Le nuovi notti “dark” romane

Luttuosi, snob e cattivi

‘Da Roma con amore’ non poteva non occuparsi di Roma di notte. Ci sono luoghi sconosciuti ai più e non intendo soltanto ai turisti giapponesi che vagano dal Colosseo a Piazza Navona, ma anche agli stessi romani. Parafrasando Stewart Home , ho voluto indagare sui degni ‘nipoti’ di quel punk inglese ’77 che lasciò in eredità nichilismo, un velo di introiezione e un bel po’ di rassegnazione. Sulla più oscura delle sottoculture o, meglio, su quel che resta del fenomeno ‘dark’. Ho trascorso molte notti insonni e qualche ora diurna mimetizzandomi con i suoi odierni seguaci. Quel che segue è il frutto di quasi un anno di frequentazione di locali notturni, ma anche di molti anni vissuti strettamente a contatto con i protagonisti.

Nuovi gotici romani?
Chi conosce la vita notturna della capitale saprà dell’esistenza di una nicchia, un movimento sommariamente ispirato a quella sottocultura nata negli anni ’80, di cui antesignano, alla fine dei settanta, fu l’inglese Ian Curtis, compianto leader dei Joy Division e celebrato qualche anno fa dal film di Anton Corbijn “Control”. Nelle notti romane gli abitudinari frequentatori si incontrano nelle serate settimanali a loro dedicate, vestiti rigorosamente di nero, come nell’epoca d’oro. Ma di quell’esclusività tipica degli anni reganiani poco resta. E se i ‘dark’ di allora deprecavano la musica dei Duran Duran o di Madonna, rispondendo con i Bauhaus di Peter Murphy o i Sisters Of Mercy di Andrew Eldritch, di questi tempi i Cure si mescolano agli Him, persino ai Tokio Hotel, il dark si mischia alle pratiche sadomasochiste e al bondage, il fetish si amalgama col cyberpunk, talvolta con il cosiddetto black metal e con il goth.

Una vera e propria miscellanea di stili e controculture. Più di dieci anni fa una parvenza di “Londra eighties” veniva rappresentata dalle nottate febbrili del venerdì sera nella discoteca rock di S. Giovanni (Blackout, via Saturnia 18), del glorioso locale non ne resta nulla, tempo fa il suo posto era stato preso da una pizzeria. I dark ‘contemporanei’ dividono le loro notti in vari quartieri della capitale, nei pressi della stazione Termini in un locale in via principe Umberto, a Testaccio nell’ex Zoobar, in alcune serate in via Libetta ad Ostiense, in zona centrale nei pressi di ponte Cavour, in serate itineranti con rigoroso dress code, vale a dire con un ‘travestimento obbligatorio’ fatto di divise sexy, lacci bondage, materiale pvc, latex, infine, in zona Casilina vecchia nel ‘risorto’ Blackout. Essere ‘dark’ con l’euro non costa poco. Nel negozio ‘cult’ in centro (Bacillario) un paio di anfibi da 20 buchi può arrivare a costare più di 200 euro, una minigonna con pizzo e qualche merletto dai 50 agli 80, camicie per uomo o per donna dalle 90 in su. Anche questo è l’alternative romano!

Sabato inaugurale
La mia iniziazione comincia nel locale non distante dalla stazione Termini, una serata a tema. I ragazzi si radunano in gruppi davanti all’ingresso, attendono un po’ per poi entrare tutti assieme. La ‘festa’ ha inizio solo dopo le 24 passate e proseguirà sino alle tre inoltrate. I volti sono pallidi, truccati con il cerone bianco a mo’ di pierrot lunaire, gli occhi sono marcatamente bistrati di nero, le unghie laccate di rosso sangue o di nero pece, i capelli sia degli uomini che delle donne sono tinti di cromie decise: corvino, rosso rubino o biondo platino. Insomma nessun dettaglio è lasciato al caso. C’è un vero e proprio clima da ‘congrega’ ed io mi sento come in quelle feste delle medie alle quali non si è stati invitati. Le donne sono molto caratterizzate: da un lato una femminilità esibita ed esasperata da ‘femme fatale’. Dall’altro, un ampio esempio di bellezza androgina, in puro stile Siouxsie Sioux dei primi tempi. Senza addurre dati ‘statistici’, ma solo dati empirici, questa è la sottocultura che conta più ragazze al limite dell’anoressia.

