Un Giardino che profuma di storia
Il prossimo lunedì 21 aprile, il Roseto comunale di Roma riaprirà le sue porte, regalando ai visitatori una distesa di oltre mille rose che raccontano una storia affascinante di profumi, colori e culture diverse. Situato sulla via di Valle Murcia, un’area che domina suggestivamente il Circo Massimo, questo giardino accoglierà i visitatori con un abbraccio floreale. Scelta non casuale quella della data, che coincide con i festeggiamenti del Natale di Roma, un momento simbolico per la città.
Orari di visita e accesso
Fino al 15 giugno, il Roseto sarà aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30. L’ingresso principale è al momento inagibile a causa di lavori stradali in corso, ma nessun problema: l’accesso è comunque garantito da via Clivo dei Publicii 3. Un piccolo cambiamento logistico che non toglierà nulla al piacere di immergersi in un mondo fatto di botanica e bellezza.
Un tuffo nel passato
Già ai tempi dell’antico storico Tacito, nel Circo Massimo si celebravano i ‘floralia’, festività dedicate alla dea Flora. Una tradizione che si respirava anche nei secoli successivi, quando il sito divenne l’Orto degli Ebrei nel 1645, fino alla sua trasformazione, nel 1950, nell’attuale Roseto, un tributo anche alla comunità ebraica che aveva consentito di utilizzare nuovamente l’area.
Le rose più curiose
A spasso per quelli che possiamo definire veri e propri corridoi di storia vivente, i visitatori potranno incontrare rose uniche, come la Rosa Chinensis Virdiflora con i suoi petali verdi, o la Rosa Chinensis Mutabilis, che mostra una metamorfosi di colori giorno dopo giorno. E se qualcuno storcesse il naso per la presenza della Rosa Foetida, una particolare che emana un odore piuttosto forte, non si farà scoraggiare: l’esperienza del Roseto va oltre le semplici aspettative olfattive.
Simboli e curiosità
Chi avrà la curiosità di percorrere i vialetti del giardino noterà come la disposizione dei percorsi segua la forma della menorah, il candelabro a sette bracci simbolo dell’ebraismo. Una visione che richiama alla mente il rispetto e la gratitudine per la cultura ebraica che, in un certo modo, ha contribuito a fare della storia di questo luogo un tessuto di influenze incrociate. Un luogo dove il passato incontra la natura, e dove ogni fioritura diventa un racconto nuovo da scoprire.