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Renato Zero a 75 anni: il tempo che ricomincia con “L’OraZero” e un tour che ricuce il presente

Insieme all’uscita dell’album, Renato Zero annuncia L’OraZero Tour, che comincerà il 24 gennaio 2026 e si concluderà ad aprile
a cura di Alessandra Monti
Renato Zero
Renato Zero

Quando un artista giunge a un’età in cui molti riposano, lui invece decide di iniziare. Renato Zero festeggia i 75 anni consegnando a sé stesso e al suo pubblico un nuovo capitolo — l’album L’OraZero — e un progetto live che partirà all’inizio del 2026. È un’evidenza: non siamo di fronte a una celebrazione nostalgica, ma a una fase nuova, tesa verso il futuro.

Renato Zero, un compleanno che segna una rinascita

Nato a Roma il 30 settembre 1950, Renato Fiacchini — alias Renato Zero — ha sempre avuto un rapporto viscerale con il tempo: lo ha misurato nei suoi cambi d’immagine, nei suoi temi provocatori e nelle sue trasformazioni artistiche. Ora, arrivato al traguardo dei 75 anni, non sceglie la ritualità di un bilancio, ma una partenza. Venerdì 3 ottobre esce L’OraZero, un disco di 19 inediti frutto di una progettualità che rivela ambizione e lucidità: non un’antologia, non una raccolta, ma un manifesto di vivere e resistere.

Nelle parole con cui presenta il progetto traspare la tensione del percorso: “È stato un viaggio durissimo e meraviglioso. Errori tanti, tante le delusioni… l’abbraccio del pubblico mi ripaga di tutto. È l’OraZero”. Non si tratta di un semplice richiamo alla genialità passata, ma di una testimonianza che mette in scena il contrasto tra fragilità e decisione: non un artista che ripassa la carriera, ma che si rituffa nella vita.

Questo nuovo lavoro è stato presentato in anteprima al Teatro Brancaccio di Roma, con la conduzione di Giorgia Surina, un luogo “teatrale” che guarda all’intimità del palco più che alle scenografie plateali.

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In scaletta, temi che attraversano l’interiorità, il senso del tempo, il ruolo dell’amore, la responsabilità verso le nuove generazioni. È significativo che uno dei brani si intitoli “Tu meriti di più”, un invito rivolto ai giovani — affermazione di fiducia, non di paternalismo.

In più, in un’intervista recente, Zero ha dichiarato l’apertura verso collaborazioni: ha indicato il desiderio che uno dei pezzi fosse scritto da Ultimo, a testimonianza di uno sguardo che non teme l’oggi.

L’OraZero Tour: date, progetto, aspettative

Contestualmente all’uscita dell’album, Renato Zero annuncia L’OraZero Tour, che comincerà il 24 gennaio 2026 e si concluderà ad aprile nei palasport italiani. La scelta dei palazzetti non è casuale: è un tipo di spettacolo che ha bisogno di un equilibrio tra dimensione “da stadio” e intimità, tra potenza sonora e trasporto emotivo.

In particolare, la prima tappa — in simbolico ritorno alla sua città natale — è prevista proprio a Roma.

Questo tour segue da vicino l’ultimo progetto live di Zero, Autoritratto – I concerti evento (2024), che ha attraversato l’Italia con 38 spettacoli in tre fasi. Ma non è un seguito: L’OraZero Tour si presenta come un progetto autonomo, con una scaletta probabilmente rinnovata e un’energia differente, costruita intorno all’album omonimo.

Il lancio del tour all’inizio dell’anno ha anche un effetto simbolico: è come se Zero intendesse attraversare l’inverno per portare la sua musica nella primavera del pubblico, portando con sé storie personali che parlano del collettivo.

L’artista e il ragazzo della periferia romana

Quando pensiamo a Renato Zero, spesso riaffiora l’immagine del giovane eccentrico che percorreva i quartieri periferici di Roma — la Montagnola, il contesto popolare, la strada. In quegli anni (fine anni Sessanta, primi Settanta), il suo modo di vestire, il suo atteggiamento erano già sfida: disturbavano, incuriosivano, rompevano le convenzioni.