Forse perché ha come aspetto caratterizzante un decadentismo non solo letterario, ma anche del corpo, un elogio della sofferenza. Una specie di corpo incarnato dal dolore. Alcuni di loro citano Antonin Artaud fra gli autori preferiti. Le ragazze indossano abiti succinti, microgonne, autoreggenti in vista, tacchi vertiginosi, strizzate in bustini e in shorts in pvc, in latex o altro materiale aderente. Esibiscono la loro magrezza con orgoglio. Ma c’è anche una versione più ‘castigata’, quella più ‘punk’ che predilige gli anfibi, alternando gli intramontabili doc marten’s alle cosiddette new rock, veri anfibi ‘da combattimento’ con carro armato di gomma alla base, pesanti da trascinare (davvero molto poco femminili). Infine, la ‘frangia’ più ‘romantica’ veste in foggia medioevale: abito lungo, tulle, pizzi, merletti, velluti, sottogonne e guanti di raso. Molte fra di loro negli atteggiamenti sono al limite dell’ambiguità sessuale.
Gli uomini fanno un po’meno sfoggio del loro corpo, ma sovente sono truccatissimi, non disdegnano t-shirt in rete, lacci bondage e catene ai pantaloni, giacche in stile militare, orpelli metallici, pantaloni di pelle. Alcuni si confondono con le donne a causa dell’eccessiva femminilità e magrezza.

La festa ha inizio
Per l’occasione mi sono camuffata da autentica ‘dark’. Mi siedo al bancone del bar e ascolto qualche stralcio di conversazione. Si discetta del Marchese De Sade, ma anche di tette e di misure a coppa di champagne. Mi si avvicina ‘Carlo’, un pr abbastanza conosciuto nell’ambiente dark romano. Mi chiede se sono nuova, perché sostiene che svolgendo quel lavoro conosce tutti e vede gli stessi volti da anni. È stato facile capire che sono una “neofita”. Nel frattempo, i dark mi scrutano, specialmente le ragazze. Carlo afferma che si sentono minacciate perché sono nuova e carina. È convinto che gli uomini mi avvicineranno per chiedermi di fare sesso. “Qui il sesso è molto libero e diretto, talvolta promiscuo”- mi spiega. Alla mia domanda se esistano “ruoli” e gerarchie, risponde che non sono proprio tali, ma che ci sono persone più o meno ‘in vista’, personaggi storici come”X “(che ci presenta) e alcuni dj.

Il mio Virgilio total black ha 30 anni e studia biologia. Afferma che il mondo dark si divide in sottogruppi in cui tutti si conoscono. Mi chiede, inaspettatamente, se mi drogo. Ingenuamente dico la verità, cioè che non mi drogo e l’argomento cade lì. Poco dopo, sono io a domandargli se faccia uso di stupefacenti. Mi risponde che ha provato la cocaina più volte, ma non è un abituale consumatore, anche se molti in quel locale ne fanno uso. “Sono diverse le occasioni in cui ne abusano” -continua. “Ad esempio durante alcuni eventi molto particolari. Si tratta di serate organizzate periodicamente a Roma ogni volta in un locale diverso e che hanno per tema il corpo, la sessualità e le sue numerose espressioni con performance bdsm annesse. Al termine delle quali, mi confida, gli avventori, gli ‘artisti’ e gli organizzatori si ritrovano o in una dark room o, successivamente a casa di qualcuno per fare sesso tutti assieme e tirare la coca. Naturalmente, nella dark room c’è chi guarda soltanto e chi fa.

Carlo mi domanda se sappia cosa siano il fetish e la pratica sadomaso. Prontamente rispondo che ne ho solo sentito parlare. Secondo lui, il fetish è una delle tante declinazioni del dark, ma non necessariamente una sua conseguenza. “Il fetish è l’espressione di un’angoscia’- mi dice- ‘il latex, che è quel materiale lucido liscio, aderentissimo, è come se fosse la tua pelle, per questo c’è una sorta di venerazione per il materiale”. Lui ha un’amica che si esibisce in alcune serate nella specialità della “fachira” e fa spettacoli in giro per l’Italia con un noto gruppo di performers attivo sulla scena romana. Conclude: C’è droga e sesso nel giro, con le dovute eccezioni. I ‘nipoti’ di Ian Curtis dopo aver bevuto molto e ballato pochissimo, escono e si riversano all’entrata, chiacchierando e fumando. Paradossalmente, la musica sembra essere una delle attrattive che meno interessa. Intanto Carlo mi invita alla serata inaugurale della stagione prevista per venerdì prossimo.

