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Roma – Romania, operazione congiunta: fermata rete che sfruttava giovani romene con il metodo “lover boy”

Fermati 21 membri di una rete che reclutava giovani romene con il metodo “lover boy”: indagine Roma–Iași con sequestro di armi e beni per oltre 1,7 milioni
Di Luigi Sette
Polizia notte

Una nuova indagine internazionale condotta da Polizia di Stato e autorità romene ha permesso di bloccare un gruppo ben organizzato che reclutava giovani donne con legami sentimentali simulati, per poi obbligarle a prostituirsi a Roma. Ventuno persone sono state fermate al termine di mesi di accertamenti, incroci di informazioni operative e attività svolte da una Squadra Investigativa Comune istituita dalla Procura di Roma insieme alla magistratura romena, con il supporto di Europol, Eurojust, Servizio Centrale Operativo, Servizio per la Cooperazione internazionale di polizia e rete @on diretta dalla DIA. Questo intervento ha portato alla ricostruzione di un sistema strutturato, suddiviso in due nuclei familiari, capace di gestire reclutamento, controllo e trasferimenti di denaro verso la Romania utilizzando mezzi dedicati.

Metodo “lover boy”: come funziona e perché viene usato dalle organizzazioni criminali

Il metodo “lover boy” è una tecnica di adescamento basata sulla costruzione di un legame affettivo fittizio. Il reclutatore si presenta come compagno premuroso, offre attenzioni costanti, promette stabilità economica e prospettive di vita più sicure. Con il tempo emerge l’effettivo obiettivo: ottenere fiducia, isolare la vittima dai suoi affetti, convincerla a seguire il “fidanzato” in un altro Paese con l’illusione di iniziare una nuova fase della propria vita. Una volta giunta in Italia, la giovane perde punti di riferimento e diventa dipendente da chi l’ha convinta a partire. Da quel momento iniziano pressioni economiche e morali che la spingono alla prostituzione, spesso presentata come unica via per sostenere la coppia o ripagare debiti imposti dal gruppo.

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Dall’arresto in via dei Ciclamini alla scoperta di un sistema articolato

L’indagine ha avuto un passaggio decisivo quando la Squadra Mobile di Roma ha eseguito un mandato d’arresto europeo nei confronti di un cittadino romeno ricercato per tratta di esseri umani, sfruttamento e associazione per delinquere. Questo intervento, effettuato in via dei Ciclamini, ha permesso di ricostruire l’intreccio di contatti e ruoli interni a una struttura criminale già operativa da tempo e guidata secondo gerarchie molto rigide. Gli investigatori hanno delineato funzioni precise: chi reclutava, chi sorvegliava, chi gestiva i trasferimenti economici e chi si occupava del coordinamento con la Romania. La ricostruzione ha rivelato una rete capace di muoversi con metodi collaudati e grande attenzione a non attirare l’attenzione delle forze dell’ordine.

Le aree di Roma dove il gruppo imponeva la prostituzione

Secondo quanto documentato, le donne venivano portate in zone note della Capitale, come viale Palmiro Togliatti, il Quarticciolo e via Salaria. Qui veniva imposto un regime di controllo continuo: orari da rispettare, abbigliamento specifico, tariffe stabilite in anticipo, divieto di allontanarsi senza autorizzazione. Le giovani venivano accompagnate con auto a noleggio con targa romena, così da non lasciare tracce riconducibili ai membri del gruppo. La sorveglianza era costante, svolta spesso dagli stessi uomini che avevano instaurato il rapporto sentimentale. Le forze dell’ordine hanno documentato anche episodi di violenza fisica ai danni di soggetti esterni che avevano tentato approcci non graditi, con tre membri della rete responsabili di un’aggressione avvenuta lo scorso marzo.

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Il denaro trasferito in Romania e il patrimonio accumulato

I proventi dell’attività venivano inviati in Romania tramite spedizioni nascoste a bordo di un furgone gestito da un corriere compiacente. L’uomo, titolare di un servizio di trasporto merci, caricava pacchi contenenti contanti destinati ai vertici del gruppo. I soldi sarebbero stati reinvestiti in immobili, terreni agricoli e automobili di fascia alta. Le stime parlano di un valore complessivo vicino a un milione e settecentomila euro. La tracciatura dei flussi economici è stata possibile grazie a un continuo scambio di informazioni con le autorità romene e a verifiche su documentazione bancaria, visure catastali e transazioni riconducibili ai sospettati.

Armi sequestrate e aspetti emersi durante le perquisizioni

Durante le perquisizioni effettuate in varie località italiane e romene, gli investigatori hanno trovato armi da fuoco in possesso di alcuni membri del gruppo. Questi ritrovamenti mostrano la disponibilità di strumenti utili a intimidire, imporre regole interne e garantire protezione ai vertici dell’organizzazione. Il sequestro conferma anche la volontà del gruppo di mantenere una gestione capillare delle proprie attività, tutelando il controllo sulle donne reclutate e mantenendo saldo l’equilibrio interno.

Reazioni istituzionali e importanza della cooperazione internazionale

Le autorità italiane sottolineano come il risultato sia stato raggiunto grazie a un lavoro continuativo condotto senza lasciare nulla al caso. Europol ed Eurojust hanno avuto un ruolo centrale nel coordinare informazioni, documentare prove e supportare gli scambi operativi con la Romania. Le procure coinvolte parlano di un intervento complesso, che richiede ancora verifiche aggiuntive su eventuali contatti con altre reti simili. La collaborazione giudiziaria proseguirà per consolidare il quadro accusatorio e per garantire protezione alle vittime, molte delle quali stanno ricevendo sostegno psicologico e assistenza legale.

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Un fenomeno radicato che continua a emergere

Il caso evidenzia un modello di sfruttamento che rimane diffuso in Europa. Il metodo “lover boy” sfrutta vulnerabilità emotive e contesti familiari difficili, trasformando affetto e fiducia in strumenti per ottenere controllo e profitto. Le forze dell’ordine ricordano che casi simili emergono regolarmente e richiedono interventi costanti, campagne di sensibilizzazione e collaborazione internazionale. L’attenzione rimane alta, con l’obiettivo di individuare altri potenziali collegamenti, proteggere le vittime e prevenire nuovi reclutamenti.

 
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Cronaca

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