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Dramma nella notte

Roma. Auto pirata travolge monopattino con due persone a bordo, un 36enne morto sul colpo e un 26enne ferito grave

L’auto viene trovata a distanza di poche ore, parcheggiata nel quartiere Prati
Di Fabio Vergovich
Monopattino elettrico con due persone
Monopattino elettrico con due persone (foto di repertorio)

Una collisione brutale nel cuore della notte

Succede tutto intorno alle 2 di notte, in una Roma ancora sveglia in alcune sue arterie, ma deserta in molte altre. Sulla via Prenestina, all’altezza di Piazzale Labicano un’auto lanciata a forte velocità travolge due persone in monopattino. Sono giovani, entrambi spagnoli. Uno ha 36 anni e muore sul colpo. L’altro, 26enne, viene trasportato d’urgenza all’ospedale San Giovanni, cosciente ma ferito.

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La dinamica, secondo i primi rilievi del gruppo Torri della Polizia Locale, è netta: nessuna frenata, nessuna manovra d’emergenza. Solo l’impatto e poi la fuga. L’auto, dopo aver colpito il monopattino, urta anche un altro veicolo con due persone a bordo. Fortunatamente illese. Eppure, anche dopo questo secondo impatto, chi era alla guida non si ferma.

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L’auto abbandonata a Prati, ma chi la guidava?

La notizia rimbalza veloce nella prima mattinata. Non si tratta solo di cronaca nera: c’è qualcosa di profondamente disturbante nell’abbandono del luogo del delitto, nella velocità con cui si sparisce come se nulla fosse successo. L’auto viene trovata a distanza di poche ore, parcheggiata nel quartiere Prati. È sotto sequestro, ma non c’è ancora un nome certo per chi fosse al volante.

Le indagini proseguono tra testimonianze, tracciamenti delle telecamere e rilievi tecnici. Un lavoro accurato, reso ancora più complesso dalla velocità con cui gli eventi si sono susseguiti. Una manciata di secondi ha deciso la vita di due persone e aperto un varco di dolore che tocca anche chi, con quelle vittime, non ha nulla in comune se non l’abitare la stessa città.

Mobilità urbana e senso civico: una frattura che si allarga

In un contesto urbano dove la mobilità su due ruote è cresciuta in maniera esponenziale, anche grazie ai monopattini elettrici, episodi del genere non sono più rari. Ciò che colpisce, però, non è solo il tragico epilogo. È il contorno: la mancanza di responsabilità, il silenzio dopo l’urto, la fuga. La strada è diventata spesso uno spazio senza volto, dove si è presenti solo fino al momento in cui accade qualcosa.

Roma, tra il centro e le periferie, continua a interrogarsi sul senso stesso di convivenza urbana. I mezzi cambiano, le regole si aggiornano, ma ciò che sembra mancare è ancora il patto implicito tra chi vive la strada e chi la rispetta. E la cultura della città – quella che si costruisce anche nell’attenzione all’altro, nel gesto di fermarsi – non è fatta solo di eventi o festival, ma anche di questo tipo di civiltà quotidiana.

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Un ragazzo è morto, un altro è ferito. Nessuno dei due era su un’auto, eppure sono stati centrati in pieno da qualcosa che dovrebbe servire a spostarci, non a dividerci.

La legge non consente di andare in due sul monopattino elettrico. Questo veicolo è progettato per l’uso individuale e non è dotato di posto a sedere per un passeggero. Trasportare altre persone è una violazione delle regole di utilizzo e comporta sanzioni. 

 
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