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Lazio-Roma anticipato alle 12:30: anche la politica si divide sulla sicurezza del derby

Una partita simbolo come il derby tra Lazio e Roma dovrebbe essere un momento di festa popolare, non una potenziale zona di rischio
Di Lina Gelsi
Roma, Tifosi allo stadio Olimpico

Il derby della Capitale tra Lazio e Roma, in programma domenica 21 settembre allo stadio Olimpico, non si giocherà di sera. Le autorità di pubblica sicurezza, in accordo con la Lega Serie A, hanno fissato il calcio d’inizio alle 12:30. La motivazione è chiara: ridurre i rischi legati all’ordine pubblico, dopo i disordini che hanno segnato l’ultima stracittadina disputata in orario serale.

Il provvedimento ha immediatamente acceso un acceso dibattito. Da un lato, chi lo considera un atto di responsabilità verso la città e i tifosi. Dall’altro, chi vi legge un segnale di debolezza dello Stato davanti alla violenza degli ultras.

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Onorato sul Derby Lazio-Roma: “Arresi al potere degli ultras”

Alessandro Onorato, assessore allo Sport, Turismo e Moda di Roma, non ha nascosto il suo disappunto. «Giocare il derby a mezzogiorno e mezzo è il fallimento dello Stato», ha detto, parlando a margine della presentazione dei Mondiali di Petanque.

Onorato ha ricordato che una partita simbolo come il derby dovrebbe essere un momento di festa popolare, non una potenziale zona di rischio. «Io stesso non mi sento tranquillo a portare le mie figlie allo stadio – ha ammesso – e questo è il segno più evidente di una resa imbarazzante».

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Secondo l’assessore, la scelta non riguarda solo Roma: è il riflesso di un problema nazionale. «Troppa politica – ha aggiunto – continua a mostrare connivenza o debolezza nei confronti dei gruppi ultras». Pur riconoscendo il lavoro del prefetto Giannini e del questore Massucci, Onorato ha sottolineato la scarsità di risorse a disposizione delle forze dell’ordine.

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Il Viminale e il precedente del 2017 nel Derby Roma-Lazio

La scelta dell’anticipo è arrivata su indicazione del Ministero dell’Interno, che ha chiesto alla Lega Serie A di seguire la linea della prudenza. La “prova di maturità” evocata a gennaio, quando il derby fu programmato alle 20:45, non ha convinto gli inquirenti.

Un precedente c’è: stagione 2016/2017, stesso orario, stesso stadio. Quella volta vinse la Lazio 3-1, lasciando ai giallorossi un ricordo amaro non solo sportivo, ma anche legato alle difficoltà di gestione extra-campo.

Abodi: “Non è una resa, ma una tutela”

Sul fronte del governo, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi ha preso posizione in difesa della decisione. «Non ci si piega ai delinquenti – ha dichiarato – ma bisogna proteggere la maggioranza dei tifosi, quelli che vanno allo stadio per sostenere la propria squadra senza creare problemi».

Abodi ha ricordato come le valutazioni di ordine pubblico si basino su attività di intelligence che non sempre sono di dominio pubblico: «Chi è chiamato a prendere queste decisioni lo fa con responsabilità, conoscendo scenari che noi non vediamo».

Il ministro ha infine ribadito la speranza che simili soluzioni restino eccezioni, non la regola: «Serve la responsabilità di tutti, dai club alla Lega fino alla Federazione, per evitare che il calendario sia condizionato ogni volta da pochi violenti».*

Sicurezza e normalità per Lazio-Roma: un equilibrio fragile

Il nodo rimane: anticipare il derby può ridurre le criticità operative, ma rischia di cambiare la percezione del calcio come spettacolo aperto a tutti. Famiglie, tifosi che arrivano da fuori città, chi lavora la domenica mattina: per molti il nuovo orario rappresenta un ostacolo.

La sfida per le istituzioni è proprio questa: trovare il punto di equilibrio tra esigenze di sicurezza e il diritto dei cittadini a vivere lo sport come esperienza collettiva. Non solo una partita, ma un test della capacità dello Stato di garantire normalità di fronte a chi prova a trasformare lo stadio in un’arena di scontro.

 
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Cronaca

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