Il 28 ottobre 2025 Elena Ashley Aubry avrebbe compiuto 33 anni. La sua vita, però, si è interrotta bruscamente a 26 anni, il 6 maggio 2018, sulla via Ostiense, a Roma, a causa di una caduta provocata dalle radici di pino, che allora su quel tratto rappresentavano un’insidia per ciclisti e motociclisti.
Solo in seguito al decesso di Elena quelle radici furono rimosse, grazie alla tenacia della madre, Graziella Viviano, che da sette anni porta avanti una battaglia instancabile per la sicurezza stradale, trasformando il dolore personale in un impegno civile che non conosce tregua.
In occasione del compleanno della figlia, Graziella ha affidato a Facebook un lungo e appassionato messaggio, che oggi diventa anche un richiamo alla responsabilità collettiva: non più silenzio, non più compromessi, ma soluzioni concrete per ridurre un numero di vittime che a Roma, nel Lazio, in Italia continua a crescere.
Incidenti motociclisti: +13% di decessi in Italia
Secondo i dati più recenti, i decessi dei motociclisti sulle strade italiane sono aumentati del 13% (dal 2023 al 2024). Una statistica che restituisce il senso di un’emergenza che fatica a trovare risposte efficaci. A fronte di questa crescita, la sensazione diffusa è che gli strumenti oggi utilizzati per la prevenzione non siano sufficienti.
Secondo i dati ACI – ISTAT (dal 2023 al 2024), a parità di morti il Comune di Roma ha triplicato il numero dei decessi dei motociclisti rispetto ai decessi degli automobilisti, un fattore che non era mai successo, una tendenza purtroppo al peggioramento della sicurezza dei centauri, che certifica le scelte politiche e tecniche poco fortunate per la Capitale.
Viviano, che dal 2018 lavora al fianco di associazioni e istituzioni, chiede azioni concrete. Non bastano i proclami: “Stanno morendo troppi ragazzi”, dice, con un riferimento diretto a tutte quelle famiglie che, come la sua, si trovano a vivere un dolore irreparabile.
Graziella Viviano: “Non posso più stare zitta”
Il messaggio di Graziella non lascia spazio a interpretazioni: “Forse è il dolore che non mi permette di essere diplomatica, ma quando ti muore un figlio e continui a vedere che ne muoiono altri, non posso più stare zitta”.
Nessuna polemica sterile, precisa, ma una richiesta netta di cambiamento. Una madre che non si limita a raccontare la propria tragedia, ma che si fa voce per chi non può più parlare. La convinzione è che molto si possa ancora fare, se solo si avesse il coraggio di adottare soluzioni davvero efficaci.
L’ultimo compleanno di Elena Aubry
La testimonianza della madre di Elena si intreccia con i ricordi familiari. L’ultimo compleanno festeggiato insieme risale al 28 ottobre 2017, quando Elena compiva 25 anni. Una torta al cioccolato fondente, un video registrato “al volo” per i familiari lontani, la spensieratezza di una serata normale. “Pensavamo che ci sarebbe stato tempo per molti altri compleanni”, scrive la madre.
Da quel momento tutto è cambiato. “Oggi non posso girare più nessun video, non posso abbracciarti, non posso festeggiare i tuoi 33 anni”, aggiunge. Ed è da questa assenza che nasce la forza di continuare la sua battaglia.
“Gli autovelox non bastano”
Un passaggio chiave del messaggio riguarda il tema degli autovelox. Viviano contesta la loro reale efficacia nel contrasto alla velocità e alle corse clandestine. «Qualsiasi multa fatta con l’autovelox è impugnabile», afferma, citando analisi tecniche approfondite.
La proposta è chiara: installare sistemi di videosorveglianza in grado di cogliere la flagranza di reato, identificare non solo le targhe, ma anche i volti dei partecipanti e i veicoli coinvolti. Una misura che, secondo lei, potrebbe avere un impatto più concreto sulla sicurezza dei cittadini.
Morti in strada, Graziella Viviano: “Soluzioni concrete per fermare la strage”
“Per cortesia, cerchiamo di dare soluzioni valide. Altrimenti significa che non stiamo facendo nulla per i cittadini”. Le parole di Viviano arrivano come un appello diretto a istituzioni e opinione pubblica. Non si tratta di una polemica personale, ma della necessità di rendere le strade meno pericolose e di fermare una strage silenziosa che ogni anno colpisce migliaia di famiglie italiane.
La sua voce è quella di una donna che non ha scelto di diventare attivista, ma che il destino ha costretto a trasformare il dolore in azione. E che oggi, a sette anni dalla morte di Elena, continua a chiedere con forza: basta misure inefficaci, servono interventi concreti e immediati.
“Troppi giovani muoiono, bisogna agire subito”
La storia di Elena Aubry è diventata simbolo di una battaglia più ampia: quella per la sicurezza sulle strade italiane. Non è un tema che riguarda solo motociclisti o automobilisti, ma l’intera comunità. Ogni vita spezzata è una perdita che lascia un vuoto nelle famiglie e nella società.
L’impegno di Graziella Viviano ci ricorda che dietro ai numeri delle statistiche ci sono persone, sogni interrotti, legami familiari spezzati. E che ogni vittima in meno sulle strade è il risultato di scelte politiche, tecniche e culturali che non possono più essere rimandate.