L'ultimo saluto

Ilaria Sula, ieri a Terni i funerali: un lungo e gremito corteo per l’ultimo saluto alla 22enne

Presente anche il sindaco Bandecchi: "Ha trovato sulla sua strada un diavolo, un uomo indegno di essere chiamato tale"
Di Giovanni Montella
Ilaria Sula
Ilaria Sula

Si è svolto ieri il funerale di Ilaria Sula, ragazza di 22 anni uccisa con tre coltellate al collo, chiusa in una valigia e abbandonata in un dirupo dal suo ex fidanzato a Roma. Un femminicidio, l’ennesimo, che ha spento una giovane vita e acceso una rabbia collettiva ormai incontenibile.

Ultimo saluto ad Ilaria, l’abbraccio della città

Da viale dello Stadio, la bara bianca di Ilaria, avvolta da rose bianche e rosse, ha cominciato il suo ultimo viaggio verso il cimitero comunale. In mezzo a un mare di persone – si stima oltre tremila – si è fatto largo un corteo funebre che somigliava più a un abbraccio, silenzioso ma denso di significato. Non solo amici e parenti, ma studenti, insegnanti, volti noti e sconosciuti, accomunati dal bisogno di esserci, di condividere un dolore che non è più solo privato.

Davanti alla casa di famiglia, i fiori coprono ogni angolo. I messaggi scritti a mano parlano con la voce di una generazione ferita: “Non vogliamo perdere un’altra sorella”, “Era una figlia, sorella, cugina, zia, non un’altra”, “Se domani tocca a me distruggi tutto, voglio essere l’ultima”. Non c’è spazio per la retorica quando il dolore è così visibile, quando si fa carne nei malori, nelle urla soffocate, nelle lacrime che non si asciugano.

A sollevare una foto di Ilaria tra la folla è una giovane ragazza, probabilmente un’amica. L’immagine della studentessa sorridente tra le braccia tese della sua comunità rimarrà tra quelle simbolo di un’Italia che, purtroppo, continua a svegliarsi tardi, sempre dopo.

Funerali Ilaria, le parole del sindaco

Tre gonfaloni istituzionali – del Comune, della Provincia di Terni e di Capranica Prenestina, dove è stato rinvenuto il corpo senza vita – hanno preceduto il feretro, come a certificare che quella che si stava celebrando non era solo una funzione religiosa, ma un atto civile, una denuncia, un appello alla coscienza collettiva.

A Terni è stato il giorno del lutto, ma anche della voce. Il Sindaco Stefano Bandecchi ha parlato davanti all’ingresso del cimitero: “Una ragazza che ha trovato sulla sua strada un diavolo, un uomo indegno di essere chiamato tale”. Poi ha ringraziato la comunità musulmana e quella albanese per la compostezza e la solidarietà dimostrata. Ma ha anche lasciato spazio alla rabbia: “Speriamo che la giustizia italiana non ci riservi parole inutili come il perdono”. Non ha fatto in tempo a finire la frase, che una donna tra i presenti ha gridato “Ergastolo”, seguita da un applauso lungo e denso di significato. È questo il termometro sociale di oggi: la soglia della sopportazione collettiva è superata da tempo.

Dalla comunità islamica di Terni, le parole sono state misurate ma potenti: “Il dolore è tanto, ma questo mondo è solo di transito”. Un modo per ancorarsi a una spiritualità che possa contenere, almeno in parte, l’orrore. Ilaria era una una studentessa, una figlia, una sorella, una nipote. Le parole del padre Flamur e del fratello Leon non cercano sensazionalismi. “ Chi l’ha uccisa deve marcire in carcere. Non meritava questa fine”, dice il primo. “Era un angelo”, ripete il secondo. E dietro le loro voci, una città che li sostiene, li ascolta, li accompagna.

 
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