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Latina, animali in semilibertà tenuti illegalmente: azienda agricola sotto lente d’ingrandimento

Decisiva l'indagine condotta dai Carabinieri CITES: ora bisogna trovare una nuova e giusta collocazione al bestiame
Di Giovanni Montella
Daino
Daino_pexels-pixabay

Nel cuore della campagna laziale, tra le serre e le stalle di un’azienda agricola in provincia di Latina, viveva una popolazione silenziosa e invisibile alla legge: oltre 130 esemplari di cervi e daini, detenuti in stato di semilibertà e completamente fuori da ogni regola. Nessuna autorizzazione, nessuna documentazione sanitaria, nessun controllo sulla riproduzione né sull’effettiva sicurezza dell’area. A fare emergere la situazione, paradossalmente, è stata la preoccupazione crescente di alcuni cittadini della zona, che hanno notato un numero sempre maggiore di ungulati nei campi circostanti, spesso vicini alle strade o ai perimetri delle proprietà private.

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Animali detenuti illegalmente, la denuncia dei Carabinieri

Da lì è partita un’indagine condotta dal nucleo Carabinieri CITES di Roma, con il supporto delle sezioni di Fiumicino e della Centrale operativa del raggruppamento CITES nazionale. Un lavoro capillare, fatto di verifiche sul campo, analisi documentali e sopralluoghi tecnici, culminato nella denuncia del direttore dell’impresa agricola e nel sequestro di tutti gli animali presenti.

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Secondo il comunicato diffuso dai Carabinieri, gli animali erano detenuti in un’area recintata all’interno della tenuta, ma le condizioni non rispettavano né i criteri minimi di sicurezza per l’incolumità pubblica, né quelli sanitari previsti per la detenzione di fauna selvatica. “I daini e i cervi – si legge nella nota – erano privi di qualsiasi autorizzazione, né risultavano registrati presso le banche dati veterinarie competenti. Inoltre, la recinzione non garantiva un contenimento sicuro: gli esemplari potevano muoversi in modo incontrollato, con tutti i rischi che ne conseguono, sia dal punto di vista della riproduzione non gestita sia in relazione ai contatti potenziali con animali domestici o persone”.

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Il problema non è soltanto burocratico. Tenere animali selvatici in cattività, anche in spazi rurali, richiede permessi specifici, controlli veterinari regolari, spazi adeguati e, in alcuni casi, l’iscrizione del sito in registri ufficiali. Questo non per ostacolare l’allevamento o la conservazione, ma per evitare problemi gravi legati alla trasmissione di malattie, all’impatto sull’ecosistema e alla sicurezza pubblica.

Dopo il sequestro, la priorità è ora la collocazione sicura degli animali. I Carabinieri stanno lavorando per individuare un’area idonea nel territorio del Lazio, dove i cervi e i daini potranno essere trasferiti e ospitati in condizioni corrette. La struttura sarà sotto la supervisione diretta delle autorità, in attesa che la Procura definisca l’esito giudiziario del caso. Nel frattempo, sono già state allertate le autorità sanitarie locali per avviare i controlli sui singoli esemplari, anche per valutare la presenza di eventuali patologie trasmissibili o condizioni critiche legate alla cattività. Non è un’operazione semplice: spostare più di cento animali di grandi dimensioni richiede personale esperto, mezzi specifici e una logistica precisa, soprattutto quando si tratta di fauna non domesticata.

 
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