02 Marzo 2021

Pubblicato il

Se il Governo non è a termine

di Francesco Febbraro

Si pensava dovesse essere un governo balneare, per realizzare alcune riforme urgenti, invece forse no

Pare che questo Governo potrebbe durare addirittura tutta la legislatura.
Si pensava che dovesse essere un governo “balneare”, per fare alcune riforme urgenti, tra cui la nuova legge elettorale, e invece potrebbe fare molto di più.
Molti esponenti politici avevano subito detto che per fare le cose per le quali questo Governo è nato, ci sarebbero voluti almeno 18 mesi. Ora, se fate i conti, tra 18 mesi saremo nel secondo semestre del 2014, quando ci spetterà la presidenza del Consiglio d’Europa e durante il semestre di presidenza europea non si fanno cadere i Governi. Quindi le prossime elezioni del Parlamento italiano, se ci saranno, saranno nel 2015. Insomma, a meno di eventi imprevedibili, chi vede di cattivo occhio questo governo deve mettersi il cuore in pace.

Il primo che dovrà rassegnarsi è Beppe Grillo, che in preda a un inspiegabile desiderio di autodistruzione, sta facendo di tutto per suicidare il suo Movimento. Continua ad arringare le folle nei comizi – sempre meno affollati – vaneggiando di un Highlander, che dovrebbe sopravvivere a non si sa quale scontro finale, non accorgendosi che l’opinione pubblica sta già guardando altrove. Una parte di popolo, che non si riconosce nei partiti per rabbia o insoddisfazione, continuerà a seguirlo, ma fino a quando? Anche la protesta più rabbiosa, senza risultati concreti (e il risultato non può essere certo quello di avere una pattuglia di parlamentari) finisce per sgonfiarsi e i discorsi ripetitivi di Grillo cominciano ad avere il fiato corto.

Per non parlare del dissenso strisciante o della pochezza di alcuni dei suoi rappresentanti, selezionati sul web in modo affrettato. La politica non è un gioco e un buon politico non si forma in pochi giorni. I ragazzotti possono andare bene per fare gli arroganti e umiliare Bersani, ma per diventare il riferimento di tutto un popolo ci vuole ben altro. Lo dimostra la caduta verticale del consenso di Grillo e la ripresa dei suoi avversari, che la politica la sanno usare. Alle recenti elezioni amministrative, dove la proposta concreta e la capacità organizzativa prevalgono, il Movimento Cinquestelle non ha vinto nulla. Grillo farà dunque bene ad approfittare di questo tempo per ripensare se stesso e il suo Movimento, se vuole avere un futuro. Altrimenti, per quanto importante, non sarà che una delle tante meteore che hanno attraversato la nostra politica.

Il secondo che deve rassegnarsi è quella parte del PD che questo Governo non riesce proprio a digerirlo. Gli elettori e i militanti del PD guardano al governo Letta come guarderebbe la protesi uno che ha avuto un incidente grave. Non gli piace, non ha nulla a che vedere con il suo corpo, non può trasmettergli sensazioni, non può farci quello che vorrebbe, ma gli serve per vivere dignitosamente. L’immagine non è bella ma rende l’idea. Quella parte del PD deve farsene una ragione; l’incidente ormai c’è stato, piangersi addosso non serve a nulla ed è meglio provare ad usare la protesi nel modo migliore.

Una delle stranezze di questo Governo – forse per via di quel senso di colpa “post incidente” che vivono i militanti del PD – è quella per cui sembra che le cose buone che farà saranno merito del PdL, mentre le cose non buone saranno colpa del PD. C’è niente di peggio? Una forma di autolesionismo tafazziano senza precedenti. I sostenitori del PD vogliono nascondere la protesi perché se ne vergognano e quindi, visti da fuori, sembrano degli incapaci. Invece dovrebbero imparare da quelli come Alex Zanardi, che con orgoglio, dopo un incidente, imboccano una nuova strada per diventare, con il loro esempio, il punto di riferimento di chi ha perso la fiducia nel futuro. So bene che è difficile, ma è l’unica strada, per non sprofondare nell’inutilità, alla quale è destinato il PD se non sa guardare avanti.

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Nel frattempo si possono crescere i figli, evitando che tocchi anche a loro la stessa sorte. E qui, ovviamente, il figlio è Matteo Renzi. I figli non sono sempre come li vorremmo. Li vorremmo magari laureati, sposati, con un posto sicuro. Ma spesso i figli seguono strade diverse da quelle tracciate dai padri, per tentarne di nuove e imprevedibili. Il punto è vedere se il figlio può ottenere, anche se diversamente da come avremmo voluto, il risultato che speravamo. Matteo Renzi, che piaccia o meno ai nostalgici della sinistra che fu, ha una marcia in più rispetto a qualunque altro esponente del PD. Renzi è un leader naturale, ha idee in sintonia con le trasformazioni della società, sa parlare allo stomaco e al cervello del popolo italiano e sa offrire un prospettiva unificante, quella che vuole un Paese migliore, felice e proiettato verso il futuro. Cammina fuori dai binari usuali della sinistra, ma proprio per questo non rischia di finire su un binario morto. Il PD dovrà decidersi, prima o poi, ed è bene che lo faccia approfittando del tempo che gli concede il Governo Letta.

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L’unico che sembra non avere problemi con questo Governo è il PdL di Berlusconi. Ma forse sono gli unici che devono davvero preoccuparsi. Il PdL, checché ne dicano i suoi esponenti, è in calo di consensi. Le elezioni amministrative lo dimostrano in modo indiscutibile, al di là di quello che sarà il risultato dei ballottaggi. Il carisma di Berlusconi, potente a livello nazionale, non riesce a nascondere le esperienze fallimentari e le troppe incapacità amministrative locali. E nemmeno Berlusconi riesce a riportare al voto coloro che sono nauseati dagli scandali o dalle promesse non mantenute.

Il PdL, anche se finge di non vederlo, ha davanti la vera sfida del futuro, quella di pensare al dopo Berlusconi. Lunga vita al Presidente Berlsconi, ma non sarà eterno. Potrebbe anche diventare, cosa che personalmente escludo, il primo presidente della terza Repubblica, quella presidenziale, ma dopo? E il dopo, cari amici, è domani mattina. “Tempus fugit” dicevano i latini. Il tempo non si arresta e corre molto veloce. Ieri eravamo al liceo ed oggi siamo già in pensione. Ci pensino gli amici del PdL perché se questo Governo non è a termine, potrebbe esserlo il futuro del loro grande partito.

 
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