Sarà presentata giovedì 8 maggio 2025 presso la sede delle Fondazioni Giacomo Matteotti e Giuseppe Emanuele e Vera Modigliani, la prossima tappa della mostra itinerante “Filiberto Sbardella, la terra è di chi la coltiva”. Per questa occasione, in un dialogo artistico con il pittore tedesco Gerhard Schwarz, l’evento (ingresso gratuito) è patrocinato da ANPI Palestrina e dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.
Due percorsi, una mostra. Filiberto Sbardella e Gerhard Schwarz: dialogo tra eredità, paesaggio e memoria civile
C’è un filo sottile e resistente che unisce epoche, stili e visioni in un incontro artistico che promette di lasciare tracce profonde: dal 7 al 22 maggio 2025, Roma ospita la mostra dedicata a Filiberto Sbardella e Gerhard Schwarz, due artisti che, seppur lontani per origine ed epoche, si ritrovano nel gesto pittorico come forma di radicamento e impegno. L’esposizione, curata con grande sensibilità e promossa dalle Fondazioni Giacomo Matteotti e Giuseppe Emanuele e Vera Modigliani, si tiene nella suggestiva sede di via dell’Arco del Monte, nel cuore della capitale. Il patrocinio di Roma Capitale e di Anpi Palestrina (Rm) sottolinea la valenza culturale e civile del progetto.
Gerhard Schwarz: impressionismo urbano e anima romana
Nato a Heidelberg nel 1959 ma profondamente innamorato dell’Italia, Gerhard Schwarz rappresenta un unicum nella scena artistica romana. Il suo percorso è tutto tranne che lineare: formatosi come tipografo, approda a Roma nei primi anni ’80 e sceglie le strade dell’Urbe come primo spazio espositivo. È un menestrello contemporaneo, armato di pennelli invece che di liuto, che viene notato da Dario De Blanck – pittore surrealista e allievo di Chagall – e da lì ha inizio un cammino fatto di mostre, riconoscimenti e una crescente dedizione al paesaggio romano.
Schwarz dipinge en plein air, catturando le variazioni di luce, l’umore di un vicolo o di un parco, ma sempre con uno sguardo poetico e sensibile. Il suo impressionismo non è mai nostalgico: è un linguaggio vivo, che rinnova la tradizione pittorica attraverso un occhio europeo e, allo stesso tempo, affettuosamente locale. La Roma di Schwarz è fatta di dettagli fugaci, di attimi sospesi tra cielo e selciato, di attaccamento ai luoghi e alle persone.
Filiberto Sbardella: l’arte come impegno, architettura e lotta
Accanto alle tele di Schwarz, si stagliano le opere di Filiberto Sbardella (1909–1983), artista, partigiano, urbanista. Figura poliedrica e, per certi versi, ancora tutta da scoprire. Nato a Palestrina, allievo di Gustavo Simoni e di Tito Venturini Papari, Sbardella si muove tra i grandi snodi del Novecento: il Futurismo giovanile, il Realismo del secondo dopoguerra, il fervore civile della Resistenza. La sua produzione artistica affonda le radici in un tempo di fermento e di trasformazione, e il suo impegno civile si intreccia inestricabilmente con la pratica artistica.
Non solo pittore, ma anche architetto urbanista, Sbardella partecipa alla costruzione dell’Italia postbellica, firmando progetti che ancora oggi segnano il paesaggio urbano: dalla sede del PCI in via dei Frentani, agli interventi PEEP a Tor Bella Monaca e Labaro, fino alla collaborazione con maestri del calibro di Zevi, Ponti, Cosenza. La sua arte è frutto di una visione totale dell’uomo e dello spazio, in cui estetica e funzione si fondono in un pensiero etico. E il progetto culturale “La terra è di chi la coltiva”, avviato nel 2019 da Pasquale Biagio Cicirelli e Claudio Gatti, ha avuto il merito di riaccendere l’attenzione su una figura che ha attraversato da protagonista molte delle stagioni dell’Italia contemporanea.
Un dialogo tra pittura, città e memoria
La scelta di accostare Schwarz e Sbardella non è casuale, ma frutto di una precisa volontà curatoriale: mettere in dialogo due modi diversi, eppure complementari, di vivere il legame con il territorio. Se Schwarz interpreta Roma come paesaggio dell’anima, Sbardella ne disegna le trasformazioni materiali e storiche. Entrambi, però, restituiscono una città viva, palpitante, e soprattutto, un’idea di arte come responsabilità.
Durante la presentazione dell’8 maggio, prevista alle ore 17:30 e aperta al pubblico, si attende un confronto tra storici dell’arte, urbanisti, cittadini e appassionati. Perché questa mostra è, prima di tutto, un’occasione per riflettere su come il gesto artistico possa diventare una forma di testimonianza, una narrazione parallela e alternativa della storia ufficiale.
Il contesto in cui si inserisce – tra le mura di due fondazioni profondamente legate alla memoria democratica – aggiunge un ulteriore livello di significato. È un atto di restituzione, di ricostruzione del passato recente attraverso immagini, storie, volti e spazi.
Oltre la mostra, verso una nuova narrazione condivisa
Non è solo una retrospettiva, né una celebrazione postuma. È piuttosto l’inizio di un nuovo percorso, che guarda al futuro con l’umiltà e la profondità di chi sa che l’arte, per avere senso, deve sempre partire dalla realtà. E tornarci. Con i piedi nella terra – come suggerisce il titolo del progetto dedicato a Sbardella – ma lo sguardo aperto al cielo.
Archivio Filiberto Sbardella
“Da anni curiamo l’Archivio Filiberto Sbardella che (situato a Roma) col tempo siamo riusciti ad ampliare notevolmente. L’attività di ricerca – assieme a quella espositiva – ci ha condotti nei più importanti e prestigiosi Archivi italiani e internazionali (Univ. Padova, Pavia, Torino, Tor Vergata, Fondazione Biennale di Venezia, Triennale di Milano, Archivio di Stato, Archivio Anpi, Cgil, ecc.) dove abbiamo sempre trovato accoglienza e collaborazione.
Sbardella grazie alla sua attività artistica e politica entrò in contatto e in amicizia con i maggiori personaggi del ‘900: da Ponti a Sironi, da Siqueiros, Quattrucci, a Guttuso, da Stoilov a Chruscev, da Zevi a Pertini, da Lama a Di Vittorio; quindi è facilmente comprensibile la mole di documenti (alcuni inediti) che abbiamo acquisito”, affermano il Dottor Pasquale Cicirelli e l’Architetto Claudio Gatti. Sbardella era tra i comandanti del movimento partigiano romano “Bandiera Rossa“, la più grande forza partigiana nella Roma occupata dai nazofascisti, che ebbe militanti nelle varie borgate della città e nei paesi limitrofi.
L’Archivio parteciperà alla Festa di Liberazione Nazionale del 25 aprile di Pomezia, in provincia di Roma (assieme alla sezione Anpi locale) con una mostra storica da un estratto dell’Archivio Sbardella”.