Paradigma del Venerdì sera
All’ingresso del locale c’è la fila. Io sono ‘in lista’. Tra gli altri riconosco: il gitano, il poeta, l’androgina, il metallaro, qualche punk. Sono le stesse persone della volta scorsa, ma in un altro ‘scenario’, un’altra location. La gente appena entrata è di nuovo fuori a fumare e a chiacchierare. “Trovano sempre un modo per evadere” asserisce Carlo. Due sale di musica con dj che si alternano. Ogni cocktail costa sette euro. Ceri cimiteriali rossi sui tavoli della saletta adiacente al bar giusto per creare l’atmosfera. Nel frattempo mi si è avvicinato ‘X’ per chiedermi se ho qualcosa da ‘mostrare’. Lui mi mostra la sua cravatta viola nuova. X lavorava nello ‘storico’ locale di San Giovanni, così ne approfitto per domandargli come mai lo chiusero, se fossero sorti ’motivi illegali’. Lui risponde di no.

Comunque ci sono diverse tesi. La sua versione è semplice: il figlio del proprietario non era in grado di gestire gli affari che forse non andavano più come una volta. Mentre parliamo, noto dei ragazzi con le teste rasate, doc marten’s e jeans neri aderenti, un po’ minacciosi nell’incedere. Indossano t-shirt nere con stampato un teschio e le ossa incrociate, il simbolo ricorda quello della setta di Yale ‘Skull and bones’, altri invece hanno sul petto un uomo con elmetto, sembrerebbe un soldato. In quel momento il dj mette un pezzo genere: Ebm tedesco che nel ritornello cita Mussolini. Chiedo a X in quale fazione politica si riconoscono i dark. Lui sostiene che molti sono di destra, magari proprio quelli che gli ho indicato e che, sovente, amano il genere elettronico EBM. Altri sono apolitici, quelli più sul versante “classic dark”, quello tradizionale ispirato agli anni ottanta. X si definisce ‘comunista’ poi sostiene che dipende da cosa cercano le persone. A questo punto, la mia domanda è: cosa cercano nel dark? “Molti sono dark per via del genere musicale mentre ad altri la musica non interessa per nulla. Alcuni- continua- lo sono semplicemente perché attratti dal look e da un immaginario oscuro generico. Altri per via del filone letterario, altri ancora perché incuriositi dal travestimento”. X ha 37 anni e possiede un negozio di computer, è definito dal nostro amico pr un personaggio ’storico’ nell’ambito del dark romano. Tutti lo salutano e gli si avvicinano con estremo rispetto ed ossequio.

Infatti, X mi racconta di essere entrato a far parte di quel mondo ‘dark romano’ frequentando un gruppo di punk e dark che si incontravano in Piazza di Spagna sul finire degli anni ’80. Ora però è lui a pormi una singolare domanda. Mi chiede cosa facevo prima di frequentare il loro ambiente, perché, secondo lui, meglio del dark non c’è nulla. Replico ridendo che non conoscevo quel mondo, perché provengo da una famiglia alto-borghese. Tutti sanno che sono nuova, perché ‘i dark ‘si frequentano’ anche se non si conoscono personalmente. Un rituale collettivo in cui hanno appuntamenti fissi ogni venerdì e sabato, locali prestabiliti, regole, simboli e abiti.

Francesca, Massimo, la ‘mistress’ e gli altri
Molti di loro hanno poco più di vent’anni, bevono parecchio, sono universitari per lo più. Ilenia, 30 anni, invece, è mia amica sin dai tempi dell’università, una bellissima “Mia Wallace-Uma Thurman” romana, fisico da modella, dottorato in filosofia della scienza. Mi chiede di accompagnarla in bagno. La seguo e lei tira la cocaina senza giustificarsi, senza indugiare. Anzi, me la offre. Non accetto, ma mi chiede di non dissuaderla. Mi dice che mi stima per questo e che se lei scioglie ‘i cani in cantina’ sono guai. Da adolescente è stata ricoverata per anoressia, suo padre le è morto tra le braccia qualche anno fa.

