La testimonianza di Alessandro e Mario Diottasi, alla guida della Comunità di recupero Mondo Nuovo di Montalto di Castro, racconta un percorso nato da un dolore profondo e trasformato in un impegno costante verso chi cerca una seconda possibilità. L’esperienza maturata negli anni, sostenuta da risultati concreti, mostra come l’ascolto, la disciplina e un lavoro quotidiano strutturato possano ancora offrire un vero riscatto.

Il Mondo Nuovo di Diottasi e la nascita di un progetto di recupero
Il racconto di Alessandro Diottasi parte da un episodio personale che lo ha messo di fronte alla devastazione causata dalle sostanze. Da quel momento, la decisione di dedicarsi a chi era in difficoltà ha dato origine a un percorso che lo ha portato a visitare le prime realtà italiane attive nel settore sul finire degli anni Settanta. La piccola casa di Montalto di Castro, che un tempo accoglieva quattro giovani, oggi rappresenta una struttura che sostiene circa cinquanta persone, con numeri che in passato hanno raggiunto quota 150. Alla base c’è un lavoro che non ha mai conosciuto tregua, alimentato dalla convinzione che ogni persona debba avere la possibilità di ripartire.
Il metodo Mondo Nuovo e la visione di Alessandro Diottasi
Per comprendere la filosofia del fondatore, basta ascoltarlo mentre descrive ciò che considera indispensabile: pazienza, fiducia, amicizia. L’impostazione della struttura punta a creare legami autentici, capaci di sostenere chi arriva dopo lunghi periodi segnati dal consumo di sostanze. Un fattore che Alessandro Diottasi ripete spesso è l’urgenza della disintossicazione immediata, passaggio essenziale per riuscire a instaurare un dialogo e avviare una crescita emotiva. Il suo racconto è diretto, privo di fronzoli, radicato nell’esperienza maturata accanto a persone che, dopo avere perso equilibrio e autonomia, si affidano alla struttura per ricostruire la propria vita.
La giornata tipo nella Comunità Mondo Nuovo di Montalto di Castro
Le giornate iniziano all’alba. Alle sei i ragazzi sono già pronti e, dopo la colazione, si dedicano alle attività previste. La routine comprende falegnameria, manutenzione, lavori agricoli, cucina e molti altri compiti che aiutano a scandire le ore con responsabilità precise. Dopo il pranzo c’è spazio per attività personali, seguite dalla riunione del pomeriggio, momento molto sentito all’interno della struttura. È qui che ciascuno racconta ciò che ha affrontato, esprime difficoltà e offre supporto agli altri. Accanto alle riunioni di gruppo si svolgono anche incontri individuali con terapeuti e psicologi, fondamentali per lavorare sulle fragilità emerse.
Le attività professionali che sostengono il reinserimento sociale
Mario Diottasi sottolinea come la varietà degli impegni rappresenti un pilastro della comunità: serigrafia, litografia, produzione di biscotti, miele, olio, manutenzione agricola. Grazie alle nuove possibilità offerte dall’otto per mille, Mondo Nuovo sta investendo proprio nel settore agricolo con l’obiettivo di ampliare i percorsi formativi. La prospettiva è creare opportunità professionali concrete, utili anche dopo l’uscita dalla struttura. Non mancano corsi specifici come HACCP, primo soccorso e attività formative che permettono ai ragazzi di trovare un impiego oppure di essere inseriti nei progetti interni alla stessa comunità.
L’evoluzione del consumo di sostanze secondo Diottasi
Negli anni le sostanze più diffuse sono cambiate. Alessandro Diottasi ricorda come un tempo prevalesse l’eroina, mentre oggi dominano cocaina e crack, spesso mescolati con farmaci o prodotti sintetici che aumentano rischi e dipendenza. Mario Diottasi aggiunge che anche la cannabis ha subito un cambiamento significativo, con percentuali di principio attivo nettamente superiori rispetto al passato. Molti giovani che arrivano nella struttura lo fanno dopo lunghi periodi di trattamento farmacologico e spesso necessitano di un supporto che coinvolge sia la dipendenza sia la salute mentale.
Rapporto umano, età dei nuovi ingressi e identikit di chi chiede aiuto
Oggi l’età media di chi arriva si è spostata verso fasce più mature, dai quaranta ai cinquant’anni, con casi anche più giovani. Si tratta spesso di persone che hanno già una storia lavorativa e familiare complessa alle spalle. Il legame che si crea all’interno della struttura segue regole precise: coesione, ascolto e un cammino che richiede totale dedizione. Alessandro Diottasi parla dei ragazzi come dei propri figli e spiega come molti adulti mostrino un blocco emotivo rimasto fermo agli anni della prima assunzione, elemento che rende il percorso ancora più delicato.
Le vittorie del Mondo Nuovo e la continuità del sostegno
Ogni percorso completato rappresenta una vittoria personale e collettiva. Non esiste un senso di sconfitta nelle parole del fondatore, ma solo esperienza. Mondo Nuovo segue i ragazzi anche dopo l’uscita, accompagnandoli verso il lavoro e una nuova organizzazione della vita quotidiana. Le testimonianze raccolte negli anni confermano che la struttura, oltre a fornire supporto terapeutico, ha permesso a molti di recuperare identità e capacità professionali.

Il ruolo della fede e il cammino di Alessandro Diottasi
Mario ricorda come suo padre non fosse credente e come sia stato proprio un ragazzo in difficoltà a guidarlo verso la fede. Nel 2007 è diventato diacono ed è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Il suo percorso umano, oltre che professionale, ha portato Mondo Nuovo a essere un punto di riferimento per chi cerca sostegno dopo anni di dipendenza.
La storia di Alessandro e Mario Diottasi mostra come un gesto nato dal dolore sia stato capace di trasformarsi in una missione quotidiana. Il Mondo Nuovo da loro costruito non è un ideale astratto, ma un luogo in cui impegno, metodo e rispetto possono ridare dignità a chi pensava di non avere più futuro. Un esempio concreto di come il recupero sia possibile quando qualcuno decide di dedicarsi davvero agli altri.
Emilia Filocamo
