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La mappa dell’intolleranza sui social svela i bersagli dell’odio digitale

Le sei categorie più colpite dall’odio digitale sono donne, ebrei, stranieri, musulmani, persone con disabilità, omosessuali e transessuali
Di Francesco Vergovich
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L’odio online in Italia ha assunto proporzioni allarmanti. L’ottava edizione della Mappa dell’Intolleranza, progetto ideato da Vox (Osservatorio Italiano sui Diritti) in collaborazione con le Università di Milano, Bari e Roma, mette in luce un dato inquietante: oltre un milione di messaggi discriminatori sono stati diffusi su X tra gennaio e novembre 2024, rappresentando il 57% del totale delle conversazioni analizzate. Le sei categorie più colpite dall’odio digitale sono donne, ebrei, stranieri, musulmani, persone con disabilità, omosessuali e transessuali.

Donne: il principale bersaglio dell’odio sui social

Come nelle precedenti edizioni, le donne risultano le principali vittime dell’hate speech, con il 50% dei tweet discriminatori diretti contro di loro. Un dato particolarmente preoccupante riguarda l’auto-oggettivazione: il 20,81% dei messaggi misogini proviene da donne stesse. Questo fenomeno evidenzia quanto siano radicati gli stereotipi di genere e quanto l’odio contro le donne possa essere interiorizzato, perpetuando dinamiche di discriminazione.

L’aumento dell’antisemitismo e della xenofobia

L’antisemitismo ha registrato un aumento senza precedenti, passando dal 6,59% di due anni fa al 27% nel 2024. Questo incremento è stato attribuito dagli analisti al contesto geopolitico, in particolare alla crisi nella Striscia di Gaza. Contestualmente, sono aumentate anche l’islamofobia (5%) e la xenofobia (11%), segnalando una crescente intolleranza verso lo “straniero”, visto sempre più come una minaccia.

L’abilismo, ovvero l’odio contro le persone con disabilità, si attesta al 4%, mentre i messaggi omotransfobici rappresentano il 3%. Questi dati indicano una polarizzazione dell’intolleranza, con gruppi vulnerabili sempre più bersagliati.

La distribuzione dell’odio per categoria:

Tweet misogini: 50%

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Tweet antisemiti: 27%

Tweet xenofobi: 11%

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Tweet islamofobi: 5%

Tweet contro le persone con disabilità: 4%

Tweet omotransfobici: 3%

Dalla diffusione generalizzata alla “verticalizzazione” dell’odio

Uno degli aspetti più innovativi emersi da questa edizione della Mappa dell’Intolleranza è la trasformazione dell’hate speech online. Se in passato l’odio era diffuso in modo relativamente uniforme su vari argomenti, oggi si assiste a una “verticalizzazione” del fenomeno: i messaggi discriminatori non si disperdono più orizzontalmente, ma si concentrano con maggiore intensità su target specifici. Questo cambiamento implica una radicalizzazione del linguaggio e una maggiore polarizzazione del dibattito online, con gruppi di utenti che rafforzano reciprocamente i propri pregiudizi all’interno di echo chambers.

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Geografia dell’intolleranza: le città più ostili

L’analisi geografica ha evidenziato come le grandi città siano gli epicentri dell’odio digitale. Milano è risultata la città con il maggior numero di tweet misogini e xenofobi, mentre a Roma prevalgono messaggi antisemiti e omotransfobici. Questo fenomeno è in parte legato alla maggiore diffusione della piattaforma X nei centri urbani rispetto alle aree rurali.

Il ruolo degli stereotipi nella diffusione dell’odio

Un elemento innovativo di questa edizione della Mappa dell’Intolleranza è l’uso dell’intelligenza artificiale per analizzare gli stereotipi che alimentano l’hate speech. I Large Language Models (LLM) sono stati impiegati per studiare come le rappresentazioni culturali e sociali negative influenzino la nascita e la propagazione dell’odio online. Il concetto di Piramide dell’odio suggerisce che i pregiudizi radicati nella società creano un terreno fertile per la discriminazione, che trova nei social media una cassa di risonanza amplificata.

Le conseguenze reali dell’odio online

L’odio digitale non rimane confinato allo schermo, ma ha effetti concreti sulla società. I ricercatori sottolineano la correlazione tra la normalizzazione del linguaggio violento sui social e l’aumento degli episodi di violenza fisica. In particolare:

Femminicidi: la misoginia online contribuisce a disumanizzare le donne, rendendo la violenza più accettabile nel subconscio collettivo.

Bullismo e cyberbullismo: l’odio digitale si traduce spesso in episodi di bullismo nelle scuole e negli ambienti sociali, creando un ciclo di violenza che attraversa sia lo spazio virtuale che quello fisico.

Gli autori della ricerca evidenziano l’urgenza di rivedere il rapporto tra mass media, piattaforme social e utenti. Non si tratta solo di insegnare il galateo digitale (netiquette), ma di formare cittadini consapevoli delle conseguenze delle proprie parole. La Mappa dell’Intolleranza 2024 è un campanello d’allarme per la necessità di strategie di prevenzione e contrasto all’hate speech.

 
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Cronaca

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