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Comunicato stampa

Poste italiane, morti e infortuni sul lavoro: una carneficina di cui nessuno parla

I dati più recenti sugli infortuni sul lavoro, disponibili sul sito ufficiale di Poste Italiane, sono allarmanti: numeri che pongono l'accento su una vera e propria "carneficina" silenziosa che raramente trova spazio nei dibattiti pubblici
Di Fabio Vergovich
automobile delle Poste incidentata
Auto delle Poste Italiane incidentata

Nel decennio che ha visto Poste Italiane raggiungere risultati record sul piano economico e finanziario, emerge un lato oscuro della sua crescita: la piaga del precariato e la strage silenziosa degli infortuni sul lavoro. Se da un lato i numeri positivi delle performance aziendali hanno alimentato la crescita dell’impresa, dall’altro, la realtà dei lavoratori – in particolare dei precari – racconta una storia ben diversa, fatta di sacrifici non ripagati, diritti negati e condizioni di lavoro insostenibili.

Dati sugli infortuni sul lavoro allarmanti

I dati più recenti sugli infortuni sul lavoro, disponibili sul sito ufficiale di Poste Italiane, sono allarmanti. Tra il 2021 e il 2023, ben 14.590 infortuni sono stati registrati tra i dipendenti dell’azienda, con 3.704 casi gravi e 12 mortali. Se si guarda al triennio precedente, dal 2018 al 2020, la situazione non era meno preoccupante, con un totale di 17.907 incidenti sul lavoro, di cui 4.973 gravi e 14 decessi. Questi numeri pongono l’accento su una vera e propria “carneficina” silenziosa che raramente trova spazio nei dibattiti pubblici.

A pagare il prezzo più alto sono i portalettere, che rappresentano circa il 75% degli infortuni registrati. La loro attività, che comporta il recapito della posta in strada in qualsiasi condizione meteo, comporta gravi rischi, legati principalmente all’uso dei mezzi aziendali, come moto e biciclette, e agli incidenti stradali. Oltre a questi, molti infortuni derivano da inciampi e scivolamenti durante i percorsi a piedi. A tutto ciò si aggiungono orari estenuanti e ritmi di lavoro frenetici, che aumentano il rischio di incidenti.

I precari

A complicare la situazione, ci sono i precari, una realtà che riguarda principalmente i giovani. Questi lavoratori, assunti con contratti a tempo determinato per brevi periodi, sono spesso privi dei diritti fondamentali, come il giusto compenso per il lavoro straordinario. Inoltre, la formazione che ricevono è superficiale e principalmente teorica. L’addestramento pratico è lasciato alla buona volontà dei colleghi più esperti, ma il periodo di affiancamento dura appena pochi giorni, lasciando i nuovi assunti esposti a rischi notevoli.

Poste Italiane, pur essendo il maggiore datore di lavoro in Italia con oltre 119.000 dipendenti, ha creato una realtà di precarietà che non risponde a esigenze stagionali, ma che è diventata una condizione strutturale, soprattutto nel settore del recapito e della logistica. Dal 2017, l’azienda ha assunto stabilmente circa 32.000 persone, ma nello stesso periodo ha generato ben 100.000 precari, impiegati in mansioni di portalettere e addetti allo smistamento.

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Dietro a questi numeri ci sono storie di sofferenza, sacrifici non riconosciuti, e destini spezzati. In molti casi, queste tragedie non sono solo il risultato di incidenti sul lavoro, ma anche di un sistema che nega diritti e dignità ai lavoratori. Nessuno dovrebbe rischiare la vita per guadagnarsi da vivere, soprattutto quando si è giovani. Eppure, in Poste Italiane, questa sembra essere una realtà quotidiana.

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Un paradosso che, a fronte di una crescita economica e finanziaria esemplare, non può essere tollerato, soprattutto quando l’azienda ha come principale azionista lo Stato, che ha il dovere di garantire, oltre ai profitti, anche condizioni di lavoro sicure e dignitose per tutti i suoi dipendenti.

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La sfida per Poste Italiane non è solo quella di mantenere i risultati economici raggiunti, ma anche di affrontare con serietà le criticità legate alla sicurezza sul lavoro e al precariato, per garantire una condizione di lavoro che rispetti la dignità e la vita dei suoi lavoratori. Un impegno che non può più essere rimandato.

Comunicato del “Movimento dei lavoratori precari di Poste italiane”

I dati riportati provengono dai Bilanci e relazioni periodiche di Poste italiane

 
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Cronaca

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