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Roma, sassi contro i bus Atac: autisti esasperati, “Così non possiamo più lavorare”

Due autobus Atac colpiti da sassi a Roma: torna la paura tra gli autisti. Il sindacato minaccia sciopero e denuncia una lunga scia di aggressioni irrisolte
Di Lina Gelsi
Bus Atac
Bus Atac

Domenica scorsa 26 ottobre, ancora una volta, la paura ha viaggiato sui mezzi pubblici di Roma. Due autobus dell’Atac, in servizio su linee diverse, sono stati colpiti da lanci di sassi da parte di ignoti. Nessuno è rimasto ferito, ma il messaggio è chiaro: la violenza contro gli autisti e i mezzi del trasporto pubblico continua a crescere, e chi lavora in prima linea si sente sempre più solo.
I sindacati sono pronti alla mobilitazione: “Non è più tollerabile – spiegano –. Ogni giorno i conducenti mettono a rischio la propria incolumità. Servono misure urgenti e visibili”.

Due bus Atac colpiti nella stessa serata: paura e indignazione

Gli episodi si sono verificati nel pomeriggio e nella serata di domenica, tra la Magliana e Monteverde. Le due vetture, appartenenti alle linee 775 e 44, sono state bersagliate da sassi lanciati contro i finestrini. I vetri sono andati in frantumi, tra il panico dei passeggeri. Gli autisti hanno immediatamente fermato la corsa e richiesto l’intervento delle forze dell’ordine.

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Secondo quanto ricostruito da Atac, gli attacchi sarebbero avvenuti in zone isolate, probabilmente da parte di gruppi di giovani. La polizia ha acquisito le immagini delle telecamere di bordo e delle aree circostanti, ma per ora non ci sono stati arresti né identificazioni.

Il clima tra i lavoratori è di esasperazione. “Non sappiamo più cosa aspettarci – racconta un autista della rimessa di via Candoni –. Ogni turno, soprattutto la sera, diventa un rischio. Siamo soli, abbandonati dalle istituzioni e spesso anche dai cittadini”.

Non solo sassaiole: una lunga serie di aggressioni ai conducenti

Gli episodi di domenica non sono isolati. Solo negli ultimi mesi, a Roma si è registrata una vera escalation di violenze contro gli autisti Atac.
A settembre, un conducente della linea 409 è stato aggredito con pugni e calci dopo aver chiesto a un passeggero di convalidare il biglietto. Pochi giorni dopo, un altro autista della linea 451 è stato colpito con una bottiglia da un gruppo di ragazzi a Tor Bella Monaca.

A luglio, lungo la via del Mare, un autobus della linea 070 è stato centrato da un sasso mentre percorreva la corsia preferenziale: il parabrezza si è incrinato a pochi centimetri dal volto del conducente. E ancora, nel 2023, episodi simili si erano verificati a Casal Bruciato, Corviale e Prima Porta.

Secondo il sindacato Fast Confsal, “in media si registrano almeno due aggressioni ogni settimana tra sassaiole, insulti e minacce. E il numero reale potrebbe essere più alto, perché non tutti i casi vengono denunciati”.

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Le parole degli autisti: “Ogni turno è una scommessa sulla pelle”

A raccontare il clima che si respira tra i conducenti è Andrea Lucidi, autista Atac della rimessa di Magliana, che in una testimonianza condivisa tra i colleghi scrive:

“Ogni mattina, quando salgo sull’autobus, non so se tornerò a casa sano e salvo. Le sassaiole sono solo la punta dell’iceberg: lavoriamo in mezzo alla rabbia, al degrado e all’indifferenza. Ci sentiamo invisibili”.

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Lucidi e i colleghi della rimessa di via Candoni chiedono più controlli, telecamere funzionanti e presenza delle forze dell’ordine nei capolinea più a rischio. “Non vogliamo eroi, vogliamo protezione”, ribadiscono. “Le nostre segnalazioni spesso finiscono nel vuoto. Ma cosa deve succedere perché qualcuno ci ascolti davvero?”

Sindacati pronti allo sciopero: “Serve un piano sicurezza immediato”

Francesco Menegat della Fast Confsal chiede che le istituzioni prendano in esame lo spostamento del campo rom a via Candoni e come misura tampone l’istallazione di paratie alte tra il campo rom e il confinante deposito di Magliana.
“Gli episodi di violenza sono ormai quotidiani – spiega Massimo Boni, segretario regionale della Faisa Cisal –. Chiediamo una task force congiunta tra azienda, Prefettura e forze dell’ordine, la dotazione di vetri antisfondamento, sistemi di allarme rapidi e videosorveglianza costante”.

Da Palazzo Senatorio l’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, ha condannato con fermezza i fatti, assicurando “la massima collaborazione con le forze di polizia” e l’avvio di “un piano di sicurezza specifico per le aree a rischio”. Ma tra i lavoratori la fiducia è ai minimi. “Le promesse le sentiamo da anni – replica un delegato sindacale –. Ora servono atti concreti e tempi certi”.

Atac sotto pressione: “Garantire la sicurezza è la priorità”

L’azienda capitolina dei trasporti ha espresso solidarietà agli autisti coinvolti e ribadito l’impegno a migliorare la sicurezza. In una nota, Atac scrive:

“Siamo vicini ai nostri dipendenti e ai passeggeri coinvolti. Stiamo collaborando con le autorità per individuare i responsabili e rafforzare la prevenzione. La sicurezza dei lavoratori è una priorità assoluta”.

Intanto, l’azienda sta valutando l’installazione di nuovi dispositivi di allarme silenzioso collegati direttamente alla centrale operativa, oltre a un ampliamento del sistema di videosorveglianza già presente su parte della flotta.

Un problema che riguarda tutta la città

Gli autisti non sono soli a pagare le conseguenze di questa ondata di violenza. Ogni atto vandalico comporta costi economici, interruzioni del servizio e disagio per i cittadini, che si trovano spesso senza mezzi in aree già poco servite. Ma soprattutto, come ricordano gli stessi conducenti, “un giorno la pietra potrebbe colpire una persona a bordo”.

Roma, come molte grandi città italiane, vive una crisi di sicurezza urbana che si riflette anche sul trasporto pubblico. Gli autisti Atac, con la loro voce accorata, chiedono che la città si fermi ad ascoltarli: “Non vogliamo diventare un’altra notizia di cronaca nera. Vogliamo solo poter lavorare, e tornare a casa la sera, come tutti”.

 
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Cronaca

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