Roma, emporio del furto in un box abusivo vicino alla stazione Finocchio: 5 fermi e 200 articoli recuperati

La Polizia di Stato ha fermato cinque uomini di origine peruviana, di età compresa dai 36 ai 50 anni, gravemente indiziati di ricettazione in concorso
Di Simone Fabi
Stazione metro di Finocchio (Linea C)
Stazione metro di Finocchio (Linea C)

Un box abusivo a ridosso della stazione Finocchio, nella periferia est di Roma, era stato trasformato in un deposito di refurtiva con valigie, borse, elettronica, profumi, carte di credito e denaro estero. La Polizia di Stato ha fermato cinque uomini di origine peruviana, di età compresa dai 36 ai 50 anni, gravemente indiziati di ricettazione in concorso.

Finocchio, il box abusivo diventato magazzino della merce rubata

L’intervento è nato da un controllo nella zona della fermata metropolitana Finocchio, lungo un quadrante della Capitale dove il passaggio continuo di pendolari, residenti e mezzi pubblici rende ogni anomalia più difficile da notare e, proprio per questo, più utile a chi prova a muoversi sotto traccia.

Gli agenti del Nucleo PolMetro stavano effettuando verifiche nei pressi della stazione quando l’attenzione si è spostata verso un cortile adiacente. A indirizzare l’attività è stato anche il comportamento dell’unità cinofila antidroga, che ha segnalato un’area meritevole di controllo.

Il quadro ha preso forma in pochi istanti. Uno degli occupanti, alla vista dei poliziotti, avrebbe cercato di sottrarsi alla verifica barricandosi dentro una costruzione precaria adagiata sul terreno. Quel movimento improvviso ha trasformato un controllo ordinario in un accertamento più ampio. Gli agenti, con il supporto di una pattuglia delle Volanti, sono riusciti a entrare nonostante i ripetuti rifiuti di aprire la porta.

All’interno sono stati trovati cinque uomini, tutti di origine peruviana. Il locale non appariva come un semplice rifugio improvvisato. Le stanze erano occupate da oggetti accatastati, catalogabili per tipologia e valore commerciale: valigie, zaini, borse firmate, dispositivi elettronici, profumi, accessori personali. Un assortimento ampio, circa 200 articoli, che ha fatto emergere l’ipotesi di un deposito abusivo usato per custodire e smistare merce di provenienza illecita.

Refurtiva, carte di credito e valuta estera: cosa è stato trovato nel deposito

Il ritrovamento più rilevante non riguarda soltanto la quantità degli oggetti recuperati, ma anche la loro varietà. La presenza di beni facilmente rivendibili, in particolare elettronica, borse, profumi e accessori, descrive un circuito alimentato da furti e pronto a rimettere la merce in circolazione. In questi casi il deposito non serve solo a nascondere: diventa un passaggio operativo, il luogo dove separare, selezionare, conservare e preparare gli articoli prima della successiva destinazione.

A rafforzare i sospetti sono state le carte di credito rinvenute in un portafogli e le banconote in diverse valute straniere. Accanto agli euro sono stati trovati dollari americani, franchi svizzeri e denaro proveniente da Perù, Argentina e Cambogia. Un dettaglio che allarga la lettura dell’intervento, perché porta gli investigatori a valutare non solo il possesso dei beni, ma anche la possibile provenienza da episodi diversi, magari avvenuti in aree frequentate da turisti, viaggiatori o persone di passaggio.

Il bagno era l’unico ambiente apparentemente libero dalla merce. Proprio lì, però, l’unità cinofila ha segnalato una bustina di plastica vuota, ancora impregnata di un forte odore riconducibile a sostanza stupefacente. L’ipotesi è che il contenuto possa essere stato eliminato nel wc poco prima dell’ingresso degli agenti. Un elemento ulteriore, inserito in un contesto già ricco di segnali investigativi.

L’auto a noleggio con fori da arma da fuoco e il kit per eludere i controlli

Nel cortile è stato trovato anche un veicolo a noleggio sul quale pendeva una nota di rintraccio. La vettura presentava tre fori compatibili, per caratteristiche e conformazione, con colpi d’arma da fuoco. La presenza dell’auto vicino al box aggiunge un altro tassello alla ricostruzione: un mezzo potenzialmente usato per spostamenti rapidi, trasporto di oggetti e passaggi operativi legati alla gestione della merce.

Dentro l’auto gli agenti hanno recuperato quello che appare come un vero “kit del mestiere”. C’erano parrucche, un telefono cellulare e fogli di carta stagnola. Le parrucche avrebbero potuto servire al travisamento, mentre la stagnola viene spesso usata per schermare dispositivi antitaccheggio e rendere più difficile l’individuazione di articoli sottratti da negozi e attività commerciali.

Questi particolari rendono l’intervento più significativo rispetto al semplice rinvenimento di oggetti sospetti. La presenza di strumenti utili a cambiare aspetto, schermare merce e comunicare attraverso un telefono dedicato indica una possibile organizzazione pratica dell’attività. Non un accumulo casuale, dunque, ma un sistema capace di conservare beni, prepararli e gestire passaggi successivi.

Cinque fermi convalidati: l’ipotesi di ricettazione in concorso

Per i cinque uomini è scattato il fermo di indiziato di delitto. Sono ritenuti gravemente indiziati, in concorso, del reato di ricettazione. La misura, richiesta dalla Procura, è stata convalidata dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma. L’inchiesta dovrà ora chiarire la provenienza dei circa 200 articoli recuperati, ricostruire eventuali collegamenti con furti denunciati e individuare i proprietari dei beni sequestrati.

Il dato più concreto, sul piano cittadino, riguarda la posizione del box: un’area vicina a una fermata metropolitana, quindi inserita in un punto di passaggio quotidiano. La vicinanza al trasporto pubblico può offrire movimento, copertura e rapidità negli spostamenti. Per questo l’intervento assume rilievo anche nella lettura della sicurezza urbana nelle periferie romane, dove i controlli nelle zone di transito possono far emergere attività sommerse non sempre visibili a residenti e pendolari.

Resta ferma la fase preliminare del procedimento. Le evidenze raccolte appartengono alle indagini in corso e dovranno essere valutate nelle sedi competenti. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna.

 
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