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28 Ottobre 2020

Pubblicato il

“Non è qui, è risorto” (Lc. 24,6)

di Redazione

La Domenica di Pasqua

Il piano dell’opera di Luca (Vangelo e Atti) è un itinerario geografico il cui punto di convergenza è Gerusalemme: dalla Galilea, ove Gesù inaugura la predicazione della buona novella, egli è in cammino verso Gerusalemme, dove muore, risorge e sale al cielo e da dove invia lo Spirito Santo sugli apostoli. Questi da Gerusalemme partono per predicare il Vangelo in tutto il mondo, spingendosi fino a Roma, capitale del mondo pagano. Gerusalemme ci appare come il cardine del mondo, perché qui Gesù risorge e in forza della sua risurrezione egli è diventato il cardine del tempo: tutta la storia viene computata avanti e dopo Cristo. La risurrezione di Cristo è il vero punto d’incrocio di tutta la storia, il grande evento che dona senso a tutti gli altri. Di fronte all’incomprensione delle donne, dei discepoli e di Pietro, ai quali il racconto delle donne parve “un’allucinazione” (v. 11), Gesù offre prove sempre più tangibili della sua risurrezione: il sepolcro vuoto, gli angeli che affermano che egli è risuscitato, spezza il pane, mostra le sue ferite e giunge perfino a mettersi a tavola con i suoi discepoli.

Gesù risorge “il primo giorno della settimana” (24, 1): la settimana giudaica finiva con il sabato, giorno del riposo; Gesù, quindi, risorge il giorno dopo il sabato. Sembra che i cristiani abbiano molto presto sostituito “questo primo giorno” al sabato degli ebrei, in quanto giorno di riposo e di preghiera. Lo si chiamò “il giorno del Signore” (Domenica), perché Gesù, mediante la Risurrezione, ha dato prova di essere “il Signore”.

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Le donne che si recano al sepolcro sono quelle che hanno seguito Gesù fin dalla Galilea, e hanno accompagnato Giuseppe d’Arimatea alla sepoltura: Maria di Magdala, Giovanna, Maria di Giacomo e altre donne (v. 10). Questi nomi sono le firme delle testimoni: notiamo che sono tutte donne. Nella cultura ebraica non erano abilitate a testimoniare. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato, perché ha fatto della pietra scartata (Cristo e i suoi discepoli) la testa d’angolo su cui poggia l’edificio della sua Chiesa. Esse vanno al sepolcro, che è la bocca della morte che divora tutti e si chiude su tutti. Le donne “trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro” (v. 2): ma la pietra, sigillo infrangibile del suo dominio, è rotolata via. Sorprese, le donne entrano nel sepolcro aperto e costatano con inquietudine che il corpo di Gesù non c’è (v. 3). Il sepolcro vuoto è un dato di fatto fondamentale: è la condizione della fede pasquale. L’apparizione degli angeli svela ad esse il mistero della scomparsa del corpo di Gesù: “Non è qui, è risorto” (v. 6). Alla vista degli angeli le donne sono colte da paura: è questa la reazione abituale della creatura di fronte a manifestazioni celesti. Al timore segue l’adorazione, “tenevano il volto chinato a terra” v. 5: la rivelazione di Dio è accolta nel silenzio riverente e nell’adorazione.

“Perché cercate il vivente tra i morti?”: Dio non è dei morti, ma dei viventi, poiché tutti vivono per lui. La sua promessa toglie dai nostri occhi il drappo nero che ci impedisce di vedere il suo dono. Ecco la grande dichiarazione, la “buona novella”: Gesù è risorto, d’ora in poi è il Vivente. Nell’Antico Testamento il vivente è Dio stesso, il Signore (Jahvè) è il Dio vivente, lui solo è la sorgente e il padrone della vita. I greci definivano la divinità mediante l’immortalità, poiché vedevano negli uomini soltanto dei mortali: Luca riprende questa opposizione, tenendo conto del suo uditorio pagano, di cultura greca.

“Non è qui” (v. 6). Il sepolcro è vuoto: come i discepoli di allora, ancora noi oggi possiamo andarlo a visitare, e troviamo la stessa assenza. Il Vivente è passato di qui ma non è qui. Tuttavia solo chi cerca qui, sa che è da cercare altrove: non tra i morti, bensì tra i vivi. Il ventre della madre terra si è svuotato, ha generato la vita nuova.
“E’ risorto” (v. 6). E’ l’annuncio pasquale che rivela il dono di Dio: la morte di Gesù ha svuotato il sepolcro. Con San Paolo affermiamo che: “la morte è stata ingoiata per la vittoria” (1Cor. 15, 54).
“Ricordate come vi parlò” (v. 6). Inoltre, gli angeli rimproverano velatamente le donne, perché avevano dimenticato le parole di Gesù riguardanti la sua passione e risurrezione. Chi conosce Gesù sa dove cercarlo: le donne lo cercano dove egli non può assolutamente essere. Che un uomo qualunque muoia e lo si cerchi tra i morti, è la cosa più normale, ma non lo è per Gesù: la vista del sepolcro vuoto avrebbe dovuto bastare perché quelle donne comprendessero. Il ricordo delle parole di Gesù è il principio di ogni incontro con lui. Il racconto del Vangelo è la luce per vederlo e per riconoscerlo come Risorto. Ricordare significa custodire nel cuore la Parola, come Maria. L’uomo è ciò che ricorda: vive la parola che gli sta a cuore.

“Esse annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri” (v. 9). Gli Undici (per la morte di Giuda) non sono i soli ad essere avvertiti, anche se gli apostoli sono i testimoni ufficiali della risurrezione di Cristo; Luca si dà cura di dimostrare che questa missione non era riservata soltanto a loro. Tuttavia, la testimonianza delle donne non è stata sufficiente per convincere gli apostoli, troppo scoraggiati: in quei racconti vedono soltanto chiacchiere di donne. L’annuncio di Pasqua è assurdo per tutti; sembra contenere parole vuote anche per gli apostoli, e l’incredulità è un passaggio obbligatorio per tutti i credenti, passati, presenti e futuri.
“Pietro…corse al sepolcro…e tornò indietro meravigliato” (v. 12). Soltanto Pietro resta scosso dai discorsi delle donne e vuole rendersi conto personalmente dell’accaduto. Anch’egli constata la scomparsa del corpo di Gesù, generando in lui sorpresa e stupore: non sa cosa pensare. Sarà solo l’apparizione speciale di Gesù a Pietro nel giorno di Pasqua (v. 34) e ricordata al primo posto nella tradizione attestata da Paolo (1 Cor. 15, 5) a provocargli un atto di fede nel Risorto, per poter in tal modo “andare e confermare i suoi fratelli” (Lc. 22, 32).

Cari lettore e lettrice, augurandovi una buona e serena Pasqua, vorrei depositare nel vostro cuore una domanda inquietante: credi tu che un giorno risusciterai come Gesù? Che gioia quando vedremo vuoto anche il nostro sepolcro? Se è anche la tua gioia, allora vuol dire che hai compreso la Pasqua del Signore e la vivi nella tua vita personale; nel caso contrario…ti auguro lo stesso Buona Pasqua!

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Bibliografia consultata: Gaide, 1970; Fausti, 2011.

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