Dopo l’interesse suscitato dal primo volume della collana, Gaetano Infantino torna in libreria con “L’uomo artefice. La materia che cura”, un nuovo lavoro nel quale la pratica della scultura incontra l’esperienza clinica, la fragilità dell’individuo e la possibilità di ricostruire la propria identità dopo una ferita. Professionista e scultore, Infantino prosegue così un percorso culturale nel quale l’arte non viene considerata semplicemente come produzione estetica, ma come gesto capace di rendere visibile ciò che spesso resta confinato nella dimensione più privata della persona.
“L’uomo artefice”, la materia diventa linguaggio della sofferenza
Il punto centrale del libro è racchiuso già nel titolo. Essere “artefice” significa non accettare una condizione di pura passività rispetto agli avvenimenti che segnano l’esistenza, soprattutto quando il vissuto individuale è attraversato dal trauma, dalla malattia, dalla solitudine o da una perdita.
Infantino concentra l’attenzione sul gesto concreto del modellare e del plasmare. La materia oppone resistenza, impone tempi, richiede concentrazione e costringe chi lavora a stabilire con essa un rapporto fisico. Proprio in questa relazione prende forma una delle intuizioni che percorrono il volume: la persona può provare a dare un ordine, una consistenza e un significato anche a ciò che interiormente appare frammentato.
Non si tratta di attribuire all’arte un generico potere terapeutico, né di sostituire la creazione artistica alla cura. Il discorso sviluppato dall’autore appare più articolato. Il lavoro manuale e creativo può diventare uno spazio nel quale il vissuto viene riconosciuto, trasformato e infine restituito sotto una forma nuova.
La scultura assume così un valore particolare. Modellare significa intervenire sulla materia senza cancellarne la natura originaria. Per Infantino questa dinamica può diventare anche una rappresentazione del rapporto dell’uomo con le proprie ferite: non eliminarle dalla propria storia, ma impedire che siano esse a determinare interamente l’identità della persona.
Il saggio di Piero Zanetov e l’uomo che rifiuta la passività del trauma
Ad aprire e arricchire il volume è il contributo dello storico e critico d’arte contemporanea Piero Zanetov, che colloca il lavoro di Infantino nel territorio della filosofia e dell’estetica, individuando nella figura dell’“uomo artefice” uno degli elementi più significativi dell’opera.
Nella lettura proposta da Zanetov, l’individuo non è soltanto colui che subisce un trauma, ma può diventare soggetto attivo di una ricostruzione. Il gesto di plasmare acquista dunque una funzione simbolica precisa: dare forma al dolore, contrastare la frammentazione e restituire alla persona una possibilità di integrità.
Un passaggio importante riguarda la relazione umana. La ferita personale non viene affrontata nell’isolamento, ma attraverso un rapporto con l’altro capace di riconoscere la persona oltre la diagnosi, l’etichetta o la condizione momentanea nella quale si trova.
È proprio qui che l’esperienza professionale di Infantino incontra la sua ricerca artistica. Il libro tiene insieme due linguaggi che potrebbero apparire distanti: quello della cura e quello della creazione. Il primo pone al centro la persona e la sua storia; il secondo permette di trasformare emozioni, memoria e percezioni in una realtà materiale che può essere osservata, condivisa e interpretata.
Psiche&Arte, un percorso contro la frammentazione dell’esperienza umana
“L’uomo artefice. La materia che cura” costituisce un nuovo tassello del percorso Psiche&Arte, attraverso il quale Infantino affronta da diverse prospettive il rapporto fra sofferenza, identità, dignità e capacità creativa.
Il concetto ricorrente è quello della frammentazione. Una condizione che può riguardare la percezione di sé, i rapporti con gli altri oppure la maniera in cui la società guarda alla fragilità psichica. Il lavoro artistico diventa allora un mezzo per ricomporre elementi apparentemente separati, senza semplificare la complessità dell’esperienza individuale.
Il libro si rivolge per questo non soltanto ai professionisti che operano nell’ambito psicologico, sanitario, sociale o artistico. La riflessione proposta può interessare chiunque si sia interrogato sulla possibilità di trasformare un’esperienza dolorosa senza cancellarla e sul significato che il fare, il creare e il costruire possono assumere nella vita di una persona.
La materia, in questo senso, non “cura” per automatismo. Diventa piuttosto uno spazio di confronto. Permette di lasciare una traccia concreta, di misurarsi con qualcosa che può essere modificato e di osservare il passaggio da una forma iniziale a una differente configurazione. È anche per questa ragione che il linguaggio della scultura accompagna in maniera efficace la riflessione proposta da Infantino sulla ricostruzione del Sé.
Da “Il manicomio invisibile” a “La farfalla sulle macerie”
La nuova pubblicazione si inserisce in una produzione nella quale Gaetano Infantino ha già affrontato la fragilità individuale e collettiva con registri differenti.
In “Il manicomio invisibile”, attraverso il diario di Carlo, l’autore conduce il lettore dentro una realtà nella quale le mura non sono necessariamente quelle di un istituto psichiatrico. Il “manicomio” può essere costruito anche dallo stigma, dall’emarginazione, dalla solitudine e dallo sguardo attraverso il quale una persona viene ridotta alla propria condizione. Il percorso narrativo diventa così anche una riflessione sulla libertà e sulla dignità umana.
Un altro registro caratterizza “La farfalla sulle macerie”, raccolta poetica dedicata alla guerra, alla distruzione e all’indifferenza. Le immagini che arrivano da Gaza e da altri luoghi segnati dai conflitti diventano materia di una poesia nella quale la farfalla rappresenta la possibilità della rinascita e la resistenza dell’umano davanti alla devastazione.
Sono lavori diversi, accomunati però dalla volontà di interrogare il rapporto fra vulnerabilità e possibilità di reagire, senza trasformare il dolore in un elemento puramente narrativo o spettacolare.
Dove acquistare “L’uomo artefice. La materia che cura”
Con “L’uomo artefice. La materia che cura”, Infantino prosegue quindi una ricerca che utilizza linguaggi differenti — saggistica, esperienza clinica, scultura, narrativa e poesia — per affrontare una domanda molto concreta: quanto può incidere la capacità di creare sul modo in cui una persona ricostruisce il rapporto con se stessa e con gli altri?
Il volume è disponibile attraverso i principali canali librari e può essere acquistato presso Feltrinelli e IBS, oltre che online su Amazon.
Per i lettori interessati al rapporto fra arte, psicologia e dimensione umana della cura, il nuovo lavoro di Gaetano Infantino offre una prospettiva che parte dalla materia per arrivare al tema più ampio della responsabilità individuale verso la propria esistenza: non cancellare ciò che è accaduto, ma tentare di dargli una forma che permetta di continuare a costruire.
