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IMU 2025: oggi la prima scadenza. Tutto quello che c’è da sapere sull’imposta municipale

Il 16 giugno è il primo spartiacque per l'IMU. Un consiglio utile? Consultare il sito del Dipartimento delle Finanze, dove ogni Comune pubblica le proprie aliquote aggiornate
Di Lina Gelsi
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Computer - Fonte Pixabay - IlQuotidianodellazio.it

Lunedì 16 giugno rappresenta un momento chiave per milioni di contribuenti italiani: è l’ultimo giorno utile per il versamento della prima rata dell’IMU 2025, l’Imposta Municipale Propria. Una scadenza che riguarda una platea eterogenea di proprietari immobiliari e che, come ogni anno, comporta una serie di adempimenti burocratici e tecnici non sempre chiari a tutti.

Introdotta nel 2012 in sostituzione dell’Ici e disciplinata, nella sua versione attuale, dalla legge di Bilancio 2020 (legge n. 160/2019), l’IMU è oggi uno dei principali tributi locali. È dovuta da chi possiede immobili non adibiti ad abitazione principale – con l’eccezione delle case di lusso, che restano soggette all’imposta – e rappresenta un’entrata fondamentale per i bilanci comunali.

Chi deve pagare l’IMU: non solo proprietari

Il pagamento dell’IMU riguarda in primo luogo i proprietari di seconde case, fabbricati strumentali (come capannoni industriali e negozi), aree edificabili e terreni agricoli. Tuttavia, non si tratta solo di proprietà in senso stretto: anche chi detiene altri diritti reali sull’immobile è tenuto al versamento. È il caso, ad esempio, degli usufruttuari, dei titolari del diritto di uso o abitazione, e degli enfiteuti.

Ci sono poi casi più specifici, come quello del genitore assegnatario della casa familiare dopo una separazione giudiziale: anche in questa circostanza l’IMU è dovuta, nonostante non vi sia formale passaggio di proprietà. Un altro caso è quello delle concessioni: chi ha in uso aree demaniali (come stabilimenti balneari o campeggi) o chi ha in leasing un immobile (anche se ancora in costruzione) è chiamato a contribuire.

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Esenzioni e categorie di lusso: quando si paga e quando no

Come noto, l’IMU non è dovuta sull’abitazione principale, salvo che questa non rientri tra gli immobili di lusso classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9. Per queste, resta in vigore una detrazione fissa pari a 200 euro.

Il calcolo dell’imposta avviene su base annuale, considerando i mesi in cui si è detenuto l’immobile. Se il possesso è avvenuto per più della metà dei giorni in un mese, quel mese si conta per intero. E in caso di compravendita, il giorno del passaggio di proprietà viene attribuito all’acquirente.

Come si calcola l’IMU: rendita catastale, coefficienti e aliquote

Il calcolo dell’IMU parte dalla rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5% e poi moltiplicata per un coefficiente variabile a seconda della tipologia di immobile (ad esempio, 160 per le abitazioni). A questo valore si applica l’aliquota stabilita annualmente dal Comune, che può variare entro limiti fissati dalla normativa nazionale.

Nel 2025 è entrato in vigore un nuovo prospetto standard per aliquote e detrazioni, che i Comuni devono redigere esclusivamente tramite l’applicazione informatica disponibile sul Portale del federalismo fiscale. Non è più previsto l’invio al Ministero dell’Economia. In caso di mancata pubblicazione entro il 28 ottobre, si applicano le aliquote dell’anno precedente.

Le modalità di pagamento: F24, bollettino postale e pagoPA

I contribuenti possono scegliere tra diverse modalità di versamento. Il metodo più comune è il modello F24, in cui occorre indicare i codici tributo specifici per ciascun tipo di immobile. I codici sono stati istituiti da tre risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate nel 2012 e nel 2013.

In alternativa, è possibile utilizzare un bollettino postale prestampato, disponibile gratuitamente presso gli uffici postali. Il numero di conto corrente da indicare è il 1008857615, valido per quasi tutti i Comuni, intestato a “Pagamento IMU”. Tuttavia, va compilato un bollettino per ogni Comune nel quale si possiedono immobili, poiché ogni bollettino può contenere un solo codice catastale.

Una novità ancora in fase di adozione è la possibilità di pagare attraverso la piattaforma pagoPA, come previsto dal Codice dell’Amministrazione Digitale. Per l’attivazione ufficiale di questa opzione serve un decreto ministeriale congiunto, che coinvolge anche il ministero per l’Innovazione tecnologica.

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Pagamenti in ritardo: come rimediare

Chi non riesce a rispettare la scadenza di oggi può avvalersi del cosiddetto “ravvedimento operoso”, regolato dall’articolo 13 del Dlgs 472/1997. Questa procedura consente di sanare il ritardo pagando l’imposta dovuta, maggiorata di una sanzione ridotta e degli interessi legali, che aumentano progressivamente con il passare del tempo.

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Attenzione, però: il ravvedimento è possibile solo finché non siano state avviate attività di accertamento, come ispezioni o verifiche da parte dell’amministrazione.

Sebbene meno nota di altre imposte dirette, l’IMU resta una voce significativa nei bilanci dei cittadini e dei Comuni. Per chi possiede più immobili, rappresenta una spesa non trascurabile e una scadenza che richiede puntualità e precisione.

Con le novità digitali introdotte negli ultimi anni, il processo di pagamento tende a diventare più automatizzato e accessibile, ma resta importante tenere sotto controllo le delibere comunali e le eventuali variazioni di aliquota.

Un consiglio utile? Consultare regolarmente il sito del Dipartimento delle Finanze, dove ogni Comune pubblica le proprie aliquote aggiornate, e utilizzare gli strumenti online per il calcolo, evitando errori e sanzioni evitabili.

 
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