Con l’arrivo dell’estate aumentano le persone che scelgono laghi e fiumi per trovare refrigerio, ma cresce anche il numero degli incidenti. In Italia gli annegamenti continuano a rappresentare un’emergenza che ogni anno provoca centinaia di vittime e, nell’estate 2025, il bilancio ha raggiunto un morto ogni due giorni. Le acque interne, spesso considerate più accessibili rispetto al mare, nascondono pericoli poco visibili che possono mettere in difficoltà anche chi sa nuotare.
Nel Lazio, dove sono presenti alcuni dei più importanti laghi vulcanici della penisola, gli ultimi episodi di cronaca hanno riportato l’attenzione sui rischi legati a temperatura dell’acqua, fondali e conformazione dei bacini.
Annegamenti nei laghi e nei fiumi: perché l’acqua dolce richiede maggiore prudenza
Ogni anno in Italia si registrano circa 330-350 decessi per annegamento. Una parte rilevante avviene proprio nei laghi e nei fiumi, ambienti naturali che presentano caratteristiche molto diverse rispetto alle spiagge marine. L’acqua dolce garantisce una minore capacità di galleggiamento e questo rende più faticoso mantenersi a galla in situazioni di difficoltà. A questo si aggiungono correnti, variazioni improvvise della profondità e fondali irregolari che possono sorprendere anche pochi metri dalla riva.
Uno dei pericoli più frequenti è rappresentato dal brusco passaggio dall’aria molto calda all’acqua decisamente più fredda. L’immersione improvvisa può provocare un malore, una congestione oppure crampi intensi che impediscono di nuotare con efficacia. In alcuni casi bastano pochi istanti perché una persona perda il controllo dei movimenti e venga trascinata verso il fondo.
Anche i fiumi richiedono particolare attenzione. Correnti laterali, mulinelli e dislivelli del letto fluviale possono cambiare completamente le condizioni dell’acqua nel giro di pochi metri. Un tratto che appare calmo dalla superficie può nascondere una forza capace di trascinare sott’acqua chi vi entra senza conoscere il luogo.
I laghi del Lazio e le caratteristiche che aumentano il rischio
Il Lazio ospita laghi di origine vulcanica molto frequentati durante la stagione estiva, soprattutto nelle province di Viterbo e Roma. Si tratta di bacini suggestivi che attirano migliaia di visitatori, ma che presentano elementi ambientali particolari.
Il Lago di Vico e il Lago di Bolsena sono caratterizzati da acque che possono mantenere temperature molto basse già a modesta profondità. La differenza termica rispetto all’aria estiva rappresenta uno degli aspetti più delicati. A questo si aggiungono fondali melmosi, forti dislivelli e una visibilità spesso ridotta, fattori che complicano sia l’orientamento del bagnante sia l’intervento dei soccorritori in caso di emergenza.
Nei laghi vulcanici possono inoltre verificarsi movimenti interni dell’acqua dovuti alle differenti temperature degli strati profondi. Questo fenomeno favorisce la formazione di correnti localizzate e piccoli mulinelli che risultano difficili da individuare dalla superficie.
Dal Lago di Vico al Lago di Bolsena: i casi che hanno riportato l’attenzione sulla sicurezza
Le cronache degli ultimi mesi hanno acceso nuovamente i riflettori sui laghi del Lazio. Nel luglio 2026 un ragazzo di 22 anni, originario di Terni, ha perso la vita nel Lago di Bolsena dopo essersi tuffato da una barca presa a noleggio nei pressi dell’Isola Bisentina. Il giovane non è più riemerso e le ricerche si sono concluse con il ritrovamento del corpo.
Poche settimane prima, nel giugno 2026, il Lago di Vico era stato teatro della morte di Luigi Cavallari, 84 anni, marito della ministra Eugenia Roccella. L’uomo si era immerso durante una giornata trascorsa in barca e non era più tornato in superficie. Fra le ipotesi considerate vi è quella di un malore favorito dalla temperatura particolarmente bassa dell’acqua.
Il Lago di Vico presenta una lunga serie di episodi analoghi. Negli ultimi quindici anni si contano sei vittime, con dinamiche spesso accomunate da immersioni seguite da improvvise difficoltà. Nel 2011 perse la vita un giovane di 21 anni che si era tuffato da un pedalò. Nel 2015 si registrarono altri due decessi in circostanze differenti. Nel 2016 un uomo fu trovato senza vita dopo essere entrato in acqua, mentre nel 2017 un settantaduenne scomparve durante un’uscita con il catamarano e il corpo riaffiorò soltanto dopo diversi mesi. Nel 2025 un cinquantottenne morì mentre faceva il bagno nella zona della Bella Venere, probabilmente dopo un malore.
La successione di questi episodi evidenzia quanto la conformazione del bacino renda particolarmente impegnative anche le operazioni di ricerca. L’acqua torbida e il fondale ricco di sedimenti limitano infatti la visibilità e rallentano gli interventi.
Come ridurre il rischio durante la balneazione
La prevenzione resta lo strumento più efficace. È consigliabile fare il bagno esclusivamente nelle aree autorizzate e, quando possibile, sorvegliate. Prima di entrare in acqua è opportuno bagnarsi gradualmente, soprattutto dopo una lunga esposizione al sole, così da consentire all’organismo di adattarsi alla temperatura.
È importante evitare tuffi in zone di cui non si conosce la profondità e non allontanarsi dalla riva se non si possiede una buona preparazione natatoria. Anche chi nuota abitualmente dovrebbe prestare attenzione alle condizioni dell’acqua, rinunciando all’immersione in presenza di stanchezza, dopo pasti abbondanti o se avverte qualsiasi sintomo di malessere.
Un altro elemento da non sottovalutare riguarda la conoscenza del luogo. Laghi e fiumi cambiano caratteristiche da un punto all’altro e ciò che appare sicuro può nascondere fondali improvvisi, ostacoli sommersi o correnti difficili da percepire.
Informazione e consapevolezza possono salvare vite
Gli incidenti avvenuti negli ultimi anni dimostrano che la bellezza dei laghi e dei fiumi italiani non deve indurre a sottovalutare i rischi. L’aumento degli annegamenti registrato durante il periodo estivo richiama l’attenzione sulla necessità di una maggiore educazione alla sicurezza in acqua, di una segnaletica chiara nelle aree più frequentate e di controlli adeguati nei punti considerati più delicati.
Il Lazio rappresenta un esempio significativo di come caratteristiche naturali particolari possano trasformare un luogo molto frequentato in un ambiente che richiede prudenza e preparazione. Conoscere le insidie dell’acqua dolce, rispettare le regole di sicurezza e valutare sempre le condizioni del luogo sono comportamenti che possono fare la differenza e contribuire a ridurre il numero delle vittime durante la stagione estiva.
