Ostia perde altri 124 pini: nuova ferita verde sul litorale romano

I pini sono stati giudicati morti e pericolosi per chi frequenta ogni giorno l’impianto sportivo
Di Lina Gelsi
Carabinieri a cavallo nella Pineta di Ostia
Carabinieri a cavallo nella Pineta di Ostia

Ostia si prepara a perdere altri 124 pini domestici nell’area verde dello stadio Pasquale Giannattasio, all’ex Stella Polare. Gli alberi, ormai compromessi dalla cocciniglia tartaruga, sono stati giudicati morti e pericolosi per chi frequenta ogni giorno l’impianto sportivo.

Pini abbattuti a Ostia, il nuovo intervento nell’area dello stadio Giannattasio

La nuova ferita al patrimonio verde del litorale romano riguarda una delle zone più riconoscibili di Ostia, quella dello stadio Pasquale Giannattasio, impianto storico legato all’atletica, allo sport giovanile, alle scuole e alla vita quotidiana di molte famiglie. La pineta che circonda la struttura, per decenni parte integrante del paesaggio dell’ex Stella Polare, è stata sottoposta a un controllo fitosanitario esteso. Il risultato ha portato a un dato pesante: 124 esemplari di pino domestico non sono più recuperabili.

La superficie verificata misura circa 16.000 metri quadrati. Una porzione ampia, frequentata da atleti, tecnici, studenti, accompagnatori e residenti. In un’area simile, la presenza di alberi con fusti instabili e apparati compromessi non può essere considerata solo un problema ambientale.

Diventa anche un tema di sicurezza, perché il cedimento improvviso di una pianta di grandi dimensioni può avere conseguenze gravi su pista, camminamenti, ingressi e spazi di passaggio.

Gli abbattimenti partiranno nelle prossime settimane e dovranno chiudersi entro la fine dell’estate. Le operazioni interesseranno gli alberi dichiarati biologicamente morti, con una condizione strutturale ormai incompatibile con la permanenza in un luogo aperto al pubblico. Il taglio non nasce quindi da una scelta ornamentale o da una modifica del disegno urbano, bensì dalla necessità di rimuovere piante arrivate alla fase terminale del disseccamento.

Cocciniglia tartaruga, perché l’insetto ha messo in ginocchio i pini del litorale

La causa del degrado è la Toumeyella parvicornis, conosciuta come cocciniglia tartaruga. L’insetto, arrivato in Italia dai Caraibi e intercettato a Roma nel 2018, ha colpito in modo aggressivo il pino domestico, una delle specie simbolo del paesaggio romano e laziale. Il problema, negli anni, ha assunto dimensioni vaste perché il parassita si diffonde con facilità e agisce in modo silenzioso nelle prime fasi.

Il meccanismo è tanto semplice quanto devastante. La cocciniglia succhia la linfa da aghi e rami, indebolendo progressivamente la pianta. Durante l’attacco produce melata, una sostanza zuccherina che ricopre la chioma. Su quella patina si sviluppa la fumaggine, un deposito scuro di funghi che limita la fotosintesi e riduce la capacità dell’albero di nutrirsi. Con il passare del tempo la chioma si svuota, i rami seccano, il tronco perde vigore e la pianta arriva al collasso biologico.

Nel caso dello stadio Giannattasio, il processo ha già superato la soglia del recupero. Le terapie possibili, comprese le iniezioni endoterapiche, risultano efficaci solo quando la pianta conserva ancora una vitalità sufficiente. Davanti a esemplari già morti, l’intervento sanitario non può invertire il declino. Resta la gestione del rischio, con la rimozione degli alberi instabili e la successiva ricostruzione del verde.

Ex Stella Polare, 16mila metri quadrati da mettere in sicurezza

L’area dello stadio Giannattasio ha un valore che va oltre il perimetro sportivo. È un punto di riferimento per Ostia e per tutto il X Municipio, uno spazio utilizzato da ragazzi, società sportive, scuole e cittadini. Proprio questa funzione aumenta la delicatezza dell’intervento. Un albero malato in una zona isolata può essere monitorato più a lungo; un pino morto accanto a percorsi pedonali e luoghi di attività quotidiana richiede una decisione rapida.

