Vaccino contro la Dengue: ecco i primi risultati dallo studio dello Spallanzani

Sicurezza e risposta immunitaria promettenti per il vaccino contro la Dengue: i risultati della ricerca clinica italiana
Di Lina Gelsi
zanzara-rimedio-naturale-fontequotidianodellazio
Zanzara (fonte Quotidianodellazio) - Quotidianodellazio.it

Fino a pochi anni fa, la dengue era percepita, almeno in Europa, come una malattia esotica: endemica nei tropici, trasmessa da zanzare e associata più alle valigie dei viaggiatori che alle realtà sanitarie locali. Ma oggi questo paradigma sta cambiando. Il cambiamento climatico, la globalizzazione dei flussi e l’espansione delle zanzare del genere Aedes stanno trasformando anche il nostro continente in un possibile terreno fertile per il virus. Le implicazioni per la sanità pubblica sono tutt’altro che remote, e il bisogno di strumenti efficaci per prevenirla è ormai evidente.

Un virus tropicale sempre più vicino a casa nostra

È in questo contesto che si inserisce il lavoro svolto dallo Spallanzani di Roma, uno degli istituti italiani con maggiore esperienza sulle malattie infettive emergenti, che ha recentemente presentato i risultati preliminari dello studio DENG-VAC al congresso ESCMID Global di Vienna, punto di riferimento europeo per microbiologi clinici e infettivologi.

TAK-003: cosa sappiamo del vaccino

TAK-003, commercializzato con il nome QDENGA, è un vaccino tetravalente vivo attenuato sviluppato da Takeda. La sua struttura genetica si basa sul sierotipo 2 del virus dengue, che fa da backbone per ospitare le componenti antigeniche degli altri tre sierotipi (1, 3 e 4). Questo approccio mira a garantire una protezione più uniforme contro tutte le varianti del virus, un aspetto fondamentale visto che una precedente esposizione a un solo sierotipo può paradossalmente aumentare il rischio di malattia grave in caso di nuova infezione con un sierotipo diverso — il fenomeno noto come “enhancement immunologico”.

Il vaccino è stato autorizzato in Europa nel dicembre 2022 per l’uso in soggetti tra i 4 e i 60 anni, indipendentemente dalla sieropositività pregressa. Il regime prevede due dosi, a distanza di tre mesi.

Il contributo dello Spallanzani: lo studio DENG-VAC

Avviato nel febbraio 2024 presso l’Ambulatorio di Malattie Tropicali e del Viaggiatore dello Spallanzani, DENG-VAC è uno studio osservazionale che si è proposto di analizzare la sicurezza e la risposta immunitaria al vaccino in un contesto reale. I partecipanti arruolati sono stati 143, suddivisi in tre gruppi distinti: persone mai esposte al virus (sieronegativi), persone con una precedente infezione (sieropositivi) e un piccolo gruppo di soggetti che avevano contratto la dengue in forma acuta.

Come spiegato dalla dottoressa Alessandra D’Abramo, responsabile dello studio, 13 soggetti non hanno completato il ciclo vaccinale, mentre 7 hanno ricevuto la prima dose a distanza di almeno tre mesi dall’infezione. Solo in un caso si è osservata un’infezione da virus dengue derivato dal vaccino, che tuttavia non ha causato complicazioni. E, soprattutto, non sono emerse reazioni avverse gravi.

Una delle chiavi di lettura più interessanti riguarda proprio la coorte dei sieronegativi: in passato, altri vaccini per la dengue avevano mostrato un profilo di rischio più alto in questa fascia di popolazione. I dati preliminari del TAK-003 sembrano invece suggerire una buona tollerabilità, un elemento che, se confermato, potrebbe fare la differenza nelle strategie di vaccinazione su larga scala.

La ricerca

Lo studio non è ancora chiuso e le analisi in corso su questa coorte aiuteranno a comprendere meglio l’entità e la durata della risposta immunitaria, anche alla luce delle differenze tra chi aveva già incontrato il virus e chi no. Non meno importante sarà osservare nel tempo il tasso di protezione reale offerto dal vaccino, specie in un’area — come quella europea — dove i casi autoctoni di dengue stanno cominciando a comparire con una certa regolarità, come testimoniano i focolai registrati in Francia, Italia e Spagna negli ultimi due anni.

Il lavoro dello Spallanzani si inserisce in un momento delicato, in cui l’attenzione globale sulla dengue è in crescita. Solo nel 2023, l’America Latina ha registrato milioni di casi, con picchi preoccupanti in Brasile e Argentina. E l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato più di un appello affinché la prevenzione venga rafforzata prima che la dengue diventi endemica anche in aree finora non toccate.

Una possibile svolta

Ciò che emerge da questo studio è una conferma prudente ma incoraggiante. Il vaccino TAK-003 sembra rappresentare una novità concreta per la salute pubblica, con un potenziale uso in una gamma ampia di pazienti e un profilo di sicurezza finora favorevole. Certo, come spesso accade nella ricerca clinica, le risposte definitive arriveranno col tempo. Ma il lavoro avviato dallo Spallanzani rappresenta già un primo passo nella direzione giusta: quella di prepararsi con rigore scientifico a un rischio che, per quanto tropicale nella sua origine, oggi riguarda sempre più da vicino anche chi vive nel cuore dell’Europa.

 
CATEGORIA

Cronaca

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista