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Attività artistiche e spettacoli

Roma celebra il suo 2778° compleanno con una festa lunga un giorno

Il Colle Capitolino si trasforma in un laboratorio urbano di cultura e comunità
Di Fabio Vergovich
Natale di Roma
Natale di Roma (Foto di repertorio)

Il 21 aprile non è un giorno qualunque per Roma. È il suo compleanno, e non uno qualsiasi: sono 2778 anni dalla leggendaria fondazione dell’Urbe. Una ricorrenza che va ben oltre la celebrazione simbolica, trasformandosi ogni anno in un momento di riconoscimento e appartenenza per chi la vive, la visita, la attraversa. La Festa di Roma 2025, in programma dalle 15.00 alle 22.00, torna con una formula ormai rodata ma sempre capace di sorprendere: un’intera giornata gratuita di attività artistiche, culturali e spettacolari distribuite lungo il cuore antico della città, il Colle Capitolino. Non solo intrattenimento, ma anche una proposta culturale pensata per far dialogare epoche, linguaggi e pubblici. Roma si racconta nel suo passato più glorioso, nel suo presente più creativo e in un futuro immaginato da chi la abita.

Dalla fondazione all’arte urbana: il tempo scorre in salita

La narrazione parte dalla storia, con il ciclo di lezioni pubbliche “Roma Eterna” ospitato nella Sala della Protomoteca. Gli interventi accademici, accessibili anche in LIS, spaziano dalla fondazione mitica fino al Medioevo, unendo l’analisi archeologica al racconto topografico, passando per la scomparsa enigmatica di Romolo. Ogni contributo costruisce un tassello di un mosaico che è insieme scientifico e affettivo.

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Ma basta percorrere pochi metri per passare dalle sale chiuse alla città aperta. Sulla scalinata del Vignola, salendo verso Piazza del Campidoglio, il pubblico potrà confrontarsi con una Roma proiettata nel domani grazie a “Roma 2.0”, progetto curatoriale che coinvolge dieci artisti visivi nella reinterpretazione dell’identità urbana della Capitale. Accanto, “Roma Dipinta” prende forma sotto gli occhi dei visitatori grazie all’intervento live di Emanuela Sandu e Costanza Lettieri: un’opera che cresce nel tempo stesso della festa.

Voci, suoni e volti della romanità

L’intero colle diventa mappa sentimentale di una città in cui ogni angolo racconta. In Piazzale Caffarelli va in scena “Li mejo fiji de Roma”, una serie di spettacoli che restituiscono voce a grandi personalità del passato come Belli, Petrolini, Trilussa e Gabriella Ferri. Letture, musiche e performance restituiscono sfumature umane, comiche, malinconiche a figure che fanno parte dell’immaginario collettivo romano.

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Poco più in là, nel giardino di Villa Caffarelli, la scena si sposta sulla contaminazione tra generi: dal teatro canzone “Ruma” di Lavinia Mancusi, alle atmosfere più ironiche e contemporanee di “TROPS”, fino alle armonie al femminile di Raffaella Misiti & Le Romane. Ogni performance è un invito a vivere la romanità come qualcosa di vivo e in movimento. Parole che lasciano il segno A metà strada tra spettacolo e memoria, il segmento “Le parole di Roma” si prende la responsabilità di raccontare la città per quello che è oggi.

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Artisti della parola come Er Pinto, Johnny Palomba, Josafat Vagni e Leonardo Bocci portano storie, sarcasmo, denuncia e ironia in forma poetica o teatrale. È una Roma più ruvida, forse, ma autentica, raccontata senza filtro. Un cambio di tono avviene salendo verso lo spiazzo del Tempio di Giove, dove si entra nel mondo del varietà con il ciclo “Quanto sei bella Roma”: musica, tip tap, stornelli e un omaggio finale alle colonne sonore del cinema italiano con il Quartetto d’Archi “Festa di Roma”. Tutto scorre con leggerezza, ma senza superficialità.

Spettacoli di strada e laboratori: il colle come luogo di meraviglia

Non manca l’arte di strada, che trova casa nel programma “Buskerolo Romano”: giocoleria, comicità, musica, danza con il fuoco. Un filone trasversale che accompagna il pubblico in attesa del concerto serale, alimentando curiosità e stupore, soprattutto tra i più piccoli. Per loro, nella zona dei giardini di Sisto IV, prende vita “Piccola Roma!”, il segmento più ludico e pedagogico della giornata. Laboratori di cartapesta, cacce al tesoro tematiche, clownerie: qui il passato si conosce giocando, e ogni bambino diventa esploratore.

Il gran finale: la voce di Roma in musica

Alle 20.45 Piazza del Campidoglio si riempie. Non solo per il programma, ma per una sorta di chiamata emotiva che ogni anno porta migliaia di persone a ritrovarsi davanti a un palco che è più simbolico che scenico. Il Muro del Canto, band folk-rock romana, torna a dare voce alla città con la sua miscela potente di suono e narrazione. Con brani come L’amore mio non more, Ciao core, Figli come noi, il gruppo accompagna i presenti in un viaggio musicale che è, in fondo, la colonna sonora di una Roma viva, contraddittoria, e profondamente vera. Quella che si festeggia il 21 aprile non è solo la Roma antica, ma anche quella che cambia, si racconta, si espone e si lascia celebrare. Un compleanno che più che chiudersi, si dilata, lasciando una traccia viva nel cuore di chi c’era.

 
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Cronaca

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