“Buona domenica a tutti, grazie tante!”: con queste parole Papa Francesco ha salutato i fedeli riuniti in piazza San Pietro nella mattinata di domenica, in occasione del Giubileo degli Ammalati e degli operatori sanitari. Nessuno si aspettava di vederlo. Nessun annuncio ufficiale. Eppure, poco dopo la celebrazione della Messa presieduta da monsignor Rino Fisichella, il Papa è apparso: in sedia a rotelle, visibilmente affaticato, con i cannule nasali per l’ossigeno, ma presente.
Papa Francesco: prima la confessione, poi la benedizione ai fedeli
È stato condotto lentamente lungo le navate laterali, tra i fedeli raccolti in silenzio e in preghiera, alcuni dei quali sono scoppiati in lacrime. Le mani alzate, i saluti sommessi, gli applausi che si sono fatti via via più calorosi mentre la sedia si avvicinava all’altare. Un momento che ha avuto il sapore dell’eccezione, in un tempo in cui il Pontefice, su indicazione dei medici, sta limitando al minimo le uscite pubbliche e gli impegni pastorali.
La presenza di Papa Francesco in piazza San Pietro non era prevista. Almeno ufficialmente. Da settimane è sottoposto a un regime di convalescenza severo, dopo i recenti problemi di salute che lo hanno costretto a ridurre il ritmo e a evitare impegni faticosi. In questo quadro, la sua decisione di apparire in piazza – anche solo per pochi minuti – ha assunto il significato di un gesto che va ben oltre la liturgia. Fonti vicine alla Santa Sede confermano che il Papa aveva espresso il desiderio di essere presente, anche solo per un saluto, proprio in occasione del Giubileo dedicato ai malati. Nonostante il parere contrario dei sanitari, Francesco ha insistito. Ha voluto mostrare il volto di una Chiesa che non si ritrae dalla fragilità, ma la attraversa, la abita. Anche con i propri limiti.
Prima di raggiungere la piazza, Papa Francesco ha compiuto un gesto personale e silenzioso: si è confessato. Lo ha fatto nella Basilica di San Pietro, lontano dai riflettori, in un momento di raccoglimento che ha preceduto il suo passaggio attraverso la Porta Santa, il segno giubilare per eccellenza. È stato un cammino breve ma carico di significato. Lì dove la tradizione invita i fedeli a varcare la soglia della misericordia, il Papa ha voluto essere il primo pellegrino.
La sua benedizione è arrivata poi, pronunciata attraverso i lettori che hanno tradotto in diverse lingue le sue parole. Un modo per farsi presente senza forzare la voce, ma anche per mostrare che la Chiesa – nei suoi linguaggi e nei suoi accenti – rimane una casa comune. “Grazie per le preghiere”, ha voluto dire, più volte, Francesco. E in quella gratitudine ha condensato anche una certa umiltà: il riconoscimento di una comunità che non lo ha lasciato solo nei giorni più difficili.
Negli ultimi mesi, le condizioni di salute del Papa hanno riacceso interrogativi, e in certi casi inquietudini, sul futuro del suo pontificato. Le assenze a celebrazioni pubbliche, le deleghe affidate a cardinali e vescovi, il tono incerto di alcuni suoi messaggi hanno alimentato, anche al di fuori della Chiesa, il timore che si stesse preparando un passaggio di consegne. Il gesto di oggi, benché breve e prudente, è sembrato rispondere proprio a queste preoccupazioni. Non con un discorso articolato, ma con la scelta di esserci. Una presenza fragile, sì, ma testarda. Umana, senza bisogno di apparire invincibile. Come se volesse ricordare che il cuore della missione della Chiesa non sta nella perfezione dell’efficienza, ma nella fedeltà della vicinanza.
