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Scuola senza smartphone: da settembre cambia tutto, ecco le nuove regole

La nuova norma rappresenta una svolta pragmatica e misurata. Non si demonizza la tecnologia, ma si introduce una regolazione consapevole del suo uso
Di Lina Gelsi
Giuseppe Valditara Rai
Giuseppe Valditara

Il divieto dell’uso dei cellulari durante le lezioni nelle scuole superiori entrerà in vigore con l’inizio del prossimo anno scolastico. Una decisione che segna un cambio di passo netto nella gestione del rapporto tra studenti e tecnologia, accompagnata da un investimento strutturale nella digitalizzazione scolastica.

Stop agli smartphone in classe: la linea del Ministero

Dal prossimo settembre, gli studenti delle scuole superiori italiane non potranno più tenere acceso il cellulare durante le ore di lezione. A stabilirlo è una nuova direttiva del Ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara, che ha confermato il provvedimento in un’intervista al Corriere della Sera. Le scuole avranno autonomia nell’organizzare il ritiro dei dispositivi: si potrà utilizzare un contenitore all’ingresso dell’aula o altri sistemi analoghi, purché lo smartphone non sia consultabile durante le lezioni.

L’obiettivo non è punitivo, ma formativo. La priorità è evitare distrazioni, rafforzare l’attenzione in classe e ridurre la dipendenza da uno strumento che, secondo le evidenze scientifiche, incide negativamente sul benessere psico-fisico dei più giovani.

Le eccezioni previste: quando si potrà usare

Il divieto non sarà rigido in ogni contesto. Sono previste eccezioni, ad esempio per studenti con bisogni educativi speciali o in casi specifici legati a indirizzi di studio tecnici, dove l’uso del cellulare potrebbe essere funzionale alla didattica. Tuttavia, il Ministero precisa che per l’informatica e la didattica digitale si punterà su strumenti più adatti, come tablet e pc, già in fase avanzata di distribuzione grazie a un investimento di oltre 2 miliardi di euro.

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Il perché della scelta: i dati su salute e apprendimento

Alla base della decisione ci sono numerosi dati allarmanti. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, più di un adolescente su quattro presenta un utilizzo problematico dello smartphone, che si traduce in conseguenze evidenti sul rendimento scolastico, il sonno e le relazioni sociali.

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Il professor Luigi Ferini Strambi, esperto di medicina del sonno, ha rilevato come il 38% dei ragazzi tra i 13 e i 19 anni soffra di disturbi del sonno legati all’uso eccessivo del cellulare. Il Ministero ha inoltre richiamato le analisi dell’OCSE-PISA, che segnalano un calo delle performance in matematica negli studenti che utilizzano il cellulare per studiare, rispetto a quelli che impiegano strumenti più adatti come computer o supporti cartacei.

Didattica digitale sì, ma controllata

L’uso della tecnologia nella didattica non è messo in discussione in sé. Il Ministero distingue chiaramente tra un uso passivo e dispersivo dello smartphone e l’impiego mirato e strutturato di strumenti digitali. L’esperienza maturata con la didattica personalizzata tramite Intelligenza Artificiale – attualmente in sperimentazione – ha prodotto risultati incoraggianti, purché mediata da dispositivi adeguati e contenuti selezionati.

Valditara è chiaro: «Il cellulare, ai fini della didattica, è pressoché inutile. In classe si lavora, non si resta connessi con la vita esterna». Per il tempo libero pomeridiano, invece, si auspica che la scuola contribuisca almeno a creare una “zona franca” durante le ore scolastiche, offrendo ai ragazzi un’occasione per disconnettersi e migliorare la concentrazione.

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Una scuola più centrata sullo studente

Accanto al tema della tecnologia, il Ministero ha annunciato anche un rinnovamento dell’Esame di Maturità. Le prove restano tre, con la seconda legata all’indirizzo di studio. Cambia però la filosofia del colloquio finale: sarà valutata non solo la preparazione teorica, ma anche la maturazione personale dello studente in termini di autonomia e responsabilità. Un passaggio che segna l’intento di riportare al centro del percorso educativo la crescita integrale dell’individuo.

Autonomia scolastica e responsabilità educativa

La nuova norma rappresenta una svolta pragmatica e misurata. Non si demonizza la tecnologia, ma si introduce una regolazione consapevole del suo uso, partendo da dati concreti e da una visione della scuola come spazio educativo protetto. Le scuole avranno il compito di declinare queste linee guida all’interno dei propri regolamenti, adattandole ai contesti specifici.

Nel frattempo, il Ministero punta a proseguire sul doppio binario: rigore in classe per migliorare l’apprendimento e supporto tecnologico adeguato per innovare la didattica in modo sostenibile.

 
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