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Tor Vergata, pronto soccorso: 23enne aggredisce una dottoressa e semina il panico tra pazienti e medici

Intorno alle 11 di sabato scorso, tra i volti stanchi e preoccupati di pazienti in attesa e familiari al seguito, si presenta un ragazzo di 23 anni, visibilmente agitato
Di Alessandra Monti
Policlinico Tor Vergata, Roma
Policlinico Tor Vergata, Roma

Roma, al pronto soccorso del Policlinico Tor Vergata, il personale sanitario combatte da anni una doppia emergenza: da un lato, la carenza di risorse e di organico; dall’altro, un’escalation di episodi violenti che si consumano sempre più spesso nei corridoi dell’emergenza.

L’aggressione esplosa all’improvviso nel cuore del triage

Intorno alle 11 di sabato scorso, tra i volti stanchi e preoccupati di pazienti in attesa e familiari al seguito, si presenta un ragazzo di 23 anni, visibilmente agitato. Dice di sentirsi male. Parla confusamente di un malore.

Gli operatori dell’accettazione lo valutano: i parametri vitali sono nella norma, le condizioni non appaiono gravi. Viene quindi inserito nel flusso ordinario del triage, con un codice che implica l’attesa del proprio turno. Una procedura normale, quotidiana. Ma per quel giovane è sufficiente a far detonare la rabbia.

La furia cieca dopo mezz’ora d’attesa

All’inizio, il ragazzo si siede. Aspetta. Passano circa trenta minuti. Poi, senza alcun preavviso, si alza e si avvicina con passo nervoso alla postazione del triage. La tensione è percepibile. In un attimo, tutto precipita. Approfittando di una piccola apertura nella vetrata, sferra un pugno che colpisce in pieno volto una dottoressa. Il colpo è violento. Lei crolla a terra, sanguinante. Ha il viso tumefatto, perde molto sangue dal naso. I colleghi accorrono, lei è sotto shock ma cosciente. La diagnosi successiva, confermata da una TAC, parlerà di lesioni facciali e una prognosi di venti giorni.

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Nel frattempo, il 23enne colpisce con un secondo pugno un computer dell’ospedale, distruggendolo. Grida, minaccia, pretende di essere visitato “immediatamente”, mentre la sala d’attesa piomba nel caos.

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La reazione della sala d’attesa: pazienti e familiari lo bloccano

Sono momenti concitati. Alcuni familiari presenti in sala d’attesa, spaventati ma decisi a non restare a guardare, intervengono. Lo afferrano, lo trascinano a terra. Il ragazzo reagisce con violenza: scalcia, tira pugni a chiunque tenti di avvicinarsi. Ma, alla fine, viene immobilizzato. Non dal personale medico, ma da quei cittadini che non si sono voltati dall’altra parte.

È un’azione collettiva, improvvisata ma determinante, che consente di tenere a terra l’aggressore finché non arrivano i poliziotti della volante, allertati d’urgenza. Anche loro faticano a contenerlo: il giovane si scaglia contro gli agenti con calci e pugni. Ci vogliono alcuni minuti prima di riuscire ad ammanettarlo. Solo allora, il reparto può tirare un primo, parziale sospiro di sollievo.

Un volto già noto alle forze dell’ordine

Il ragazzo non è nuovo a episodi di violenza. Su di lui pendono già precedenti denunce per maltrattamenti in famiglia: ha più volte aggredito il padre, con il quale conviveva in una situazione difficile e segnata da tensioni frequenti. Proprio dopo l’ultima lite domestica, il giovane era sparito da casa per alcuni giorni, vagando senza meta. Quando sabato mattina si è presentato a Tor Vergata, non era un paziente qualunque. Era un soggetto conosciuto, problematico, e forse in stato di alterazione.

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Le conseguenze legali e il peso umano sull’ospedale

L’arresto è avvenuto secondo quanto previsto dalla nuova normativa che inasprisce le pene per chi aggredisce operatori sanitari all’interno delle strutture ospedaliere. Il 23enne dovrà ora rispondere di lesioni gravi e resistenza a pubblico ufficiale. La dottoressa colpita ha riportato un trauma importante, sia fisico che emotivo. Il personale sanitario è scosso, ma non sorpreso: episodi simili, denunciano in molti, sono ormai quasi quotidiani.

Pronto soccorso, zone di rischio

Quello che è accaduto al Policlinico Tor Vergata non è un caso isolato. A Roma, come in molte altre città italiane, i pronto soccorso sono da tempo diventati luoghi ad alta esposizione per medici e infermieri. Ogni giorno, sotto stress e con carichi di lavoro crescenti, si trovano a gestire non solo emergenze cliniche, ma anche tensioni sociali, disagio psichico, aggressività diffusa.

Secondo gli ultimi dati dell’Ordine dei Medici di Roma, gli episodi di violenza verbale e fisica nei confronti degli operatori sanitari sono in costante aumento. Il contesto è aggravato da lunghe attese, frustrazione, mancanza di strutture alternative sul territorio per la presa in carico di soggetti fragili.

Dietro questo singolo episodio c’è un problema più profondo. L’aggressione di sabato è il sintomo di una crisi strutturale del sistema di emergenza-urgenza: sovraffollamento, mancanza di personale, scarso supporto per i casi psichiatrici. E una società sempre più in affanno, dove la rabbia spesso esplode proprio nei luoghi che dovrebbero garantire cura e protezione.

Il pronto soccorso di Tor Vergata, come molti altri, continua a operare ogni giorno sotto pressione, ma con professionalità e spirito di servizio. L’auspicio è che questa nuova aggressione non resti solo un fatto di cronaca, ma diventi un punto da cui ripartire per ripensare la sicurezza dei nostri ospedali.

 
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Cronaca

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