Roma, Metro C sotto accusa: ascensori ko, scale mobili ferme, vandalismi e stazioni senza vigilanza

Maritato denuncia ascensori fuori uso, scale mobili ferme, tornelli ignorati, sedili divelti e assenza di vigilanza soprattutto nelle stazioni di Roma Est
Di Fabio Vergovich
Scale mobili fuori uso, metro di Roma
Scale mobili fuori uso a Roma (Foto di repertorio)

La Metro C doveva rappresentare la linea più moderna del trasporto romano, il simbolo di una mobilità capace di collegare periferie e centro con standard più alti di efficienza, accessibilità e sicurezza.

Invece, attorno alle fermate del quadrante est della Capitale si è riaccesa una polemica dura, alimentata dalla denuncia del presidente della commissione Smart City di Forza Italia per Roma, Michel Emi Maritato, che parla di una infrastruttura “lasciata in abbandono e preda di vandalismi”.

L’accusa investe un tema che pesa sulla vita quotidiana di migliaia di utenti: il divario percepito tra la narrazione della grande opera e la qualità concreta del servizio nelle stazioni più lontane dal centro. La linea, intanto, è davvero un asse strategico del sistema romano: dopo l’apertura delle stazioni Colosseo/Fori Imperiali e Porta Metronia del 16 dicembre 2025, serve 24 fermate lungo 22 chilometri da Monte Compatri/Pantano fino al cuore della città.

La linea più moderna e il disagio nelle fermate periferiche

Il nodo politico nasce proprio qui: una metropolitana recente, presentata come avanzata e centrale per il futuro di Roma, oggi viene descritta dall’opposizione come la “Cenerentola” del sistema. Maritato denuncia ascensori fuori uso, scale mobili ferme, tornelli ignorati, sedili divelti e assenza di vigilanza soprattutto nelle stazioni di Roma Est.

È una presa di posizione che trova terreno fertile in un dato concreto: nella pagina ufficiale di accessibilità ATAC, aggiornata in tempo reale, risultano effettivamente criticità sulla linea C, con ascensori interni non disponibili a Grotte Celoni e Torre Gaia, un ascensore fuori uso a Borghesiana e accesso lato viale della Primavera chiuso alla stazione Gardenie.

Il punto, dunque, non è solo lo scontro politico, ma la distanza tra l’idea di un’infrastruttura nuova e la fragilità che gli utenti incontrano quando un impianto si blocca o una stazione perde funzionalità.

Sicurezza Metro C, il tema del presidio nelle stazioni

La parte più delicata della denuncia riguarda la vigilanza. Maritato contesta che nelle fermate centrali il presidio sia visibile, mentre nelle aree periferiche il controllo appaia più debole o del tutto assente. Sul piano generale, sicurezza e presidio sono temi che ATAC e Roma Capitale hanno indicato come prioritari negli ultimi mesi. A febbraio 2026 sono stati inaugurati a Termini i nuovi uffici della PolMetro, con un rafforzamento della collaborazione tra azienda, Questura e forze dell’ordine.

Roma Servizi per la Mobilità ha ricordato che la sezione specializzata della Polizia di Stato è impegnata ogni giorno nel presidio delle stazioni e che ATAC dispone di circa 220 operatori di vigilanza privata al giorno, oltre a 5.000 telecamere installate su rete e infrastrutture. Questo però non scioglie il punto sollevato dalla nota politica: non basta dire che un sistema di sicurezza esiste, serve capire quanto sia percepibile e distribuito in modo uniforme lungo l’intera linea, in particolare nei punti più esposti a danneggiamenti e intemperanze.

Cantieri, archeostazioni e periferie: il nodo politico si allarga

La polemica si inserisce in una fase in cui l’amministrazione capitolina sta spingendo molto sul racconto pubblico della Metro C. Roma Capitale e Roma Servizi per la Mobilità hanno dato ampio rilievo sia all’apertura delle nuove fermate museo di Colosseo e Porta Metronia sia all’avvio dei cantieri per il completamento della linea verso il quadrante nord-ovest, con nuove stazioni e investimenti per oltre 3 miliardi di euro. Dal punto di vista istituzionale, il messaggio è netto: la Metro C resta il grande progetto che dovrà ridisegnare la mobilità cittadina nei prossimi anni.

Dal punto di vista politico, però, l’opposizione ribalta la lettura e sostiene che l’enfasi su archeostazioni, rendering e nuovi scavi rischi di oscurare la manutenzione ordinaria e il presidio dell’esistente. È il classico conflitto tra espansione dell’opera e qualità del servizio già in funzione, un tema che in una città come Roma pesa più dei proclami perché incide sulla fiducia dei cittadini.

Perché il caso Metro C riguarda tutta Roma

Ridurre questa vicenda a una polemica di partito sarebbe un errore. Quando una linea metropolitana collega quartieri popolosi con il centro, ogni ascensore fermo, ogni scala mobile bloccata, ogni presidio mancante produce un effetto immediato: rende più faticosi gli spostamenti, colpisce persone anziane, utenti con disabilità, lavoratori, studenti e famiglie che chiedono solo continuità del servizio.

Proprio per questo ATAC, già nel settembre 2025, aveva avviato una selezione per nuovi operatori di stazione, spiegando che il loro compito è il presidio e il regolare funzionamento delle fermate.

A febbraio 2026 Roma Capitale ha inoltre rivendicato nuove assunzioni e il rafforzamento degli organici, compresi gli operatori di stazione, per garantire un miglior presidio delle metropolitane. La questione, allora, non è se il tema sicurezza e presenza del personale sia stato riconosciuto: lo è stato.

La domanda vera è se gli effetti di queste misure siano già visibili in modo omogeneo su tutta la Metro C oppure se, come denuncia l’opposizione, restino ancora ampie zone grigie proprio dove il servizio dovrebbe dare di più.

 
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