Massimo ha 35 anni, possiede una casa e lavora come impiegato. Ha un passato controverso. Ha trascorso alcuni anni della sua vita facendosi dei tagli sulle braccia e sulle gambe. Ha fatto qualche anno di psicoterapia, ma poi ha interrotto. Beve molto e fuma sigarette, ha provato un po’ tutte le droghe. Adesso sta bene, dice, e non si taglia più. Ha tanti amici nel giro dark e frequenta le serate con cadenza settimanale da più di dieci anni. Poi c’è Luisa, 26 anni, studia per diventare stilista, si disegna e cuce gli abiti che indossa. Ha i capelli rasati, è alta 183 e pesa 50 kg, è stata la ragazza di Marco, laureato in filosofia. Lei lo ha lasciato per Laura, ma ora sta con un noto dj della capitale di 50 anni.

Francesca, invece, di anni ne ha 30, ha sofferto anche lei di anoressia e crede negli angeli e nella reincarnazione. Sostiene di avere avuto una vita precedente e di essere stata una principessa in una civiltà indiana. Intanto è arrivata una ragazza che Carlo definisce un “personaggio noto”. Proviene dalla Ciociaria ed è stata intervistata assieme alla madre in un popolare programma della Rai. Pericolosamente magra, ha i capelli corvini rasati ai lati e dietro una lunghissima coda, piercing lungo tutta la schiena a mo’ di ali. Sulle guance ha dei ghirigori tracciati con la matita nera.

Sui divanetti del locale sono parecchie le ragazze che si baciano tra di loro cercando di destare l’attenzione maschile. Mi si avvicina un ragazzo piacevole, sulla trentina. È un traslatore di doppiaggi per telefilm. Si chiama Stefano, ha 32 anni, camicia viola, pantaloni aderenti. È effeminato nelle movenze e nella voce, ma alla mia sfacciata domanda se sia gay o meno( pare che qui tutto sia possibile…nda) dichiara di essere eterosessuale. Stasera ci sono molti uomini con atteggiamenti spiccatamente femminili, ma non è detto che siano omosessuali. C’è anche un tale che non manca mai e che somiglia a Tim Burton, tutti lo conoscono come “il poeta”, poi c’è un tipo che ricorda Ozzy Osbourne dopo parecchi anni di droghe.

Qui un drink costa 10 euro. Carlo, il pr, mi invita nei giorni successivi ad una performance in un altro locale. Una sua amica si esibisce dentro una gabbia. Per un periodo, la mia fonte inconsapevole, Carlo, ha curato la ‘sala sadomaso’ del succitato evento itinerante fetish della capitale. Menziona singolari epiteti di personaggi appartenenti a quell’ambiente. Ad esempio: ‘stuoia’, chiamato così perché ama farsi calpestare dai tacchi delle donne. Poi un altro che in pubblico sta a testa in giù in varie performance sadomasochistiche e, infine, “Midori” la mistress, la ‘padrona’, che dilata analmente gli uomini in pubblico e li rende gaudenti e felici. Carlo e i suoi amici definiscono tutto questo: “sesso alternativo”. Deriverebbe dal dark e concernerebbe il feticismo e la pratica sadomasochiste. Mi chiedono se ho un’indole da mistress, perché all’apparenza potrei sembrare una ragazza dal temperamento ‘dominante’. Non avendo confermato la loro supposizione, mi riferiscono che potrei anche essere una ‘swich’. Vale a dire: passare dal dominare sessualmente il partner all’essere dominata con grande duttilità. Da dominatrice a schiava, da mistress a slave.

