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Incapacità di proteggere

Omicidio Villa Pamphili. Presunto Killer segnalato tre volte per episodi violenti, Pd: “madre e figlia andavano protette”

Il presunto Killer era stato segnalato dai cittadini romani in più occasioni per episodi violenti senza mai subire provvedimenti concreti
Di Redazione
omicidio Villa Pamphilj
Omicidio Villa Pamphilj

I controlli ignorati su Kauffman

La vicenda che ha sconvolto Villa Pamphili porta alla ribalta una serie di inquietanti interrogativi. I senatori del Partito Democratico, tra cui Cecilia D’Elia, Valeria Valente e Filippo Sensi, hanno infatti chiesto al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di fare luce sui ripetuti controlli effettuati su un uomo noto alle forze dell’ordine con il falso nome di Rexal Ford, il cui vero nome è Charles Francis Kauffman. Quest’uomo era stato segnalato in più occasioni per episodi violenti senza mai subire provvedimenti concreti.

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L’incapacità di identificare e proteggere

D’Elia e i suoi colleghi sottolineano come gli avvenimenti siano gravissimi: nonostante le ripetute segnalazioni e la presenza della donna e della bambina in situazione di pericolo, non sono state adottate misure protettive. Gli interventi della polizia si sono limitati a semplici controlli senza sfociare nell’identificazione della madre o nella separazione delle vittime dal presunto aggressore.

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La cronologia degli eventi

I controlli si sono susseguiti nell’arco di pochi giorni a partire dal 20 maggio, quando Kauffman è stato fermato in Via Giulia per comportamento violento. Tuttavia, le autorità non sono intervenute in modo decisivo nemmeno dopo il secondo episodio nello stesso luogo, solo poche ore dopo. Il 5 giugno, l’uomo è stato notato nuovamente da solo con la bambina mentre beveva vino in Piazza Benedetto Cairoli. Anche questa volta l’episodio non ha portato a un intervento concreto delle forze dell’ordine.

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L’interrogazione al governo

I senatori dem chiedono ora al governo quali misure intenda adottare per migliorare la formazione delle forze dell’ordine affinché siano in grado di riconoscere tempestivamente i segnali di violenza domestica anche quando non vengono denunciati apertamente. “È fondamentale – conclude D’Elia – assicurarsi che donne e bambini non restino mai più soli davanti alla violenza”.

 
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Cronaca

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