Morte di Leonardo Fiorini a Roma: cosa emerge dalle indagini sul caso Stojanovic

Nuovi dettagli sul caso Fiorini a Roma: l’autopsia, il racconto di Stojanovic e i dubbi degli inquirenti stanno delineando un quadro sempre più definito
Di Luigi Sette
Leonardo Fiorini (a sinistra) e David Stojanovic
Leonardo Fiorini (a sinistra) e David Stojanovic

La notte in cui Leonardo Fiorini è precipitato dal terzo piano della casa vacanza «4 Venti» continua a produrre interrogativi. L’unico presente con lui, il ventiseienne David Stojanovic, conosciuto online come «Stojan-Beatbox», ha fornito ai carabinieri una ricostruzione che non ha convinto gli investigatori. Il giovane, fermato con l’accusa di omicidio volontario, è ora indagato a piede libero dopo la convalida del fermo da parte del gip, che non ha disposto alcuna misura cautelare.

L’autopsia, effettuata ieri, ha però aggiunto nuovi elementi che potrebbero orientare l’inchiesta verso scenari più complessi. Il caso, già denso di aspetti delicati, sta attirando l’attenzione per la dinamica dell’accaduto, il legame fra i due ragazzi e le possibili sostanze consumate nelle ore precedenti.

Caso Leonardo Fiorini: i primi dubbi sulla versione di Stojanovic

Nel suo racconto, Stojanovic ha sostenuto che lui e Fiorini avevano assunto droga insieme e che, senza un apparente motivo, l’amico si sarebbe agitato fino a tentare di gettarsi dal balcone. A quel punto, sempre secondo la sua versione, avrebbe cercato di fermarlo. Le parole del commesso romano, però, non coincidono con le condizioni in cui gli investigatori hanno trovato l’appartamento né con i primi riscontri dell’autopsia. Nel dialogo con i carabinieri della compagnia San Pietro, il giovane ha insistito su un gesto disperato attribuito a Leo, ma i segni sul corpo del ventisettenne sembrano raccontare altro.

Caso Fiorini: cosa rivela l’autopsia sul corpo del giovane

L’esame medico-legale ha indicato che sul cadavere di Leonardo non sono presenti solo lesioni compatibili con l’impatto dopo il volo dal terzo piano. Sono state rilevate anche ferite riconducibili a una violenta colluttazione. Questi elementi rafforzano i sospetti degli investigatori, che da subito hanno considerato fragile la tesi del gesto volontario. La distanza fra la balaustra e il punto di caduta, inoltre, è stata misurata con attenzione. Un dettaglio che potrebbe aiutare a comprendere se Fiorini sia stato spinto oppure se si sia sporto oltre il limite in modo autonomo.

Caso Fiorini: rapporto fra i due ragazzi e il contesto della serata

Leonardo Fiorini e David Stojanovic si conoscevano bene. Entrambi originari di Isola del Liri, nel frusinate, avevano continuato a frequentarsi anche dopo il trasferimento di David a Roma. Non era raro che Fiorini affittasse un appartamento per qualche giorno, soprattutto quando preferiva evitare rientri stanchi o spostamenti non necessari. Martedì aveva preso in uso l’alloggio in cui si è poi consumato il dramma, invitando l’amico solo giovedì sera. Il quadro di partenza, dunque, non suggeriva tensioni evidenti o motivi di attrito. Al contrario, gli stessi genitori della vittima hanno confermato che Leonardo li aveva avvisati dell’arrivo di David, senza mostrare preoccupazioni.

Caso Fiorini: gli elementi trovati nell’appartamento

Quando i carabinieri sono entrati nell’abitazione, si sono trovati davanti a stanze in disordine, mobili danneggiati e segni di una lite violenta. È stato trovato anche un grammo e mezzo di hashish, ora sotto analisi per verificare la presenza di eventuali sostanze aggiuntive come anfetamine. Stojanovic è risultato positivo alla cannabis, ma non ad altri composti. Resta da capire se anche Fiorini avesse assunto droghe e, soprattutto, quali quantità. I risultati degli esami tossicologici saranno fondamentali per delineare il comportamento dei due giovani nei minuti precedenti alla caduta.

Caso Fiorini: l’ipotesi della spinta e la possibile messinscena

Secondo una prima lettura investigativa, Stojanovic potrebbe aver spinto l’amico oltre la balaustra, forse nel corso della colluttazione. L’elemento che ha insospettito gli inquirenti è la nudità della vittima al momento della caduta, circostanza che non coincide con un tentativo di lanciarsi volontariamente nel vuoto. Un altro dettaglio che pesa sono le testimonianze raccolte: più persone hanno dichiarato di aver visto David chiedere aiuto subito dopo l’incidente, una scena che, secondo chi indaga, potrebbe essere stata organizzata per far apparire Leo in preda a un gesto impulsivo. La possibilità di una messinscena resta, al momento, fra le ipotesi più vagliate.

Caso Fiorini: le prossime mosse dell’inchiesta

Le indagini ora si concentrano sugli esami tossicologici, sullo studio della dinamica fisica della caduta e sull’analisi dettagliata dei segni sul corpo della vittima. La procura vuole capire se l’intento di Stojanovic fosse davvero quello di trattenere l’amico o se quel gesto disperato sia stato solo il copione finale di un episodio degenerato. Il fatto che il gip non abbia disposto misure cautelari non rappresenta un’assoluzione, ma indica che in questa fase mancano elementi sufficienti per ritenere il giovane un pericolo concreto o un soggetto a rischio fuga.

Caso Fiorini: un’indagine che punta a chiarire ogni aspetto

Le prossime settimane saranno decisive per ricostruire in modo completo la vicenda. Ogni dettaglio, dal contenuto delle sostanze assunte alla ricostruzione esatta della colluttazione, potrà contribuire a capire se ci sia stata intenzionalità oppure un gesto impulsivo sfociato in tragedia. Le famiglie dei due giovani attendono risposte mentre gli investigatori lavorano per fornire un quadro limpido, capace di restituire verità a una storia che, al momento, presenta ancora troppe zone d’ombra.

 
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Cronaca

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