Roma Est, droga nascosta nel verde e fuga nello stagno: 5 arresti della Polizia di Stato

Di Simone Fabi
Volante Polizia di Stato
Volante Polizia di Stato

Roma Est torna al centro dei controlli contro spaccio e microcriminalità. Da Tor Bella Monaca a Castelverde, la Polizia di Stato ha messo in campo un dispositivo che ha portato a 5 arresti, 3 denunce, 5 consumatori segnalati alla Prefettura e 210 persone identificate.

Periferia est di Roma, l’operazione della Polizia di Stato da Tor Bella Monaca a Castelverde

La periferia est della Capitale è stata attraversata da un’operazione ampia, costruita su controlli mirati, attività antidroga e verifiche nei luoghi maggiormente esposti al rischio di illegalità diffusa. Il bilancio restituisce la portata del dispositivo: cinque persone arrestate, tre denunciate, cinque consumatori segnalati alla Prefettura e oltre duecento identificazioni.

L’attività è stata coordinata dal VI Distretto Casilino, con il supporto della Polizia Locale di Ciampino, in un’area urbana dove lo spaccio tende a cambiare forma, adattandosi agli spazi aperti, alle zone verdi, ai punti di passaggio e ai contesti di aggregazione.

Non soltanto appartamenti, scale condominiali o cortili. In questa operazione l’attenzione si è concentrata anche su depositi mimetizzati nella vegetazione, auto sospette, locali pubblici, strade secondarie e aree periferiche usate per tentare la fuga.

Il cuore dell’attività antidroga si è sviluppato a Tor Bella Monaca, in via dell’Archeologia, dove le unità cinofile hanno avuto un ruolo determinante. Il fiuto dei cani ha permesso di individuare nascondigli insoliti, ricavati in mezzo al verde e pensati per sottrarre le dosi ai controlli più immediati.

Un metodo che mostra quanto le piazze di spaccio siano ormai organizzate anche con piccoli accorgimenti logistici: la droga non resta sempre addosso a chi la vende, ma viene sistemata in luoghi vicini, raggiungibili in pochi secondi, così da ridurre il rischio in caso di intervento delle forze dell’ordine.

Droga nascosta nei cespugli e ai piedi degli alberi: come funzionavano i punti di vendita

In uno degli episodi ricostruiti dagli agenti, due presunti pusher avrebbero usato una fessura nascosta dentro un cespuglio come deposito di sostanza stupefacente. Gli spostamenti osservati dalla Polizia hanno consentito di delineare una divisione dei compiti: da una parte chi sorvegliava l’area, dall’altra chi si occupava della cessione.

Una struttura semplice, rapida, capace di garantire continuità al punto di vendita e di segnalare eventuali presenze indesiderate.

Poco distante, un cittadino pakistano avrebbe gestito una piazza di spaccio “monoposto”, alimentata da una scorta di cocaina e crack occultata ai piedi di un albero.

Altre dosi, già pronte per la vendita al dettaglio, sono state rinvenute nelle parti intime. Anche in questo caso, il sistema usato puntava a rendere meno visibile la disponibilità della droga, separando il punto di contatto con gli acquirenti dal luogo in cui venivano conservate le dosi.

Per i tre soggetti coinvolti a Tor Bella Monaca è scattato l’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’intervento mette in evidenza un elemento ormai ricorrente nelle attività antidroga nelle periferie: la capacità dei gruppi di vendita di sfruttare ogni spazio disponibile, dal verde pubblico agli angoli meno illuminati, adattando le modalità operative alla pressione dei controlli.

Acquirenti fermati, verifiche nei bar e segnalazioni alla Prefettura

I controlli non si sono fermati ai soli venditori. Nel corso del dispositivo sono stati identificati anche tre acquirenti, un italiano e due cittadini di origine nigeriana, trovati con modesti quantitativi di hashish, cocaina e marijuana. Per loro sono scattate la denuncia all’Autorità giudiziaria e la segnalazione amministrativa alla Prefettura.

L’attività ha riguardato pure esercizi commerciali e luoghi di ritrovo. In un bar sono state riscontrate irregolarità amministrative legate alla mancata esposizione della S.C.I.A., con conseguenti sanzioni. Le verifiche hanno portato inoltre all’identificazione di numerosi avventori, alcuni con precedenti di polizia e penali.

Due cittadini tunisini sono stati trovati in possesso di sostanza stupefacente per uso personale e sanzionati in via amministrativa. Uno dei due, privo di documento identificativo, è stato accompagnato all’Ufficio Immigrazione per ulteriori accertamenti ed è stato denunciato per false generalità. Dagli approfondimenti è emerso anche un divieto di dimora nel Comune di Roma.

Questi passaggi mostrano il doppio livello dei controlli: da un lato il contrasto alla vendita di droga, dall’altro la verifica del contesto in cui certe presenze si concentrano. Le piazze di spaccio non vivono isolate. Si alimentano di movimenti rapidi, piccoli acquisti, appoggi logistici, luoghi di attesa, spostamenti continui.

Per questo le operazioni più efficaci non si limitano al sequestro delle dosi, ma provano a leggere tutto ciò che ruota attorno al mercato di strada.

Castelverde, fuga ad alta velocità e arresto in area paludosa

Il dispositivo si è poi spostato idealmente fino a Castelverde, dove l’attenzione degli agenti è stata attirata da un’autovettura con andatura sospetta e manovre pericolose. A bordo c’erano due cittadini albanesi. Alla vista della Polizia, i due hanno tentato di sottrarsi al controllo, dando il via a una fuga ad alta velocità lungo le strade del quartiere.

La corsa è proseguita a piedi, fino a un’area paludosa. I fuggitivi hanno cercato riparo nella vegetazione e dentro uno stagno, nel tentativo di far perdere le proprie tracce. Sono stati rintracciati e bloccati dagli agenti. Per entrambi è scattato l’arresto per resistenza a pubblico ufficiale.

All’interno dell’auto abbandonata durante la fuga sono stati trovati chiavi alterate e grimaldelli. Il rinvenimento ha portato anche alla denuncia per possesso ingiustificato di strumenti potenzialmente utilizzabili per forzare serrature, porte o veicoli. L’episodio di Castelverde allarga il quadro dell’operazione: non solo droga, ma anche contrasto a comportamenti riconducibili alla microcriminalità predatoria, quella che incide sulla percezione di sicurezza nei quartieri e nelle zone residenziali ai margini della città compatta.

Arresti convalidati e presunzione di innocenza per gli indagati

Il bilancio finale parla di cinque arresti, tre denunce, cinque consumatori segnalati alla Prefettura e 210 persone identificate. Tutti gli arresti sono stati convalidati dall’Autorità giudiziaria.

Resta fermo, per tutte le persone coinvolte, il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna. Le evidenze investigative descritte riguardano la fase delle indagini preliminari e dovranno essere valutate nelle sedi competenti.

 
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Cronaca

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