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Università di Tor Vergata, la denuncia di una madre: “Studenti umiliati, così mio figlio ha perso fiducia in sé stesso”

Questa denuncia è un grido di aiuto, non solo per un singolo studente, ma per tutti coloro che vivono la stessa situazione
a cura di Redazione
Università di Tor Vergata dal sito di Uniroma2
Università di Tor Vergata dal sito di Uniroma2

L’università dovrebbe essere un luogo di crescita, di formazione e di preparazione al mondo del lavoro. Eppure, per molti studenti della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Tor Vergata, superare gli esami sembra essere diventato un vero e proprio incubo, fatto di ostacoli insormontabili, stress continuo e umiliazioni gratuite.

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A denunciarlo è la madre di uno studente, che in una lettera accorata ha descritto il clima di paura e ansia che pervade la vita accademica di suo figlio e di molti altri ragazzi.

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La sua denuncia è solo una delle tante voci che da tempo sollevano interrogativi sulle modalità di valutazione, sulle pratiche didattiche discutibili e sul peso psicologico insostenibile che l’università sembra imporre ai suoi studenti. Un problema che non riguarda solo la difficoltà degli esami—comprensibile in una facoltà impegnativa come ingegneria—ma anche un sistema che sembra mettere in atto una selezione spietata e punitiva, piuttosto che fornire gli strumenti per imparare e crescere.

Esami impossibili e valutazioni arbitrarie: quando lo studio non basta

Secondo la denuncia della madre, passare un esame a Tor Vergata è diventato quasi impossibile. I test sono spesso costruiti su argomenti mai trattati a lezione, con domande che sembrano studiate apposta per mettere in difficoltà gli studenti piuttosto che per valutare le loro competenze.

E non basta superare la prova scritta: chi riesce a ottenere la sufficienza si trova di fronte all’esame orale, un vero e proprio scoglio psicologico in cui, secondo le testimonianze raccolte, i docenti non si limitano a valutare la preparazione, ma mettono in discussione le capacità stesse degli studenti.

Frasi del tipo:

“Si vede che hai studiato, ma non ti chiedi il perché delle cose, quindi ti boccio”,

“Non sei adatto per questa facoltà”,

“Con le tasse degli studenti ci pagano lo stipendio”,

vengono citate nella lettera come esempi di un atteggiamento che non solo demotiva gli studenti, ma li porta a perdere completamente la fiducia in sé stessi.

Un problema che si aggrava quando gli esaminatori prolungano gli esami orali fino a un’ora e mezza, solo per concludere con una bocciatura, aumentando ulteriormente il senso di frustrazione e impotenza.

Discriminazioni e mancanza di supporto: il caso degli studenti stranieri

Secondo la denuncia, il problema non riguarda solo la severità delle valutazioni, ma anche episodi di discriminazione nei confronti di alcuni studenti stranieri. Chi non parla perfettamente l’italiano sarebbe deriso e umiliato, trasformando un ambiente accademico in un luogo ostile, dove il rispetto per la diversità culturale e linguistica sembra venire meno. Un comportamento inaccettabile in qualsiasi contesto educativo, ma ancora più grave in un’università pubblica che dovrebbe garantire pari opportunità per tutti gli studenti. Naturalmente il problema non riguarda tutti gli studenti e tutti i docenti ma anche se fosse solo un caso isolato, sarebbe comunque insopportabile.

Ansia, insicurezza e psicologi: il lato oscuro dell’università

Uno degli aspetti più inquietanti della denuncia è l’impatto psicologico che questo sistema ha sugli studenti. L’ansia da prestazione e il timore costante della bocciatura li portano a vivere in uno stato di stress continuo, tanto che alcuni di loro sono costretti a rivolgersi a psicologi per affrontare il percorso universitario. L’università, che dovrebbe essere un luogo di crescita e di sviluppo personale, diventa una trappola che genera insicurezza, frustrazione e sfiducia.

La madre dello studente parla di un sistema che sembra voler piegare gli studenti più che formarli, lasciandoli con la sensazione di non valere nulla. Non si tratta solo di difficoltà oggettive negli esami, ma di un clima tossico che mina la salute mentale dei ragazzi e il loro futuro.

Appelli straordinari negati: meno opportunità per gli studenti

Un altro problema sollevato è quello degli appelli d’esame, che in molte università italiane vengono concessi in modo straordinario per consentire agli studenti di recuperare e pianificare meglio il proprio percorso.

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A Tor Vergata, invece, gli appelli straordinari sono quasi inesistenti e vengono concessi solo in rarissimi casi, negando agli studenti la possibilità di avere margine di manovra per organizzare il proprio studio in modo efficace.

Questa politica restrittiva si aggiunge alle altre criticità, contribuendo a rendere il percorso universitario ancora più complesso e frustrante.

Tor Vergata o “Tor Vergogna”? La rabbia degli studenti sui social

Non è la prima volta che l’Università di Tor Vergata finisce sotto accusa per il modo in cui gestisce la didattica e gli esami. Sui social network, numerosi studenti condividono esperienze simili, tanto che l’ateneo è stato ribattezzato “Tor Vergogna” da chi ha vissuto sulla propria pelle le difficoltà di un sistema che sembra più un ostacolo che un’opportunità.

Recensioni, post e video raccontano storie di esami impossibili, docenti intransigenti e situazioni di stress insostenibili, a conferma di quanto denunciato dalla madre dello studente.

L’appello di una madre esasperata: “Qualcuno intervenga”

Questa denuncia è un grido di aiuto, non solo per un singolo studente, ma per tutti coloro che vivono la stessa situazione. L’università è un luogo dove si dovrebbe imparare, crescere e prepararsi al futuro, non un ambiente di ansia, paura e umiliazione. Serve un cambiamento radicale, affinché i docenti smettano di essere carnefici e tornino a essere educatori, affinché gli esami siano strumenti di valutazione e non trappole, e affinché gli studenti possano tornare a vivere il loro percorso accademico con serenità e fiducia nelle proprie capacità.

Questa madre non chiede facilitazioni o scorciatoie, ma rispetto e correttezza per suo figlio e per tutti gli studenti che ogni giorno combattono contro un sistema che sembra più interessato a bocciare che a insegnare.

 
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Cronaca

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