Quei passi per le vie del quartiere oggi si legano a un uomo che ha imparato a fare della saggezza un’arma di bellezza. Ma non ha smarrito il senso dell’irriverenza. Anzi: nel nuovo album torna quell’impulso a scalfire i muri dell’omologazione, con la stessa ironia che lo caratterizzò allora ma con il distacco di chi ha vissuto.

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Dietro la platea che lo applaude, resta la persona che conosce il senso del fallimento, la solitudine, le notti in cui si torna a casa “affranti e si piange”. Questo non è civetteria emotiva: è la condizione che rende credibile chi dal palco parla di resistenza, di amore, di desiderio di “ricominciare”.

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Non è un caso che in queste settimane si sia parlato anche di un riavvicinamento con Loredana Bertè, con cui Zero ha ricucito un rapporto di collaborazione dopo anni di distanza. È un segno di apertura, di memoria, di riconoscimento del passato come terreno di dialogo anziché conflitto.

Il “disco manifesto” e il senso del presente

L’OraZero non è solo un album celebrativo: è un disco manifesto. In esso, Zero misura il presente con la profondità del vissuto, resta critico verso poteri e ingiustizie, ma si volge anche verso chi cerca una ragione per resistere. Non è un’operazione da nostalgici né un semplice esercizio di stile: è un appello.

È significativo che, nei testi anticipati e nei giudizi che emergono dalle interviste, Zero scelga parole come “ricominciare”, “guardare dentro”, “condivisione”, “responsabilità”. Non dà ricette, ma pone interrogativi: chi siamo adesso? Cosa possiamo costruire? Come trasformare ferite individuali in ragione di comunità?

Il tempo che “ricomincia” non è una regressione: è un invito a vivere con urgenza, con consapevolezza. L’anzianità per lui non è arretramento, ma tessuto in cui intrecciare esperienza e visione.

In un panorama musicale che spesso si misura con metriche effimere, Zero insiste su un rapporto primario: quello con il pubblico. Nei suoi discorsi, ripete che il dono ultimo è l’abbraccio, la presenza, il gesto di cantare insieme. Non è retorica; è una scommessa sul contatto diretto: artistico, emotivo, umano.

Cosa aspettarsi dal nuovo impegno di Renato Zero

Quando l’album sarà nelle mani di chi l’ascolta, e quando il tour entrerà nel vivo, vale tenere d’occhio alcuni elementi:

  1. Scaletta e bilanciamento nuovo/vecchio: quanto spazio darà Zero alle tracce di L’OraZero rispetto ai suoi classici? La scelta racconterà il grado di rischio e ambizione del progetto.
  2. Collaborazioni artistiche: se davvero ci sarà un pezzo scritto da un artista contemporaneo (Ultimo o altri), sapremo come Zero cerca dialogo con le nuove generazioni.
  3. Il dialogo con Roma: partire da Roma non è solo simbolico, ma una conferma del legame con la città che lo ha formato. Una città che, nei suoi testi passati, è spesso spazio reale e immaginario insieme.
  4. Riscontri critici e presenza nei media: un album di questo tipo viene letto e valutato anche per le sue tensioni. Sarà interessante vedere come critici e fan accoglieranno un lavoro così dichiaratamente sfidante.
  5. Il pubblico nei palasport: quanti saranno disposti a seguirlo non per il passato, ma per curiosità e impegno? Questo ‘test’ di pubblico è fondamentale: non basta l’affetto, serve adesione.

Renato Zero a 75 anni traccia una biforcazione di senso: crescere – ma restare vigili; inseguire – ma avere radici; essere voce – ma ascoltare. L’OraZero, con la sua tensione verso il domani, reclama non celebrazione, ma testimonianza. Il disco e il tour che verranno non sono un canto finale, ma un invito a continuare a guardare avanti, insieme, con coraggio.

 
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Interviste

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