La strategia difensiva della famiglia Mottola si concentra su un documento articolato in 14 punti, presentato dal pool coordinato dal criminologo Carmelo Lavorino. Un testo che sintetizza anni di lavoro, analisi forensi, riletture delle carte e valutazioni tecniche elaborate durante processi e indagini.
La posizione del gruppo di difesa è netta: i Mottola non avrebbero alcun legame con la morte di Serena Mollicone e sarebbero, piuttosto, vittime di un’interpretazione distorta degli atti, di errori ripetuti nel tempo e di un impianto accusatorio giudicato incongruente. L’articolo ricostruisce i contenuti del documento e il senso delle affermazioni avanzate dalla difesa, che saranno discusse nel nuovo processo d’appello bis.
Omicidio Serena Mollicone: per la difesa i Mottola sono estranei ai fatti
Nel primo punto del documento, il pool esplicita la propria posizione: Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio Marco, secondo la difesa, sarebbero vittime di una lettura investigativa deviata. Lavorino definisce l’insieme delle ipotesi iniziali “una costruzione nata da suggestioni e deduzioni senza riscontro”, convinto che gli indagati siano finiti al centro di un meccanismo giudiziario non sostenuto da elementi oggettivi. Il riferimento è alla genesi del sospetto, che la difesa considera privo di basi verificabili.
Omicidio Serena Mollicone: errori simili al caso Belli secondo il pool
Nel secondo punto, il documento richiama il precedente caso Belli. La difesa evidenzia quella che considera una ripetizione degli errori commessi ventiquattro anni fa, quando le indagini portarono a un arresto seguito poi dall’assoluzione. Secondo il pool, vi sarebbe stata una costruzione progressiva di ipotesi trasformate in tesi, senza quel distacco analitico che per la difesa sarebbe indispensabile. Lavorino sostiene che parte dell’impianto investigativo sia stata influenzata da convinzioni fondate più su intuizioni che su verifiche.
Omicidio Serena Mollicone: gli investigatori “si sono persi”
Il terzo punto introduce un’immagine ricorrente nel documento: l’idea di un percorso investigativo che avrebbe imboccato un vicolo senza uscita, proseguendo in una direzione da cui non sarebbe stato più possibile tornare indietro. La difesa parla di un’indagine che avrebbe alimentato se stessa, allontanandosi dai fatti e concentrandosi su un ristretto gruppo di possibili responsabili senza considerare piste alternative.
La porta della caserma
Il quarto punto riguarda uno degli elementi più discussi. La difesa contesta la tesi secondo cui Serena sarebbe stata colpita con violenza contro la porta dell’ufficio della caserma. Per il pool, gli accertamenti tecnici non avrebbero dimostrato la compatibilità fra superficie lignea e ferita. Lavorino sostiene che la ferita non coincida con l’angolo e la struttura della porta, evidenziando anche la mancanza di microtracce che, secondo la difesa, dovrebbero essere rinvenibili in casi simili.
I frammenti lignei sui nastri
Il quinto punto approfondisce il tema dei campioni lignei. La perizia ha individuato frammenti di legno sui nastri adesivi che avvolgevano il volto di Serena, ma la difesa ritiene che quei frammenti non possano provenire dall’infisso della caserma. Lavorino parla di un’errata attribuzione e di un collegamento che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe stato stabilito senza completa verifica scientifica.
Il frammento di vernice
Nel sesto punto, il pool affronta la questione della vernice trovata nei capelli della vittima. Per la difesa, la compatibilità con la caldaia del balcone della caserma sarebbe stata affermata senza un confronto chimico definitivo. Nel documento si parla di “tasselli che non combaciano” e di un collegamento che sarebbe frutto di un’interpretazione eccessiva degli elementi in mano agli inquirenti.
La ferita e l’assenza di sangue sugli indumenti
Il settimo punto introduce una valutazione medico-legale: secondo la difesa, la ferita è compatibile con un colpo inferto quando Serena non indossava i vestiti poi ritrovati. Lavorino richiama l’assenza di sangue su felpa e maglietta e interpreta questo dato come incompatibile con una dinamica avvenuta in un ambiente chiuso mentre la giovane era vestita.
L’ingresso in caserma non dimostrato
L’ottavo punto riguarda il presunto ingresso di Serena in caserma. Per la difesa non esisterebbero riscontri oggettivi che dimostrino la presenza della ragazza nell’edificio quel giorno. Il documento contesta con forza l’attendibilità del brigadiere Santino Tuzi, attribuendo alle sue dichiarazioni incertezze, dubbio personale e condizioni psicologiche precarie.
L’ipotesi depistaggio contestata dalla difesa
Nel nono punto, la difesa respinge l’idea di un depistaggio ad opera di Franco Mottola. Secondo il pool, non vi sarebbero atti riconducibili a un intervento destinato a ostacolare le indagini. Lavorino parla di “ricostruzioni prive di sostanza” e di una lettura distorta degli eventi.
Il trasporto del corpo
Il decimo punto pone l’accento sulla collocazione temporale dello spostamento del corpo. Il pool sostiene che il trasporto sarebbe avvenuto in un momento diverso rispetto a quello ipotizzato dall’accusa. Per la difesa, questa ricostruzione escluderebbe la partecipazione dei Mottola.
La pressione dell’opinione pubblica
L’undicesimo punto approfondisce un aspetto extraprocessuale. La difesa ritiene che la famiglia Mottola sia stata bersaglio di una pressione mediatica che avrebbe orientato l’opinione pubblica verso una presunta responsabilità. Il documento parla di una narrazione alimentata da alcuni mezzi d’informazione che, secondo il pool, avrebbe avuto effetti sulla percezione collettiva dei fatti.
Errori attribuiti ai consulenti dell’accusa
Nel dodicesimo punto, Lavorino contesta diverse valutazioni dei consulenti del Pubblico Ministero, definendole incomplete o affette da errori di metodo. La difesa sostiene di aver dimostrato, in aula, difetti logici e tecnici nelle ricostruzioni presentate dall’accusa.
Incongruenze negli orari e nei tabulati
Il tredicesimo punto riguarda tempi e movimenti. Per la difesa, le evidenze documentali, incluse le registrazioni telefoniche, non collocherebbero i Mottola in scenari compatibili con le ipotesi accusatorie. Viene inoltre contestata la rilevanza di alcune testimonianze ritenute, dal pool, imprecise o non verificabili.
Il ruolo di Tuzi
Il quattordicesimo punto torna sulla figura di Tuzi. Il pool sostiene che il brigadiere sarebbe stato sottoposto a pressioni psicologiche tali da influire sulle sue dichiarazioni. Il documento attribuisce le sue parole a un contesto emotivo complesso, affermando che elementi decisivi per valutarne il comportamento sarebbero stati ignorati.