Roma-Bologna, Daspo per 10 tifosi giallorossi e nuove identificazioni all’Olimpico

L’uso dei fumogeni, spesso liquidato come gesto folkloristico, viene invece trattato per ciò che è: una condotta vietata che può incidere sulla sicurezza, sulla visibilità e sul regolare svolgimento dell’evento
Di Fabio Vergovich
Polizia all'Olimpico
Polizia all'Olimpico

La partita Roma-Bologna non lascia soltanto un bilancio sportivo, ma anche un nuovo fronte sul piano dell’ordine pubblico. Il Questore di Roma ha firmato dieci Daspo nei confronti di altrettanti supporters giallorossi individuati nelle ore precedenti al match mentre si dirigevano verso la tangenziale, all’altezza di via degli Orti della Farnesina, con un intento ritenuto verosimilmente orientato a possibili azioni ai danni dei tifosi ospiti. È il primo bilancio di una attività che prosegue e che riguarda anche altri soggetti la cui posizione è ora in fase di approfondimento.

I provvedimenti firmati dopo i controlli prepartita

Il dato più rilevante riguarda proprio i dieci provvedimenti di divieto di accesso alle manifestazioni sportive adottati dal Questore. La durata varia da uno a due anni e tiene conto dei precedenti di polizia attribuiti ai soggetti coinvolti. Non si tratta dunque di una misura standard, ma di una risposta calibrata sul profilo individuale di ciascun destinatario.

Secondo quanto emerso, i tifosi giallorossi erano stati intercettati prima dell’inizio della gara mentre si muovevano verso un’area sensibile dal punto di vista della viabilità e dei flussi di accesso allo stadio. L’ipotesi presa in esame dagli investigatori è che il gruppo stesse cercando un contatto con la tifoseria del Bologna. In questo quadro, a tutti è stato contestato il reato di possesso di oggetti atti ad offendere in occasione di manifestazioni sportive, circostanza che rende ancora più pesante il quadro emerso nelle verifiche.

Roma-Bologna e il nodo della prevenzione intorno allo stadio

La vicenda conferma quanto il lavoro di prevenzione resti decisivo nelle ore che precedono incontri ad alta partecipazione. I controlli non si limitano all’impianto sportivo, ma si estendono ai punti di accesso, alle direttrici di arrivo e alle zone considerate più esposte al rischio di contatti ostili fra gruppi organizzati. Via degli Orti della Farnesina e l’area della tangenziale rientrano proprio in questo schema operativo, perché rappresentano passaggi delicati nei movimenti dei tifosi.

L’intervento della Questura assume quindi un significato che va oltre il singolo episodio. L’obiettivo non è soltanto sanzionare comportamenti già emersi, ma interrompere sul nascere possibili situazioni di pericolo. È qui che il Daspo torna a essere uno strumento centrale: limita l’accesso agli stadi e al tempo stesso segna un passaggio netto sul piano della prevenzione, soprattutto nei confronti di soggetti già noti alle forze dell’ordine.

Minorenni riaffidati alle famiglie, avviato l’iter per le misure

Nel medesimo contesto sono stati individuati anche cinque minorenni, componenti dello stesso gruppo. Dopo gli accertamenti, i ragazzi sono stati riaffidati ai rispettivi nuclei familiari. Anche nei loro confronti, però, sarà avviato l’iter finalizzato all’adozione delle medesime misure di prevenzione.

È un elemento che richiama l’attenzione su un fenomeno da non sottovalutare. La presenza di minorenni in contesti potenzialmente violenti legati al tifo impone un doppio livello di intervento: da una parte la risposta amministrativa e di polizia, dall’altra la necessità di un lavoro educativo e di responsabilizzazione che coinvolga famiglie, scuola e società sportive. Il fatto che i giovani facessero parte dello stesso gruppo degli adulti rafforza la percezione di un coinvolgimento non episodico, ma inserito in dinamiche già strutturate.

I controlli durante la gara e il petardo lanciato da un tifoso del Bologna

L’attività delle forze di polizia non si è fermata prima del fischio d’inizio. Nel corso della partita, personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza Prati è riuscito a identificare un supporter del Bologna ritenuto autore del lancio di un petardo durante le fasi di gioco. Anche questo episodio si inserisce in una cornice che mostra quanto la gestione della sicurezza allo stadio richieda attenzione costante per tutta la durata dell’evento.

Il lancio di materiale esplodente o comunque pericoloso resta uno dei comportamenti più insidiosi in ambito sportivo, non solo per il rischio immediato per spettatori e addetti, ma anche perché può innescare reazioni a catena sugli spalti. L’identificazione dell’autore rappresenta un segnale preciso sul livello di monitoraggio attivo all’interno dell’Olimpico e sulla capacità degli operatori di intervenire anche successivamente grazie agli elementi raccolti.

Fumogeni all’Olimpico, altri tifosi giallorossi sotto esame

Nella stessa cornice investigativa, il Commissariato Prati sta lavorando all’identificazione completa di ulteriori tre supporters giallorossi ripresi dalle telecamere dello stadio mentre accendevano fumogeni. Le immagini acquisite attraverso il sistema di videosorveglianza e dagli occhi elettronici in dotazione al GOS stanno consentendo di ricostruire con precisione quanto avvenuto in curva e negli altri settori interessati.

Il lavoro, inoltre, non si ferma a questi tre casi. Gli accertamenti proseguono anche per altri supporters giallorossi coinvolti in analoghe accensioni. È un passaggio importante perché conferma la volontà di procedere fino in fondo, senza limitarsi agli episodi più evidenti o immediatamente riconducibili a singoli già noti. L’uso dei fumogeni, spesso liquidato come gesto folkloristico, viene invece trattato per ciò che è: una condotta vietata che può incidere sulla sicurezza, sulla visibilità e sul regolare svolgimento dell’evento.

Sicurezza negli stadi, il segnale della Questura di Roma

Il bilancio di Roma-Bologna restituisce dunque una fotografia netta: dieci Daspo già firmati, cinque minorenni coinvolti con un iter di prevenzione in avvio, un tifoso ospite identificato per il lancio di un petardo, altri tre romanisti in fase di identificazione per i fumogeni e ulteriori posizioni ancora al vaglio. Il messaggio della Questura è chiaro: ogni segmento della partita, dall’avvicinamento allo stadio fino a quanto accade sugli spalti, rientra in una filiera di controllo destinata a produrre conseguenze concrete.

Per la città di Roma, che ospita ogni stagione appuntamenti calcistici ad alta densità di pubblico, il tema non riguarda soltanto la cronaca del giorno dopo. Riguarda la tenuta complessiva del modello sicurezza, la credibilità dei dispositivi di prevenzione e la capacità di isolare chi trasforma il calcio in un terreno di illegalità. In questa prospettiva, i provvedimenti già adottati e quelli ancora in preparazione rappresentano un passaggio rilevante nella strategia di contenimento dei comportamenti violenti e pericolosi legati al tifo.

 
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Cronaca

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