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Omicidio Willy, la Cassazione conferma: ergastolo per Marco Bianchi, nuovo Appello per Gabriele sulle attenuanti

Ergastolo definitivo per Marco Bianchi, mentre il fratello Gabriele rischia di nuovo il carcere a vita
Di Simone Fabi
Corte di Cassazione
Corte di Cassazione

Si chiude un capitolo e se ne apre un altro nella complessa vicenda giudiziaria dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte, il 21enne di Paliano ucciso a Colleferro nella notte del 6 settembre 2020. La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna all’ergastolo per Marco Bianchi, mentre per il fratello Gabriele ha disposto un nuovo processo d’Appello limitato alla valutazione delle attenuanti generiche, accogliendo il ricorso del procuratore generale.

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La richiesta presentata dalla difesa per ottenere una riduzione della pena, attualmente fissata a 28 anni, è stata rigettata. Questo nuovo giudizio potrebbe quindi aggravare ulteriormente la posizione dell’imputato, riportando in discussione la possibilità dell’ergastolo.

Omicidio Willy, ergastolo definitivo per Marco Bianchi

La decisione della Cassazione conferma quanto stabilito dalla Corte d’Appello bis del marzo scorso: per Marco Bianchi non ci saranno ulteriori gradi di giudizio. La condanna all’ergastolo diventa definitiva, chiudendo un percorso giudiziario durato anni e segnato da processi, ricorsi e valutazioni successive. I giudici della Quinta sezione penale hanno ritenuto infondati i motivi presentati dalla sua difesa, confermando il ruolo centrale svolto nella brutale aggressione ai danni di Willy.

Nuovo Appello per Gabriele Bianchi: si rivalutano le attenuanti

Diversa la situazione di Gabriele Bianchi. A differenza di quanto richiesto dalla difesa, la Cassazione non ha accolto la domanda di riduzione della pena, ma il ricorso del procuratore generale che chiedeva una nuova valutazione delle attenuanti generiche. Il nuovo Appello sarà quindi circoscritto e riguarderà solo la parte relativa a eventuali riduzioni di pena già riconosciute, con un rischio concreto: l’eventuale esclusione delle attenuanti potrebbe condurre al ripristino dell’ergastolo. La Corte ha dunque scelto una linea di rigore, ritenendo necessario un approfondimento su un punto considerato decisivo per l’entità della condanna.

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Gli altri imputati Belleggia e Pincarelli

La sentenza della Cassazione conferma anche le responsabilità degli altri due imputati: Francesco Belleggia, condannato a 23 anni, e Mario Pincarelli, a 21. Per entrambi il percorso processuale ha ormai definito in modo stabile la loro partecipazione alla violenza mortale. La ricostruzione dei fatti, già accertata nei precedenti gradi di giudizio, ha attribuito un ruolo attivo e consapevole nell’aggressione durata appena 40 secondi ma capace di compromettere irreversibilmente gli organi interni di Willy.

La storia processuale dei fratelli Bianchi

Il caso ha richiesto tre livelli di giudizio più un Appello bis. In primo grado entrambi i fratelli Bianchi erano stati condannati all’ergastolo. In Appello, la pena era stata ridotta a 24 anni per entrambi, ma la Cassazione aveva annullato quella sentenza, ritenendo non corretta la valutazione dei ruoli individuali nella dinamica del pestaggio. Da qui il nuovo processo d’Appello, concluso nel marzo scorso con l’ergastolo per Marco e 28 anni per Gabriele. Ora la Suprema Corte interviene nuovamente, definendo in modo definitivo la posizione del primo e riaprendo quella del secondo sulla questione delle attenuanti.

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Omicidio Willy: un caso che ha segnato la cronaca del Lazio

Il delitto di Colleferro ha avuto un impatto profondo sul Lazio e sull’opinione pubblica nazionale. Willy, giovane aiuto cuoco, intervenne per sedare una lite che non lo riguardava direttamente, diventando vittima di una violenza sproporzionata e devastante. La sua morte ha generato testimonianze, mobilitazioni e una forte richiesta di giustizia da parte della comunità. Le sentenze rappresentano, per la famiglia e per la cittadinanza, un passaggio fondamentale nel riconoscimento della gravità di quanto accaduto.

Il ruolo dei giudici nella ricostruzione della dinamica

La Cassazione ha ribadito la correttezza della qualificazione giuridica dell’omicidio come volontario. Un elemento centrale nei processi è stata la valutazione delle capacità offensive degli imputati, entrambi esperti di tecniche marziali e già coinvolti in altre risse. La brutalità, la rapidità e l’intensità del pestaggio hanno delineato un quadro di violenza tale da configurare piena responsabilità penale per omicidio.

Cosa accade ora: nuovo Appello per Gabriele

Il nuovo processo d’Appello si concentrerà esclusivamente sulle attenuanti, ma l’esito potrebbe incidere in modo determinante sulla condanna finale. Gli avvocati difensori punteranno probabilmente a confermare la pena di 28 anni, mentre il procuratore generale chiederà di rivedere la concessione delle attenuanti, sostenendo che il comportamento dell’imputato e la gravità dei fatti non avrebbero giustificazioni per una riduzione. I tempi non saranno brevi: sarà necessaria la fissazione di una nuova udienza e la nomina del collegio competente.

 
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