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Roma, maxi blitz nel campo rom di via dei Gordiani: smantellata la banda delle rapine violente

Maxi operazione dei carabinieri a Roma: arresti, intercettazioni e otto mesi di colpi violenti. Ricostruita l’intera rete criminale attiva in città
Di Luigi Sette
Carabinieri, blitz Campo Rom Via dei Gordiani

Un’operazione all’alba, decine di militari sul posto e un’indagine durata mesi che ha permesso di ricostruire un sistema di violenze, furti e intimidazioni ai danni soprattutto di anziani. Il maxi blitz dei carabinieri nel campo rom di via dei Gordiani, fra Prenestino e Centocelle, ha portato all’arresto di sedici membri di una banda che per oltre otto mesi ha messo a segno decine di colpi in varie zone di Roma, dal Nomentano all’Eur fino a Ostia. Un intervento atteso da tempo, dopo una lunga serie di episodi accomunati dal metodo brutale e da un’organizzazione articolata, dove ruoli e compiti erano definiti con precisione.

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Banda delle rapine violente a Roma: la rete criminale ricostruita dopo il blitz

Al centro dell’inchiesta c’è Martin Halilovic, 20 anni, conosciuto come “Dollaro”, indicato dagli investigatori come uno degli elementi più aggressivi del gruppo. Con lui agivano “Mergio”, “Mirso”, “Ego” – ovvero Celentano Hadzovic, 36 anni –, “Dudu”, “Niko”. Un mosaico di nomi e soprannomi che componeva una struttura capace di colpire a ripetizione. Gli inquirenti hanno sottolineato il ruolo di Satomi Hadzovic, anche lui di 20 anni, che guidava i complici dal carcere di Regina Coeli grazie a uno smartphone non autorizzato, con il quale comunicava con la moglie, Giulia Ranieri, 22 anni, l’unica italiana del gruppo.

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Ranieri non si limitava a relazionarsi con il marito detenuto, ma contribuiva anche alle attività logistiche, come il reperimento delle auto a noleggio usate per spostarsi rapidamente in città.
Accanto a lei agiva Angelica Hadzovic, 19 anni, sottoposta al braccialetto elettronico, anch’essa coinvolta nelle fasi operative e nei contatti con il resto del gruppo. Nei container del campo gli indagati si dividevano il denaro e gli oggetti recuperati durante i colpi, mentre sui social ostentavano mazzette e orologi di pregio per mostrare una ricchezza effimera, spesso ottenuta con aggressioni fisiche e minacce.

Blitz nel campo di via dei Gordiani: i colpi e i metodi della banda

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia Parioli, coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, il gruppo avrebbe commesso almeno 46 colpi. Tre al giorno, tutti i giorni, dal dicembre 2024 fino a luglio. Gli attacchi avvenivano in appartamenti presi di mira dopo un sopralluogo veloce: i banditi entravano forzando grate e porte con arnesi da scasso e, una volta dentro, usavano qualsiasi oggetto a disposizione per intimidire: pistole, coltelli presi dalle cucine, persino martelli o utensili trovati nelle case.

Gli episodi documentati mostrano pensionati picchiati, anziani strattonati e minacciati, coniugi ultraottantenni che cercavano di proteggersi come potevano. In alcuni casi le vittime hanno provato a persuadere gli aggressori mostrando il poco denaro disponibile, ma non sempre è bastato a evitare violenze. In un caso una donna è finita in ospedale. Il senso di vulnerabilità vissuto da chi abitava nelle zone colpite è rimasto a lungo, aggravato dalla frequenza dei colpi e dall’imprevedibilità degli assalti.

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Indagini e intercettazioni: come i carabinieri hanno documentato i colpi

Un elemento centrale dell’inchiesta nasce dalle intercettazioni. Gli investigatori, seguendo gli spostamenti dei membri della banda e monitorando i telefoni usati durante i colpi, sono riusciti ad ascoltare non solo le conversazioni fra i rapinatori, ma anche le urla delle vittime. Una testimonianza diretta della brutalità degli assalti.

Il gruppo, che agiva in formazioni di tre o quattro persone, manteneva sempre un filo diretto con chi coordinava dall’esterno o dalla cella di Regina Coeli. Le comunicazioni continue hanno permesso ai carabinieri di seguire in tempo reale parte delle operazioni, ricostruendo la catena di comando, i ruoli e soprattutto il livello di organizzazione. L’ingresso in carcere di alcuni membri non interrompeva le attività: nuovi giovani venivano coinvolti nel campo di via dei Gordiani per sostituire gli arrestati, mantenendo così l’operatività quotidiana del gruppo.

I reati contestati dopo il blitz: dal sequestro di persona all’incendio dell’auto rubata

Le misure cautelari emesse dal gip Ilaria Tarantino riguardano 18 persone e comprendono un ventaglio di reati che va ben oltre furti e rapine. Alcuni indagati sono accusati anche di sequestro di persona, ricettazione, danneggiamento e dell’incendio di una Mercedes di lusso rubata e bruciata al Flaminio subito dopo il furto.

Una parte dei bottini è stata recuperata, soprattutto merce sottratta in negozi del quadrante Casilino. Gli investigatori stanno ora ampliando gli accertamenti per valutare se altri episodi, ancora non collegati, possano essere attribuiti allo stesso gruppo.

Reazioni e prossimi passi dopo l’operazione

L’Arma ha sottolineato che l’intervento è stato possibile grazie alla collaborazione fra più reparti e al lavoro capillare delle stazioni di quartiere, che hanno riconosciuto alcuni membri della banda durante le fasi preliminari dell’indagine. Una risposta ritenuta necessaria in seguito al numero elevato di colpi registrati negli ultimi mesi.

Il procuratore aggiunto Conzo ha evidenziato l’importanza di proseguire con ulteriori approfondimenti per completare il quadro delle responsabilità, mentre gli investigatori intendono verificare i canali utilizzati per far arrivare in carcere il telefono in possesso di Hadzovic, elemento che ha permesso al boss di mantenere un ruolo attivo nonostante la detenzione.
L’inchiesta, per ora, segna un punto fermo in un territorio segnato da episodi ripetuti e da un forte senso di insicurezza. Le indagini restano aperte, con la possibilità di nuovi sviluppi e ulteriori arresti nelle prossime settimane.

 
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Cronaca

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