Valmontone, i valmontonesi e il buongiorno mancato

Un episodio ordinario in una macelleria diventa uno specchio: salutare è ancora un gesto naturale o è ormai un surplus?
Di Redazione
Macelleria
Macelleria

C’è una fotografia quotidiana che vale più di molte analisi sociologiche: un negozio di paese, un banco pulito, un gesto semplice come dire “buongiorno” e il vuoto che, inatteso, risponde. Nel testo che segue, l’avvocato Carlo Affinito parte da una scena minima accaduta a Valmontone, in una macelleria “vera”, fatta di qualità e cortesia, e la trasforma in una riflessione nitida sul nostro modo di stare insieme.

Non è un racconto nostalgico né una predica: è un appunto civile, scritto con misura e con una domanda che resta addosso.

Che fine ha fatto il saluto, quello elementare che riconosce l’altro senza pretendere nulla? In un tempo che preferisce la distanza anche nei rapporti più ordinari, Affinito mette a fuoco un impoverimento silenzioso e, senza alzare la voce, rivendica la resistenza delle piccole cose: guardarsi, salutarsi, esserci.

Valmontone, entri in negozio e dici “buongiorno”: ma nessuno risponde

Oggi sono entrato in una macelleria di Valmontone.
Non un non-luogo, non una catena senz’anima, ma una vera macelleria: carne eccellente, banco pulito, titolari super cortesi. Insomma, un presidio di normalità e cortesia.

Sono entrato e ho detto “Buongiorno”.
Un buongiorno chiaro, civile, pronunciato senza enfasi ma con convinzione.
Mi hanno risposto soltanto i titolari, condendolo con un gradito sorriso.
Gli altri clienti – uomini e donne in carne e ossa, non manichini – sono rimasti muti, assorti in una concentrazione ostinata e sospetta.

La stessa scena si è ripetuta all’uscita.
Ho salutato di nuovo.
Mi ha risposto, ancora una volta, soltanto chi stava dietro il banco.

E allora mi sono chiesto: che fine ha fatto il “buongiorno”?

Non quello formale, di circostanza.
Ma quello elementare, primordiale, che serve a dire: ti vedo, esisti, siamo nello stesso spazio.

Poi ho realizzato che oggi il saluto è evaporato in un atto funzionale.
Serve a oliare l’ingranaggio del commercio, non a riconoscere le persone.
Il “buongiorno” non è più gradito come un gesto civile, ma una formula tecnica che riguarda il cliente e il titolare, domanda–risposta, pagamento–arrivederci.

Chi non è coinvolto nella transazione si chiama fuori. Si ritrae. Si eclissa. Forse vorrebbe non essere neanche visto, avrebbe preferito trovarsi altrove, fuori paese, se non fosse che la carne così buona si compra solo a Valmontone!

Viviamo in una società che ha paura perfino dei micro-legami.
Guai a incrociare uno sguardo.
Guai a rispondere a un saluto che non sia “necessario”.
Si teme di sembrare invadenti, strani, fuori tempo massimo.
Meglio il silenzio. Meglio fingersi invisibili.

Un tempo, ricordo che a Valmontone, entrando in un negozio si salutavano “tutti”.
Era una regola non scritta, ma inderogabile.
Oggi quel codice è evaporato.
Il cliente non si percepisce più come parte di una comunità, neppure per cinque minuti. È un corpo transitorio, anonimo, isolato. Un satellite senza orbita.

E così accade una cosa paradossale: l’educazione diventa un’eccedenza, anche invadente.
Chi saluta sembra fare troppo.
Chi risponde soltanto quando è “in dovere” di farlo appare normale.

Ma no, non è normale.
È un impoverimento. È una sottrazione silenziosa.

Non è maleducazione mirata, non è ostilità personale, certamente, perché le persone che ho incontrato non hanno niente contro di me, ne sono sicuro, tanto che nemmeno le conoscevo.
È qualcosa di peggio: un mutamento antropologico.
Abbiamo smesso di riconoscerci come pari.
Il saluto non è più un gesto di civiltà, ma una funzione di ruolo.

Eppure continuo a dirlo, quel “buongiorno”.
Lo dico entrando e lo dico uscendo.
Per ostinazione, forse.
O per resistenza.

Perché un buongiorno che non torna indietro non è inutile.
È la prova che, almeno uno, non ha ancora rinunciato a esserci.

E in tempi di silenzi educati e di solitudini affollate, non è poco.

Avv. Carlo Affinito

 
CATEGORIA

Opinioni

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista