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La visita

Pasqua, Papa Francesco presente a Regina Coeli nel giorno del Giovedì Santo

Col volto ancora sofferente ma senza naselli per l'ossigeno, il Pontefice ha incontrato i detenuti: "Perchè loro qui e non io?"
Di Francesco Vergovich
Papa Francesco
Papa Francesco

Senza proclami, con il volto provato dalla fatica e senza nemmeno i consueti naselli per l’ossigeno, Papa Francesco si è presentato nel primo pomeriggio del 17 aprile nel carcere romano di Regina Coeli, dove ha incontrato una settantina di detenuti.

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Papa Francesco a Regina Coeli, il cappellano: “Incontro commovente”

L’arrivo in una piccola Fiat 500 bianca, quasi un segno di sobrietà estrema, precede un incontro durato appena venti minuti. All’interno della rotonda principale del carcere, Francesco è accolto da applausi e ovazioni: “Francesco, Francesco” riecheggia nei corridoi come un inno spontaneo. I detenuti, molti dei quali stranieri, prendono parte regolarmente a percorsi di catechesi e attività con il cappellano dell’Istituto, don Vittorio Trani. Ed è proprio lui a testimoniare l’intensità del momento: “Ha detto solo poche parole, ma aveva il volto segnato dalla sofferenza. È stato un incontro commovente”.

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L’umanità del Papa si è mostrata anche nel tono basso della voce, nel parlare lento, quasi a voler misurare ogni parola. “A me piace fare quello che ha fatto Gesù il Giovedì Santo: lavare i piedi ai detenuti. Quest’anno non posso, ma posso e voglio essere vicino a voi”, ha detto ai presenti. È un gesto che si rinnova simbolicamente: non c’è acqua né catino, ma c’è l’essenziale, ovvero la presenza.

Non si può ignorare la condizione fisica di Francesco. Dopo settimane di convalescenza, l’assenza alla Messa Crismale della mattina a San Pietro aveva lasciato intendere che sarebbe rimasto a riposo. E invece, sorprende ancora, uscendo dal Vaticano per un gesto che è prima di tutto testimonianza. A chi gli chiede come vivrà la Pasqua, risponde semplicemente: “Come posso”. È una frase che dice molto. Dice di un uomo che conosce i limiti del proprio corpo, ma non si rassegna all’immobilità. Che rifiuta di lasciare solo il dolore, anche se lui stesso lo sta attraversando.

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Pasqua, l’omelia scritta da Francesco per la Messa Crismale a San Pietro

Non si può ignorare la condizione fisica di Francesco. Dopo settimane di convalescenza, l’assenza alla Messa Crismale della mattina a San Pietro aveva lasciato intendere che sarebbe rimasto a riposo. E invece, sorprende ancora, uscendo dal Vaticano per un gesto che è prima di tutto testimonianza. A chi gli chiede come vivrà la Pasqua, risponde semplicemente: “Come posso”. È una frase che dice molto. Dice di un uomo che conosce i limiti del proprio corpo, ma non si rassegna all’immobilità. Che rifiuta di lasciare solo il dolore, anche se lui stesso lo sta attraversando.

“Ogni volta che entro in un posto come questo, mi domando: perché loro e non io?”, ha detto ai giornalisti. È una riflessione che rifiuta ogni distanza tra “buoni” e “cattivi”, tra “liberi” e “rinchiusi”. In quelle parole c’è l’eco del Vangelo, ma anche il linguaggio della coscienza civile: riconoscere l’umanità dell’altro, al di là del reato, della colpa, della sentenza. È un ribaltamento delle categorie comuni, dove non è chi sta dentro a essere per forza “altro” o “peggiore”, ma una persona che attende giustizia, riscatto, dignità.

La mattina dello stesso giorno, il cardinale Domenico Calcagno aveva presieduto al posto del Papa la Messa Crismale del Giovedì Santo. Un’assenza prevedibile, certo, ma simbolica. Francesco non ha partecipato a quella celebrazione solenne nella Basilica di San Pietro, ma ha preferito esserci in un luogo dove i riti della vita sono ridotti al minimo. Una scelta che non è solo pastorale, ma politica nel senso più alto del termine: stare dove c’è più bisogno, dove la speranza è un bene scarso e prezioso. Dove la Chiesa non è rappresentata da vesti liturgiche, ma da occhi che si incontrano e mani che si stringono.

 
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Cronaca

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