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31 Ottobre 2020

Pubblicato il

Recuperare il tempo della vita

di Francesco Febbraro

Il tempo è il nostro bene più prezioso ma è una risorsa limitata e nessuno di noi sa quanto ne ha

Il tempo è il nostro bene più prezioso, perché è una risorsa limitata e nessuno di noi sa esattamente quanto ne ha. Sappiamo quanto ne abbiamo avuto, ma nessuno può immaginare quanto ne rimanga ancora. Al momento della nascita a tutti noi viene consegnato un contenitore con dentro il tempo della nostra vita, ma non possiamo aprirlo né possiamo guardarci dentro. Sappiamo però che quel contenitore ha un piccolo foro, che non si può tappare e dal quale fuoriesce inesorabilmente il tempo della vita.

Il tempo, poi, è dato in modo disuguale. Alcuni ricevono un contenitore pieno, altri mezzo vuoto, altri ancora già vuoto. Se ci pensate è terribile, ma questa è la vita.
Di solito a questa cosa non ci pensiamo, ed è un bene, perché altrimenti saremmo sempre angosciati. Però un poco dovremmo pensarci, se non altro per non sprecare il tempo in cose inutili. Eppure di cose inutili ne facciamo molte. La più inutile di tutte, per chi vive nelle grandi città, è stare bloccati nel traffico.
Agli italiani stare nel traffico costa 40 miliardi di euro l’anno. Altro che IMU!

Noi romani, in particolare, passiamo nel traffico circa 500 ore l’anno e questo ci costa 1300 euro a testa, la metà dei quali spesi stando in fila. Uno scherzo che costa alla nostra città, complessivamente, 900 milioni di euro l’anno.
Per non parlare dello stress e dell’inquinamento che sono un ulteriore costo. Ma i soldi e la salute si possono recuperare, mentre il tempo, come dicevo prima, se ne va inesorabilmente. Quel mese di vita che ogni anno passiamo in automobile non tornerà mai più. E’ come se buttassimo fuori dal finestrino dell’auto i nostri orologi o l’anello di fidanzamento.

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Secondo uno studio presentato qualche mese fa a un convegno sui problemi che i romani vorrebbero vedere risolti dal Sindaco, per il 90 % dei nostri concittadini al primo posto c’è il problema della mobilità. Un problema che si trascina da almeno 30 anni ma che nessuno è ancora riuscito ad affrontare in modo risolutivo.

Le cause del problema sono note: la forma radiale della città che si è sviluppata in origine lungo le vie consolari, amplificata poi dall’espansione a macchia di leopardo dovuta alla speculazione e all’abusivismo edilizio; la concentrazione nel centro delle attività amministrative e direzionali; lo scarso sviluppo delle linee ferroviarie, tranviarie e metropolitane; l’assenza di nodi di scambio intermodali; la preferenza del mezzo privato su quello pubblico; la lentezza e l’arretratezza dei mezzi di trasporto urbano. Ultima, ma non certo per importanza, la presenza della storia nel sottosuolo dell’intera città.

Ma anche i rimedi sono noti: il decentramento delle sedi amministrative e direzionali (lo prevedeva il PRG del 1964 con l’asse attrezzato, ma è miseramente fallito per l’impossibilità economica di espropriare le aree e le resistenze dei ministeri a trasferirsi dal centro); il policentrismo urbano e la multifunzionalità ( voluto dal PRG del 2008, ma che non verrà realizzato perché ai proprietari delle aree non conviene); l’ampliamento delle reti veloci su ferro (che però richiede tempo e risorse che non abbiamo); l’estensione delle corsie riservate agli autobus (che però sono poco rispettate); l’estensione delle limitazioni al traffico privato (che fa imbestialire tutti e serve a poco, perché mancano le alternative valide e non è generalizzato); l’addensamento del costruito a ridosso delle reti ferroviarie (che però richiede forti investimenti e trova la resistenza delle ferrovie ad aumentare le frequenze dei treni e a realizzare le nuove stazioni); la realizzazione di più nodi e parcheggi di scambio (che richiede ingenti risorse che il pubblico non ha, che ai privati non conviene realizzare e che trova sempre qualche comitato contro); l’aumento della possibilità di cambiare sede di lavoro e di residenza (che è una sorta di utopia perché molti sono proprietari di casa e non ci sono case in affitto con le quali fare il cambio per avvicinarsi al posto di lavoro); il miglioramento del servizio pubblico (che però sarebbe un investimento inutile se la gente non è incentivata a prendere i mezzi pubblici); l’obbligatorietà per le aziende di dotarsi del “mobility manager” (già previsto dalla legge ma del tutto inapplicato); una diversa organizzazione dei “tempi della città”, che finora nessuno ha voluto esaminare seriamente per non urtare le sensibilità e gli interessi di parti consistenti dei lavoratori e degli utenti; aumentare il servizio di “car & bike sharing”.

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La soluzione del problema sta in tutte queste cose messe insieme, ma siccome sono complicate da fare una per volta figuriamoci tutte insieme.
Elencando i possibili rimedi e gli ostacoli che finora si sono frapposti alla loro realizzazione viene da domandarsi: ma allora bisogna arrendersi?
No direi che invece dobbiamo domandarci da dove si deve cominciare, perché non esistono problemi irrisolvibili, se c’è la volontà di farlo.

Però, come diceva Einstein, la soluzione di un problema non si trova al livello che l’ha generato, ma a un altro livello. Sappiamo che il problema si è formato da un lato al livello della politica, incapace di prendere le decisioni necessarie e timorosa di perdere consenso politico e dall’altro delle scelte individuali e dei condizionamenti collettivi.

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Prendere i mezzi pubblici è senza dubbio scomodo, ma molti nemmeno vogliono provarci (ma va detto che a volte ci si pente di aver fatto il tentativo per via dei troppi disservizi che si rischiano). Per noi fare un po’ di strada a piedi per raggiungere una fermata di metro è diventata quasi una penitenza e camminare ci fa sentire anche un po’ sfigati. Ma succede solo qui da noi, perché nella gran parte del mondo l’uso del mezzo privato in città è quasi inesistente, come nel caso di Londra, Parigi o Berlino, che hanno condizioni del tutto diverse dalla nostre, ma che noi nemmeno proviamo ad imitare.

Bisogna avere il coraggio di fare un po’ di tutte quelle cose che abbiamo elencato, imponendo a noi stessi di rispettare le regole e le limitazioni necessarie per attuarle, provando ad accogliere le proposte alternative dell’Amministrazione senza organizzarci subito in comitati di protesta.

Poi ci vogliono le risorse. E qui il Sindaco deve alzare un po’ la voce con il Governo. Il programma di ammodernamento e riorganizzazione della Capitale non può essere rinviato ancora e deve essere chiaro a tutti che questa è la Capitale del Paese, non solo il posto dove vivono i romani.

Poi , però, vorrei vedere finalmente uno studio organico della mobilità, fatto da un insieme di piccoli e medi interventi che, in attesa delle grandi soluzioni, affrontino in modo deciso i nodi irrisolti di questa città.
Dalla nuova Amministrazione capitolina mi aspetto soprattutto questo, un impegno costante e quotidiano nella soluzione dei problemi della mobilità romana, partendo da quella pubblica.

Perché il tempo è troppo prezioso e se l’Amministrazione vuole guadagnarsi il nostro rispetto deve riuscire a restituirci il bene più prezioso della vita, il tempo.

 
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