibile; solo Dio può colmare questi vuoti che il male apre nei nostri cuori e nella nostra storia. E’ Gesù, fatto uomo e morto sulla croce, che colma l’abisso del peccato con l’abisso della sua misericordia. L’amore di Gesù è per sempre. I santi ci insegnano che il mondo si cambia a partire dalla conversione del proprio cuore e questo avviene grazie alla misericordia di Dio.

Il Capocordata.

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Bibliografia consultata: Grasso, 2021; Marson, 2021.

 
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