Lo youtuber dei The Borderline affidato ai servizi sociali: recupero o pena troppo lieve?

Lo youtuber dei The Borderline sconterà ai servizi sociali gli ultimi 15 mesi della pena per l’incidente in cui morì un bambino di 5 anni
Di Alessandra Monti
Luogo dell'incidente in cui ha perso la vita il piccolo Manuel di 5 anni a Casal Palocco a Roma
Roma Casal Palocco, luogo dell'incidente in cui ha perso la vita il piccolo Manuel

Matteo Di Pietro, il giovane youtuber che il 14 giugno 2023 era alla guida del Suv Lamborghini coinvolto nell’incidente mortale di Casal Palocco, sconterà mediante l’affidamento in prova ai servizi sociali gli ultimi 15 mesi della pena patteggiata per omicidio stradale. Il programma prevede attività finalizzate al recupero, libertà di movimento durante il giorno nel rispetto delle prescrizioni e il divieto di uscire dalle 22 alle 7. Una decisione conforme agli strumenti previsti dall’ordinamento, destinata però a riaprire una domanda difficile: quale risposta deve dare la giustizia quando un giovane condannato può essere recuperato, ma le conseguenze della sua condotta sono irreversibili?

Il programma di recupero dopo la condanna per omicidio stradale

Di Pietro aveva patteggiato il 31 gennaio 2024 una pena di quattro anni e quattro mesi. Era rimasto agli arresti domiciliari dalla fine di giugno 2023 fino a luglio 2026. Il periodo ancora da espiare, pari a 15 mesi, sarà ora affrontato fuori dal carcere, sotto il controllo degli uffici competenti e nel rispetto di un percorso stabilito dal tribunale di sorveglianza.

L’affidamento in prova non equivale alla cancellazione della condanna e non restituisce al condannato una libertà priva di limiti. È una misura alternativa alla detenzione, costruita per verificare il comportamento della persona, favorirne la responsabilizzazione e ridurre il rischio di nuovi reati. Il giovane dovrà rispettare orari, obblighi e attività. Qualora violasse le prescrizioni, il beneficio potrebbe essere revocato.

Resta però la distanza enorme fra il linguaggio tecnico dell’esecuzione penale e la realtà di una famiglia che ha perso un bambino di cinque anni. Nessun programma potrà restituire Manuel ai suoi genitori, né eliminare il ricordo di quel pomeriggio in via di Macchia Saponara. È proprio questa sproporzione a rendere la decisione difficile da accettare per una parte dell’opinione pubblica.

La Lamborghini viaggiava a velocità elevatissima in una strada urbana

Il Suv guidato da Di Pietro percorreva via di Macchia Saponara a circa 120 chilometri orari, su un tratto urbano dove il limite era molto più basso. Quando il conducente vide la Smart che stava effettuando la svolta, rallentò, ma non riuscì a evitare l’impatto.

Sulla piccola automobile viaggiavano Manuel, la madre e la sorellina. Le due sopravvissute riportarono ferite lievi. Il bambino morì per le conseguenze dello scontro. Di Pietro si fermò e prestò soccorso, elementi valutati nel percorso giudiziario insieme alla confessione, al comportamento successivo e alla richiesta di perdono formulata durante l’udienza.

L’episodio avvenne durante la realizzazione di un video del gruppo The Borderline. Il format prevedeva di trascorrere 48 ore all’interno dell’automobile senza scendere. La produzione di contenuti destinati ai social non costituisce una spiegazione capace di ridurre la responsabilità del conducente. Descrive però il contesto nel quale si sviluppò una condotta fondata sulla ricerca di immagini estreme, sull’uso di un mezzo potentissimo e sulla sottovalutazione delle regole stradali.

Dare una possibilità a un giovane significa pretendere un cambiamento reale

Di Pietro ha oggi 24 anni. Era poco più che ventenne al momento dell’incidente. L’età non attenua il dolore provocato e non modifica la gravità dei fatti. Può però incidere sulla possibilità di intervenire su una personalità ancora in formazione e impedire che l’intera vita del condannato rimanga inchiodata a una condotta gravissima.

La funzione rieducativa della pena, prevista dalla Costituzione, non è una concessione sentimentale. Richiede un percorso concreto, controllabile e proporzionato. Per questo l’affidamento ai servizi sociali può avere senso soltanto se comporta impegni capaci di stabilire un rapporto diretto con le responsabilità assunte: educazione stradale, attività di pubblica utilità, confronto con le conseguenze dell’imprudenza e rinuncia a ogni forma di spettacolarizzazione dell’accaduto.

Una possibilità di recupero può essere giusta proprio perché Di Pietro è giovane. Deve però essere una possibilità esigente, non una parentesi comoda prima del ritorno alla vita ordinaria. Il programma dovrebbe consentire ai cittadini di comprendere quali obblighi vengono imposti e in che modo sarà accertata la maturazione del condannato.

Servizi sociali, la misura ha senso solo se non diventa un regalo

Il nodo non riguarda soltanto la quantità di carcere scontata. Riguarda lo scopo della pena. Se l’obiettivo è recuperare Di Pietro, la decisione può rappresentare una scelta coerente: lo Stato investe sulla possibilità che il giovane riconosca pienamente la gravità della propria condotta e costruisca una vita incompatibile con simili comportamenti.

Qualora il programma si riducesse a prescrizioni poco incisive, orari relativamente ampi e attività prive di un legame evidente con il reato, la percezione sarebbe opposta. L’affidamento apparirebbe come un beneficio incomprensibile concesso a chi ha provocato la morte di un bambino mentre partecipava alla produzione di una prova social.

La giustizia non può essere guidata dalla vendetta, ma non può nemmeno ignorare la necessità di rendere visibile la responsabilità. Recuperare una persona significa chiederle molto. Significa obbligarla a misurarsi ogni giorno con il danno prodotto, proteggendo nello stesso tempo la dignità della vittima e dei suoi familiari.

L’esito dei prossimi 15 mesi dipenderà quindi dal contenuto effettivo del programma. Una possibilità concessa a un giovane può essere un atto di fiducia nella funzione rieducativa della pena. Perché sia compresa, deve apparire seria, rigorosa e verificabile. Diversamente, resterà l’immagine di una vita spezzata e di una sanzione incapace di restituire ai cittadini il senso della gravità di quanto accaduto.

 
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Cronaca

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