Il Lago Albano continua a perdere acqua e il suo livello si è abbassato di circa 7,5 metri negli ultimi decenni. Durante la tappa laziale della Goletta dei Laghi 2026 è stato rilanciato un appello rivolto ai Comuni dei Castelli Romani affinché blocchino nuovo consumo di suolo ed espansione edilizia, favorendo la ricarica della falda sotterranea che alimenta interamente il bacino vulcanico. L’obiettivo è rallentare un fenomeno che sta modificando il paesaggio e che potrebbe avere effetti sempre più evidenti sull’ambiente e sulla sicurezza dell’area.
Il Lago Albano dipende dalla falda del Vulcano Laziale e il territorio è decisivo
Il Lago Albano rappresenta uno dei più importanti laghi vulcanici del Lazio e possiede una caratteristica che lo rende particolarmente delicato. Non riceve infatti acqua da fiumi o torrenti, ma vive esclusivamente grazie alla falda del Vulcano Laziale, alimentata dalle precipitazioni che interessano l’intero comprensorio dei Castelli Romani. Ogni cambiamento nell’assetto del territorio si riflette quindi direttamente sulla disponibilità d’acqua che raggiunge il lago.
Negli ultimi anni il progressivo aumento delle superfici coperte da asfalto, cemento e nuove edificazioni ha ridotto la capacità del terreno di assorbire le piogge. L’acqua meteorica scorre più rapidamente verso la rete di drenaggio senza infiltrarsi in profondità, limitando il naturale rifornimento della falda. A questo quadro si aggiungono prelievi idrici ritenuti superiori alla capacità di rigenerazione della risorsa e gli effetti delle temperature sempre più elevate e delle precipitazioni irregolari.
L’abbassamento del livello dell’acqua modifica il paesaggio e aumenta le criticità
Il calo di circa 7,5 metri registrato nel lago ha già prodotto cambiamenti ben visibili lungo le rive. Ampie porzioni del fondale sono emerse, modificando il profilo naturale dello specchio d’acqua e rendendo evidente una trasformazione che procede da molti anni.
Le conseguenze non riguardano soltanto l’aspetto paesaggistico. L’emersione del primo terrazzo sommerso rappresenta un segnale dell’evoluzione del fenomeno e desta attenzione anche sotto il profilo geologico. Se il livello dovesse continuare a diminuire, l’acqua arriverebbe a contatto con le pareti più ripide del cratere vulcanico, una condizione che potrebbe favorire instabilità dei fondali, incidere sugli habitat acquatici, creare problemi alla navigazione e coinvolgere anche il patrimonio archeologico custodito nelle acque del lago.
Le richieste per salvare il Lago Albano e ridurre la pressione sulla risorsa idrica
Le proposte avanzate puntano a una gestione più attenta del territorio e dell’acqua disponibile. La priorità indicata è fermare il consumo di suolo nei Castelli Romani, accompagnando questa scelta con una significativa riduzione dei prelievi idrici. Viene inoltre ritenuto necessario proteggere boschi e aree naturali, che svolgono un ruolo fondamentale nel favorire l’infiltrazione delle piogge e la ricarica della falda.
Nel quadro delle azioni suggerite rientrano anche una pianificazione urbanistica basata sulla reale disponibilità della risorsa idrica e interventi per diminuire il traffico veicolare, considerato un ulteriore elemento di pressione sull’ambiente. L’idea di fondo è quella di adattare lo sviluppo del territorio ai limiti imposti dall’equilibrio naturale del bacino vulcanico.
È stata inoltre ribadita la necessità di ridurre i consumi idrici di almeno il 30%, ritenendo questa misura indispensabile per alleggerire la pressione esercitata sulla falda. Secondo le valutazioni presentate nel corso dell’iniziativa, i laghi dei Castelli Romani hanno perso complessivamente circa 50 milioni di metri cubi d’acqua rispetto al 1984, periodo che coincide con una forte crescita dell’urbanizzazione nell’area.
Il pilone delle Olimpiadi del 1960 come simbolo del cambiamento del lago
Durante l’iniziativa è stata avanzata anche una proposta dal forte valore simbolico. L’ultimo pilone rimasto delle strutture realizzate per le Olimpiadi di Roma del 1960, oggi completamente emerso per effetto dell’abbassamento delle acque, potrebbe essere conservato come testimonianza permanente dei cambiamenti avvenuti nel lago nel corso degli ultimi decenni.
L’idea punta a trasformare un elemento nato per un evento sportivo in un richiamo visibile agli effetti della riduzione delle risorse idriche e della trasformazione del territorio. Il manufatto rappresenterebbe un riferimento concreto per comprendere quanto sia cambiato il livello del Lago Albano rispetto al passato.
I prossimi anni saranno determinanti per il futuro del bacino vulcanico
Il futuro del Lago Albano dipenderà dalla capacità di coordinare le politiche urbanistiche, la gestione delle risorse idriche e la tutela degli ecosistemi che caratterizzano il Vulcano Laziale. Il lago costituisce un patrimonio ambientale, paesaggistico e naturalistico di grande valore per il Lazio e richiede interventi che coinvolgano l’intero comprensorio, poiché il funzionamento della falda non conosce i confini amministrativi dei singoli Comuni.
Le decisioni che verranno adottate nei prossimi anni potranno incidere sulla velocità con cui il bacino continuerà a perdere acqua oppure favorire una graduale ricostituzione dell’equilibrio idrico. La protezione del suolo, una gestione più attenta dei consumi e una programmazione coerente con la disponibilità della risorsa rappresentano gli elementi indicati come prioritari per preservare il Lago Albano e limitare ulteriori ripercussioni sull’ambiente, sul paesaggio e sulla stabilità dell’intera area dei Castelli Romani.
