Peste suina nel Lazio, Mattia (Pd) incalza la Regione: “Subito quattro interventi, i sindaci aspettano risposte”

Il nuovo caso di Peste Suina Africana nel territorio di Riano, riporta il Lazio davanti a un problema sanitario ed economico che richiede rapidità nelle decisioni
Di Simone Fabi
Peste Suina Africana, carcasse di cinghiali positivi al virus
Peste Suina Africana, carcasse di cinghiali positivi al virus

La conferma di un nuovo caso di Peste Suina Africana nel territorio di Riano, dopo la fase che aveva portato all’eradicazione della malattia nell’area romana, riporta il Lazio davanti a un problema sanitario ed economico che richiede rapidità nelle decisioni. La consigliera regionale del Partito Democratico Eleonora Mattia ha presentato un’interrogazione alla Giunta guidata da Francesco Rocca chiedendo quattro interventi urgenti, dalla delimitazione delle aree interessate al coordinamento operativo con Comuni, Asl, forze dell’ordine ed enti parco.

Il nuovo caso è stato confermato il 29 agosto 2026 dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana in un cinghiale rinvenuto morto nel Comune di Riano, nel territorio della Asl Roma 4. L’Istituto ha comunicato l’attivazione delle procedure di sorveglianza e controllo, precisando che la delimitazione della nuova zona infetta è in corso di definizione e dovrà essere successivamente confermata dalla Commissione europea.

Il caso di Riano riapre l’emergenza dopo l’eradicazione annunciata nel 2025

Il dato assume un significato particolare perché nel gennaio 2025 il Ministero della Salute aveva annunciato l’eradicazione della PSA nell’area di Roma e la revoca delle zone sottoposte alle restrizioni introdotte nel 2022. Il ritrovamento di Riano rappresenta quindi un nuovo segnale epidemiologico che impone di capire rapidamente l’ampiezza dell’area eventualmente coinvolta.

È proprio su questo punto che interviene Eleonora Mattia.

“Ho presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta Rocca quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di far fronte alla nuova epidemia di Peste Suina Africana che si sta determinando sul territorio regionale”, afferma la consigliera Pd.

La PSA è una malattia virale che interessa cinghiali e suini domestici, spesso con conseguenze molto gravi per gli animali, mentre non è trasmissibile all’uomo. Il problema riguarda quindi soprattutto la sanità veterinaria, il controllo della fauna selvatica e la protezione degli allevamenti e dell’intera filiera suinicola.

Mattia chiede alla Giunta Rocca quattro azioni immediate

L’interrogazione individua quattro interventi che, secondo la consigliera regionale, la Regione dovrebbe attivare senza perdere tempo.

Il primo riguarda la delimitazione della zona infetta e della zona di attenzione nel territorio della Asl Roma 4, passaggio essenziale per stabilire con precisione dove applicare controlli e limitazioni.

Il secondo è l’adozione di una ordinanza contingibile e urgente, ai sensi dell’articolo 32 della legge 833 del 1978, contenente le misure previste dalla normativa sanitaria vigente.

Mattia chiede poi un coordinamento operativo fra Asl, enti parco, forze di polizia e Comuni interessati, affinché i sindaci possano avere indicazioni uniformi su procedure, controlli, segnalazioni e gestione delle aree coinvolte.

Il quarto intervento comprende il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica, la ricerca attiva delle carcasse, l’installazione della segnaletica informativa, le misure di biosicurezza e le ulteriori iniziative necessarie a impedire l’estensione del contagio.

La ricerca delle carcasse riveste un’importanza particolare nella gestione della PSA. Già durante l’emergenza precedente la Regione Lazio aveva indicato questo tipo di attività come uno degli strumenti principali per individuare gli animali infetti e ricostruire la distribuzione territoriale del virus.

Sindaci e allevamenti, perché servono indicazioni rapide

La richiesta politica riguarda anche un problema operativo molto concreto. Quando viene individuato un caso di PSA, i Comuni hanno bisogno di sapere esattamente quali territori rientrano nelle aree sottoposte a misure specifiche, quali attività possono essere svolte, come deve essere organizzata la ricerca delle carcasse e quali prescrizioni devono essere rispettate da allevatori, cittadini e frequentatori delle zone rurali.

Una gestione non sufficientemente coordinata rischierebbe inoltre di creare incertezza fra amministrazioni comunali confinanti, soprattutto in un territorio nel quale gli spostamenti della fauna selvatica non seguono evidentemente i confini amministrativi.

Il Lazio dispone già di un Piano regionale per la gestione, il controllo e l’eradicazione della Peste Suina Africana, approvato dalla Giunta regionale nel novembre 2024 e costruito anche attraverso il confronto con Ispra e Centro di referenza nazionale per le pesti suine. Il nuovo episodio di Riano rappresenta quindi il banco di prova per verificare la capacità del sistema regionale di riattivare rapidamente la macchina di prevenzione e contenimento.

“La Regione faccia la propria parte al fianco dei sindaci”

Mattia chiede soprattutto tempi certi e una regia regionale riconoscibile.

“La Regione Lazio adotti tempestivamente queste quattro azioni urgenti e faccia la propria parte al fianco dei sindaci per la messa in sicurezza delle aree interessate di Roma e del Lazio e la salvaguardia delle filiere economiche e produttive coinvolte”, conclude la consigliera regionale.

La questione non riguarda soltanto il ritrovamento di un singolo cinghiale positivo. Il punto decisivo sarà stabilire attraverso la sorveglianza epidemiologica se si tratta di un episodio circoscritto oppure se esistano altri animali infetti sul territorio. Da questa verifica dipenderanno l’estensione delle misure, gli eventuali vincoli nelle aree interessate e soprattutto il livello di protezione necessario per impedire che il virus raggiunga gli allevamenti.

 
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