Da vicino: a pranzo con il pr dark, in cerca della dj-pusher
Vado a pranzo con il mio “gola profonda” inconsapevole. Carlo mi parla di sé, di come il dark lo abbia salvato e di quanto però le persone dell’ambiente siano soprattutto dedite all’apparenza. Mi confida che prima di essere dark soffriva di una forte depressione a causa della quale stava lasciando gli studi, poi è entrato nell’ambiente e ha iniziato a fare il pr per quei locali. Della “famiglia dark” mi dice: “È meglio starne fuori che dentro, meglio guardarli da lontano, perché sono molto cervellotici e alcuni sono delle pericolose malelingue”. Parenti serpenti? Forse. Ma le sottoculture sono solo gruppi di persone che si incontrano da molti anni e riconoscono una forza nella collettività, come è tipico delle tribù, tutte.

Carlo racconta che quando era depresso voleva andare in psicoterapia ma poi ha desistito grazie al dark. Voglio sapere qualcosa di più sull’uso di droga in quest’ambiente per scriverne, così mi fingo curiosa. Gli chiedo se giri molta droga e se la potrei facilmente reperire. Mi confessa che sono in molti a venderla e a farne uso. Anche una ragazza dark che si diletta a fare la dj la vende. Di lei mi dice che prima faceva un mestiere ‘normale’ poi è diventata dark, ha iniziato a fare la dj e a spacciare. È bella, anche se è ricorsa al bisturi ed è piuttosto nota nel giro. Faccio finta di volerla acquistare, perché voglio conoscere questa ragazza. Ma Carlo tenta di dissuadermi dal comprarla da lei, perché: “la sua roba non è un granché e vale più come dj che come pusher”. Incuriosita, cerco di incontrarla attraverso una stilista dark mia amica. La faccio contattare da lei, ma ,come i suoi ‘colleghi', è molto diffidente. Risponde laconicamente che è in giro per lavoro. Partecipo ad alcune delle sue serate. Nel bagno degli uomini del locale in cui la bella dj sta mettendo dischi, un amico che mi ha accompagnato e sa tutto del mio ‘reportage’ mi riferisce che dei ragazzi stanno tirando la cocaina.

Nella toilette delle donne c’è un gran viavai e lei, dismessi i panni da dj, va e viene. Ciononostante non è facile carpire qualcosa in più di quanto mi ha riferito Carlo. Non posso certo confermare che lei sia una ‘pusher’, anche se la mia fonte inconsapevole, Carlo, è molto dentro all’ambiente dark e conosce le storie di tutti. Ma io non l’ho vista farlo. Ciò che è evidente, è che le ragazze, che frequentano le sue serate, hanno una sorta di devozione per lei, sono vere e proprie ‘ancelle’, alcune sono addirittura vestite, pettinate e truccate come lei. Ha uno stile con un chiaro riferimento agli anni cinquanta aggiornato da dettagli in latex. Magrissima, ha un ingombrante seno visibilmente rifatto, le sopracciglia tatuate e, forse, anche il naso ha subito qualche abbellimento chirurgico. È una specie di ‘icona’ nell’ambiente dark: venerata dalle donne e corteggiata dagli uomini. Anche la sua migliore amica è una ‘reginetta della festa’, in quanto fidanzata con un noto musicista attivo sulla scena rock alternativa romana, organizzatore di eventi musicali e amico, a sua volta, di un musicista che pare abbia molto a che fare con certe ‘sostanze’ ed è a contatto con numerosi artisti ‘mainstream’, vale a dire popolari, vip, che si ‘servono’ da lui.

Conclusioni
Il mio viaggio è terminato. Nessun confine fra ciò che è lecito e ciò che non lo è, fra ‘underground’ e ‘mainstream’, sottobosco e ciò che è conosciuto dalle masse, come a dire: nessun tabù né sessuale, né sociale. Ho intravisto apparenze, sembianze, adolescenze reiterate, ma anche molta superficialità. Il mio non è stato un iter scientifico né ha preteso di esserlo, solo una piccola semi-inchiesta empirica, svolta sulla base dell’esperienza, che ha svelato un po’ i vizi e le virtù dei giovani dark romani fra musica, abiti, pallore, sesso e, talvolta, eccesso. Notti in cui il travestitismo si mimetizza con le paure, il luttuoso monocromatismo funge da spaventapasseri o da antidoto. Sempre di più il gruppo e la sottocultura sono un viatico contro la solitudine. Ma, paradossalmente, in questo rituale collettivo quasi nessuno mi è apparso ‘in compagnia’. Quel che resta è solo materiale per beceri sociologi.

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