La rimozione dei 124 pini cambierà in modo visibile l’aspetto del quadrante. Chi conosce l’ex Stella Polare noterà subito il vuoto lasciato dalle chiome, soprattutto nei mesi immediatamente successivi ai tagli. Il litorale romano, già segnato da anni di emergenza fitosanitaria, vedrà sparire un’altra parte della sua cartolina verde. Non si tratta solo di alberi: i pini di Ostia hanno costruito ombra, identità urbana, memoria visiva e qualità del paesaggio.

Il tema riguarda anche la gestione futura del verde pubblico. La lunga stagione della cocciniglia tartaruga ha mostrato la vulnerabilità delle pinete formate quasi solo da pino domestico. Quando una specie domina in modo assoluto, un parassita mirato può produrre danni estesi e simultanei. Per questo il nuovo impianto non replicherà lo stesso schema.

Dopo i tagli il nuovo bosco misto: lecci, carrubi e pini d’Aleppo

La ripiantumazione è prevista in autunno, quando le condizioni climatiche saranno più favorevoli all’attecchimento. Al posto dei pini abbattuti saranno messi a dimora lecci, carrubi e pini d’Aleppo. La scelta punta su un verde più vario, meno esposto agli attacchi di un singolo insetto e più adatto a reggere stress ambientali, caldo, siccità e nuove fitopatie.

Il leccio è una specie sempreverde tipica dell’area mediterranea, resistente e capace di garantire ombra stabile. Il carrubo, anch’esso legato ai climi caldi, sopporta bene periodi secchi e può contribuire a rendere più diversificata la copertura arborea. Il pino d’Aleppo, diverso dal pino domestico per portamento e caratteristiche, completa il disegno di un bosco più equilibrato.

La compensazione di ogni albero rimosso diventa così anche un cambio di passo nella progettazione del verde urbano. L’obiettivo non è soltanto sostituire un numero con un altro numero, bensì creare una struttura vegetale più robusta. A Ostia il futuro del paesaggio non potrà più fondarsi sulla sola immagine dei pini a ombrello. La nuova fase dovrà combinare memoria, sicurezza e adattamento.

Ostia davanti a un paesaggio che cambia: sicurezza, identità e manutenzione

Il caso dello stadio Giannattasio racconta una trasformazione più ampia. La cocciniglia tartaruga ha inciso sul volto di Roma e del suo litorale, obbligando amministrazioni e tecnici a intervenire su alberature considerate per anni quasi intoccabili. In passato il pino domestico era percepito come presenza stabile, parte naturale dello scenario urbano. Oggi ogni filare richiede controlli, cure tempestive, valutazioni di stabilità e interventi programmati.

Per i cittadini il disagio sarà immediato: rumore dei cantieri, porzioni interdette, perdita di ombra, modifica dell’immagine consueta dell’impianto. Per chi frequenta lo stadio, però, la messa in sicurezza degli spazi rappresenta il passaggio necessario per continuare a usare l’area senza il pericolo di crolli improvvisi. La vera partita si giocherà dopo gli abbattimenti, nella qualità delle nuove piantumazioni, nella manutenzione dei giovani alberi e nella capacità di seguirne la crescita nei primi anni.

Il rischio maggiore, in casi del genere, è lasciare che la rimozione resti l’unico fatto visibile. Ostia, invece, ha bisogno di vedere nascere presto il nuovo verde promesso. I lecci, i carrubi e i pini d’Aleppo non restituiranno subito la massa delle vecchie chiome, perché un albero giovane richiede tempo per diventare paesaggio.

Potranno però segnare l’avvio di una ricostruzione più solida, capace di dare allo stadio Giannattasio un perimetro verde diverso, più resistente e coerente con le nuove condizioni ambientali.

 
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