Era il 10 maggio del 1975 quando, per la prima volta, un nucleo selezionato di quaranta agenti del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza veniva formato per un compito che allora era quasi pionieristico: diventare tiratori scelti della Polizia di Stato. Il contesto storico era complesso, segnato da tensioni interne e da una crescente esigenza di rafforzare la protezione degli obiettivi sensibili. Quel primo corso di formazione rappresentò l’inizio di un percorso che, oggi, a cinquant’anni di distanza, si conferma come una delle punte più specialistiche e silenziose dell’apparato di sicurezza nazionale.
Dal Centro di Nettuno agli aeroporti, passando per eventi globali
Il percorso per diventare tiratore scelto non è breve né semplice. Dodici settimane al Centro nazionale di specializzazione e perfezionamento nel tiro di Nettuno (Rm), dove ogni movimento, ogni battito del cuore, ogni respiro viene sincronizzato con il gesto di massima precisione: il tiro a lunga distanza. È lì che si impara l’equilibrio tra tecnica e sangue freddo, tra addestramento e controllo emotivo.
Una volta operativi, questi professionisti vengono assegnati alle squadre presso le principali Questure e negli scali aeroportuali, luoghi dove l’occhio invisibile di un fucile di precisione può fare la differenza tra la sicurezza e il caos. Il loro ruolo non è soltanto tecnico: è un presidio di prevenzione, un deterrente silenzioso e costante. Sono presenti in occasione di eventi che richiamano l’attenzione internazionale – dal Giubileo ai vertici G7, fino alle Esequie papali – senza mai sovraesporsi, ma sempre pronti.

Competenza, discrezione e una missione che non ammette errore
Il motto che li accompagna, Perfectio sine haesitatione, non è una frase di circostanza. Racchiude una filosofia operativa fatta di costanza e rigore. L’errore non è contemplato, perché la precisione è richiesta non solo nel tiro ma anche nell’analisi, nella valutazione delle minacce, nella lettura dello scenario in tempo reale.
La tecnologia ha fatto passi da gigante, e con essa anche le dotazioni: visori termici, ottiche sofisticate, sistemi di comunicazione avanzata. Ma il cuore del mestiere resta umano. Ogni colpo potenziale è il risultato di un calcolo che tiene conto del vento, della distanza, della postura, ma anche della situazione, delle implicazioni e, in certi casi, del peso morale della scelta.
Una presenza che rassicura, anche quando non si vede
Il valore dei tiratori scelti della Polizia di Stato si misura nel fatto che spesso non ci si accorge della loro presenza. Ma c’è, ed è una presenza che rassicura. Non cercano visibilità, non rilasciano dichiarazioni, non fanno rumore. Parlano i fatti, i contesti protetti, gli incidenti evitati. Parlano i cinquant’anni di storia attraversati mantenendo la stessa serietà con cui quel primo gruppo fu formato nel 1975.
Sono trascorsi cinque decenni e, nel frattempo, il mondo è cambiato più volte. L’insicurezza ha assunto nuove forme, i rischi si sono evoluti, ma quei professionisti continuano ad affinare la loro missione, con la stessa discrezione e la stessa determinazione.